25 APRILE 2021

LA LOTTA PAGA, L’ORGANIZZAZIONE VINCE!

È tempo di porre una questione fondamentale e salda circa il tema della Resistenza partigiana: vani sarebbero stati gli sforzi di chi lottò e diede la propria vita per la sconfitta del nazifascismo se non ci fosse stata un’organizzazione politica e militare capace di guidare alla vittoria.

Questa organizzazione fu indiscutibilmente il Partito Comunista d’Italia che mise a disposizione della lotta di Liberazione la propria capacità e preparazione frutto di anni di resistenza alle persecuzioni da parte delle forze borghesi e la conseguente clandestinità che non ha affievolito gli animi dei militanti ma anzi li ha rafforzati e preparati per lo sforzo più duro.

È bene ricordarlo cogliendo l’occasione proprio quest’anno del centesimo anniversario del Partito Comunista d’Italia, avanguardia delle lotte dei lavoratori, che pagò il prezzo più alto nella lotta partigiana poi costantemente tradita da chi contestualmente tradì e sciolse nell’acido del revisionismo questa organizzazione.

La storia della sinistra e della sua spiccata propensione al movimentismo è sempre stata pervasa da un’idea esclusivamente romantica della lotta, una visione incompleta e alla lunga fuorviante che finisce per determinare anche scelte e modalità dello “stare nelle lotte” che tende sempre a rigettare la forma del partito, pensando che basti lo slancio, l’istinto della lotta, collettiva o individuale poco importa. Ed è con questa visione distorta che spesso proprio chi si riempie la bocca di antifascismo e resistenza tende costantemente a dimenticare che certo la lotta partigiana fu in molti casi un moto di popolo e scelte anche spontanee, ma che senza l’organizzazione sarebbero solo delle belle storie da raccontare, eroiche sicuramente ma da cui imparare poco. La lotta paga, si ripete spesso. Ed è assolutamente vero e necessario, ma non basta. È l’organizzazione che porta alla vittoria.

Come non basta sventolare la bandiera dell’antifascismo per rendere onore ai partigiani, alla loro memoria e al loro insegnamento ancora e sempre attuale.

Ed è il grande inganno della sinistra nostrana, Partito Democratico in testa, nemico e traditore della lotta partigiana, amico del padrone e delle banche, che equipara, insieme alla destra, nazismo e comunismo e racconta la favola della “Resistenza di tutti”, in testa al corteo nazionale milanese che da quattro anni ormai rigettiamo proprio perché privo di quella coerenza e forza che difenderebbe l’onore dei partigiani e i grandi ideali per cui si sono battuti.

Questa sinistra non ha più nulla da spartire con l’idea comunista, ma anzi è ben allineata e complice della borghesia più reazionaria, quella stessa borghesia che si servì del braccio armato del fascismo per schiacciare nel sangue la classe operaia; quella stessa borghesia che si alleò con gli invasori tedeschi, schiacciando ancora di più nella morsa dell’ingiustizia gli operai nelle fabbriche italiane; quella stessa borghesia, ripulita ma non meno arrogante e incattivita, del dopoguerra, nella Repubblica, che non esitava a far sparare sugli operai.

Oggi come allora è fondamentale battersi per quella democrazia del e nel lavoro, l’unica vera democrazia dove a decidere è chi produce veramente la ricchezza del Paese, la classe operaia, quella democrazia che per i comunisti significa potere a chi lavora.

Dall’esperienza della militanza antifascista e partigiana si deve oggi imparare proprio l’importante lezione della necessità di una forza politica in grado di dare gli elementi e gli strumenti non solo per lottare ma per vincere. Non ci sarebbero state le brigate partigiane in montagna senza le braccia incrociate degli operai in sciopero, diretti e organizzati dal e nel Partito Comunista clandestino.

Non dura nel tempo il puro istinto allo scontro e alla lotta, nonostante sia il punto di partenza necessario.

Al giorno d’oggi, in uno stato di arretratezza frutto di un appiattimento sociale e politico, anestetizzati dal sistema del finto benessere che punta proprio sull’apatia e sulla non coscienza del proprio essere schiavi, questo primo passo sarebbe già un grande e auspicabile atto. Ma per continuare a marciare spediti nella direzione giusta è fondamentale comprendere che ogni passo è vano se non è guidato dall’unica organizzazione che ha dato prova di poter vincere: il Partito Comunista. Così guardiamo alla gloriosa Resistenza Partigiana, convinti che in quel solco è segnata la giusta direzione.

Oggi, nel secondo anno della pandemia da Covid-19, ci apprestiamo a celebrare l’anniversario della Vittoria della Guerra di Liberazione dal nazifascismo non come un atto di testimonianza fine a se stesso, ma come un giorno di lotta, perché oggi il governo Draghi è l’espressione più autentica di tutte le forze che hanno rinnegato e tradito i principi e i valori dei Partigiani e della Resistenza.

Ed è per riaffermare quei principi e quegli ideali che, insieme al Comitato 27 febbraio contro il governo Draghi, saremo in piazza a Milano il prossimo 25 Aprile 2021.

Per il comunismo, per il lavoro, per il potere ai lavoratori!

Be the first to comment

Leave a Reply