Una dote per un matrimonio di classe

Abbiamo quindi colto nel segno scrivendo che la “cantonata” del ritorno di Milano a “capitale morale” d’Italia era solo un espediente di Cantone per sostenere la ventilata candidatura di Giuseppe Sala, amministratore delegato di AREXPO S.p.A., società proprietaria delle aree Expo 2015, a sindaco di Milano per conto del PD. Del resto è stato proprio il Sala a dichiarare la sua disponibilità verso questa candidatura, pur prendendosi del tempo per riflettere sui “pro e contro”.
Intanto il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha pensato bene di fornire un “assist” formidabile al suo candidato sindaco illustrando un progetto, proprio a Milano, che prevede la realizzazione su una parte delle aree (70 mila metri quadrati) dell’ex esposizione universale di un polo internazionale di ricerca scientifica e tecnologia applicata, finalizzato all’allungamento della vita umana e al suo benessere.
Questo polo si dovrebbe occupare di robotica, elettronica, informatica, nanotecnologia, chimica, nuovi materiali biodegradabili, energia rinnovabile, riciclo dei rifiuti e dell’acqua, biotecnologia, agricoltura ed alimentazione biologica, etc., impiegando circa 1.600 scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo.
La direzione e la gestione del polo spetterebbe all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), una fondazione promotrice della ricerca scientifica nata nel 2005 a Genova.
A prima vista tale progetto, chiamato in lingua inglese dal Renzi, “Human Technopole. Italy 2040”, sembrerebbe una cosa positiva considerando che a Milano e dintorni la ricerca scientifica langue da alcuni decenni e quel poco di produzione industriale rimasta non è certo ecologicamente avanzata.
Approfondendo la proposta, ci accorgiamo però che è l’ennesima furbata del governo Renzi-Alfano-Verdini per dare una buona dose di soldi pubblici alla grande imprenditoria privata italiana, europea e internazionale. Per esempio, oltre all’industria farmaceutica italiana si dà per certo che saranno coinvolti in questo progetto i seguenti nomi: Bayer, Dupont, St Microelectronics, Ibm, Ferrero, Barilla, Crea, GlaxoSmithKline, Nestlè, Unilever Syngenta, Google. Nel coinvolgimento non mancano naturalmente le fondazioni di Umberto Veronesi, Benetton, San Paolo e Crt. Non manca neppure l’Assolombarda e le due università che si pensa di coinvolgere sono la Statale e il Politecnico di Milano, insieme ad altri specifici laboratori di ricerca europei ed internazionali. Questo polo tecnologico sarà dunque monopolizzato dagli interessi del grande capitale privato a sostegno del quale il nostro (il loro) governo ha già deciso che stanzierà ogni anno, per 10 anni consecutivi, la somma di 150 milioni di euro ovvero, la cifra complessiva di 1 miliardo e 500 milioni di euro cavati dalle nostre tasche.
Comunque è evidente il carattere di classe della possibile candidatura del Sala. Laureatosi alla Bocconi di Milano, nel 1983 entra in Pirelli diventando in poco tempo, amministratore delegato. Nel 2002 se ne va sposando la TIM e conquistando successivamente la carica di direttore generale di Telecom Italia fino al 2006. Dopo fonda una nuova famiglia con altri tre partner creando la società Medhelan Management & Finance. In questo stesso periodo assume anche le funzioni di senior advisor della famosa banca d’investimenti giapponese, Nomura Bank, coinvolta nello scandalo del Monte dei Paschi di Siena. Nel 2009 lo troviamo insieme al sindaco Letizia Moratti che lo nomina direttore generale del comune. Un anno e mezzo dopo il Sala diventa il capo assoluto di Expo 2015. Intorno a lui finiscono in manette il suo vice e altri collaboratori accusati di corruzione, collusione e turbativa d’asta, per lavori riguardanti l’esposizione universale. Il Sala non si accorge di nulla e non viene nemmeno sfiorato dall’inchiesta della Procura milanese.
Insomma, il progetto “Human Technopole. Italy 2040” è semplicemente la dote che porta il PD alle sue nuove nozze con Giuseppe Sala, per invogliarlo a vincere le sue ultime ritrosie.
In definitiva è lo stesso curriculum del Sala che parla chiaro. Si vuol fare un matrimonio d’interesse finalizzato a conservare Milano e la Citta Metropolitana Milanese nelle mani di un rappresentante diretto dei padroni, che il PD di Renzi vuole mantenere nella propria camera da letto.

[di Osvaldo Lamperti- comitato regionale lombardo del Partito Comunista]

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