Verso una nuova pandemia?

Circolano in questi giorni le notizie su una possibile futura apocalisse dovuta ad alcuni batteri resistenti agli antibiotici, che potrebbero annientare una parte notevole della popolazione terrestre in poco tempo.
Dopo la puntata di Report su questa questione sembra che dobbiamo preoccuparci seriamente!
L’Unione Europea ha svolto un’analisi sugli intestini degli avicoli al macello, provenienti da allevamenti intensivi di diversi paesi, rilevando percentuali preoccupanti di batteri patogeni resistenti a qualsiasi antibiotico anche in avicoli italiani. Nel Regno Unito il governo Cameron ha diffuso un rapporto sull’argomento dove si attesta che siamo ad un passo da una pandemia a livello globale che rischierebbe di fare più di 10 milioni di vittime all’anno intorno al 2050.
Una delle principali cause che hanno portato alla formazione di questi batteri killer, ormai assuefatti agli antibiotici, sono proprio gli allevamenti intensivi degli animali dove finiscono il 70% degli antibiotici circolanti nel mercato mondiale, e dove il trattamento giornaliero in vita degli animali fa, in molti casi, rivoltare lo stomaco.
Se l’invenzione e l’uso degli antibiotici negli ultimi novant’anni hanno consentito alla medicina di fare un enorme progresso sconfiggendo i batteri patogeni, ora risultano meno efficaci, anche per il vasto uso improprio che se ne fa, verso il corpo umano, l’ambiente e il cibo che mangiamo.
Cosa si fa e cosa si farà in Italia per ridurre il pericolo di una nuova pandemia?
Intanto questo pericolo reale, che non è la solita “distrazione di massa” per evitare di parlare d’altro, non è stato nemmeno sfiorato da Expo 2015 che si è caratterizzato come una fiera normale dove i paesi partecipanti hanno presentato i propri prodotti alimentari, col solo intento di incrementarne la vendita nel mercato mondiale.
E’ chiaro che l’uso intensivo degli antibiotici negli allevamenti va ridotto drasticamente, se non addirittura proibito in certi casi, mentre le autorità sanitarie dovrebbero sottoporre la produzione di carne a controlli più severi, specialmente per quella proveniente da altri paesi.
Occorre comunque finanziare e sviluppare subito una ricerca scientifica per debellare la resistenza antibiotica nei batteri patogeni, con la costituzione ad hoc di un gruppo pubblico di ricercatori alle dirette dipendenze del ministero della salute pubblica.
Infine, va respinto il “Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti”, il famigerato TTIP negoziato tra USA e UE, che, se approvato, aprirebbe le porte del nostro paese al “cibo spazzatura”  alterato dagli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), e con una produzione di carne dove gli allevamenti italiani, rispetto a quelli USA, potrebbero addirittura sembrare un paradiso per gli animali.
Del resto se i nostri rapporti col cibo sono completamente soggiogati e dipendenti dal profitto delle multinazionali alimentari, non ci dobbiamo meravigliare se nascono e proliferano nuovi batteri patogeni.

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