Chiudere, delocalizzare, arricchire, affamare il popolo: Mantova, un microcosmo che vale ovunque

IMG_7134Il microcosmo di una provincia un tempo ricca come Mantova, a due passi dalla produttiva Emilia e molto vicina alla praticità del Veneto, poco legata a Milano per la sua provincialità ma sinceramente lombarda per le sue propensioni, rappresenta oggi un esempio assai istruttivo di quello che la politica del padronato,  protetto dalla classe politica che lo rappresenta, sta portando avanti senza intoppi.
Tutte le imprese mantovane doc stanno chiudendo. Su quelle ancora attive, poi, gravano forti nubi legate a situazioni contingenti,  oltre che a quelle dovute alla crisi generale.
Che l’impresa sia rimasta a conduzione familiare, come per esempio Golden Lady / Omsa, oppure sia stata fagocitata dalle major multinazionali come √® stato per (l’ormai chiusa) SOGEFI di padron di Benedetti,¬† vale sempre l’ incertezza che fa tramontare qualsiasi speranza per il futuro per i lavoratori.
Se il padrone vuole chiudere, chiude: la lotta diventa di retroguardia, ovvero solo per chiedere una quota di cassa integrazione pi√Ļ ampia, magari con la deroga della Regione, da gestire in attesa di trovare un’ alternativaqualsiasi.
E’ un modello di vita che va in fumo, il modello del capiitalismo “buono”, quello che¬†si era dipinto il volto con la maschera della benevolenza ma che gi√† parlava di opportunit√† e non pi√Ļ di diritti.

Vediamo alcuni casi specifici della nostra mantovanità:  come è stato ieri per Sogefi, così oggi è per UFI (che era stata filiata a suo tempo da quella stessa esperienza e che ha profonde radici nella tradizione locale) e per la multinazionale IVECO. Tantissime famiglie con impiegati entrambi i coniugi, col mutuo da pagare per la casa acquistata (ma anche in affitto) da imprese e finanziate da banche, molto spesso, legate al medesimo circuito imprenditoriale significano che le chiusure e i licenziamenti sono un colpo inferto al cuore, della cui portata ancora non ci si capacita per chi è stato abituato a credere  di essere elemento fondamentale per la crescita di quella ricchezza provinciale che adesso si fa in Asia ma ha sempre sede sociale a Montecarlo.

Una farsa appunto, come quella del capitalismo buono.IMG_7134

Quello che il padronato ieri ha dato oggi toglie e stupirsi, come ha esplicitato un  sindacato confederale allo sbando, non fa che avvalorare la inadeguatezza di una rappresentanza che non solo non ha difeso i lavoratori, ma li ha spogliati di ogni difesa.

Le risposte come le  alternative, infatti, nel contesto socio economico non ci sono e non ci possono essere.

Lo si percepisce, lo si sa ma si seguita a prestare il fianco all’ illusione che domani possa essere meglio.

I lavoratori si rivolgono alla politica, ma quella locale non conta nulla, qui a Mantova,¬† poi, non ha mai contato: il PD esprime in Parlamento un figlio del padrone, Colannino che ha fatto fortuna con¬†la nuova modalit√† trasversale del PD, ¬†un ex giovane¬†comunista dela bassa e non si fa mancare¬†un’esponente renziana: il primo √® il responabile economico di Bersani, gli altri due¬†sono spediti a sfilare in corteo e ad ascoltare le RSU.

Il loro peso, per√≤, resta¬†quello che deve essere: portare acqua alle politiche liberiste del PD, ¬†sostenere lo sviluppo capitalistico, restare nell’ Europa dei capitali e della banche a qualsiasi costo pur difendere una classe sociale di cui, anche se da straccioni, sono entrati a far parte, giacch√® anche quegli starcci fanno vivere bene la famiglia politica che ruota intorno al PD di Bersani o del Renzi di turno.

IMG_7137Questa politica che si affanna a non mancare ai cortei, tanto da inviare, come giorni orsono, anche  improbabili emissari nostrani che fino a poco tempo fa  sedevano (solo) molto lontano rispetto ai luoghi delle lotte ma che adesso, impunemente,  non disdegnano una passeggiata fuori porta che serve, magari, per  parlottare in famiglia delle suddivisioni di piccole / grandi postazioni,  alieni come sono da una classe operaia che, invece, le lotte se le ricorda tutte. Ma non conta niente, qui come a altrove difetta di qualsiasi potere effettivo: ha  infatti concesso tutto ai propri referenti economici che, in cambio, li mantiene nelle ambite postazioni purchè difendano, sfoggiando senza remore una ipocrisia vergognosa,  gli interessi della classe dei padroni.

E’ una farsa da sagra ma per adesso √® l’unica risposta organizzata che la piazza presenti, sia pure fra l’evidente rassegnazione dei lavoratori.

Per battere questa visione politica e questa azione sindacale pericolosamente antioperaie, diventa impellente riorganizzare la lotta con un soggetto politico e sindacale che rappresenti solo la classe operaia e gli ampi ceti marginalizzati della società.

La risposta tuttavia deve essere sorretta da volori e contenuti chiari, dalla consapevolezza ideologica che si tratti di una autentica lotta di classe e non dell’ inutile parata della resa:¬†¬†deve essere condivisa e interiorizzata l’idea chiave di uscire dall’Europa, di quello che questa sovrastruttura che nessun popolo ha mai votato e voluto, significa veramente: la¬†parvenza edulcorata da istituzione, avvalorata da una impianto parlamentare falsamente sobrio¬†quanto in realt√† costoso ¬†ed inutile, ¬†che cela la forza capitalistica e finanziaria di una parte significativa dei potenti del mondo che rivaleggiano / condividono ¬†il potere economico¬†con statunitensi e israeliani a¬† danno dei popoli poveri del mondo, sempre pi√Ļ sfruttati e spinti in tutti i modi possibili nell’angolo della miseria e della rassegnazione.

Tutti i luoghi, dunque, sono Mantova sia pure con le dovute proporizioni e  tutti i luoghi sono preda del capitalismo.

Costruire il partito comunista significa comprendere bene il significato intrinseco alla lotta di classe, del suo valore e di quello che deve essere il risultato finale.

Siamo coi lavoratori, sempre, partencipiamo alle lotte, non manchiamo ai cortei, ma abbiamo il coraggio dei comunisti di dire ad alta voce come esse si siano svilite e del nulla a cui possono portare e questo perchè lavoriamo perchè la lotta torni ad essere di classe,  per cambiare la società a favore di chi oggi è emarginato.

Monica Perugini

Segretario Regionale CSP – PARTITO COMUNISTA Lombardia

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