Un argine contro la regressione

Quello che andrà in scena a Verona il prossimo 30 Marzo con il WFC si può definire come un tentativo di spingere, non solo le donne ma l’intera società,  ad una regressione storica e politica in contrasto con i diritti e le conquiste ottenute in oltre 30 anni di lotte e rivendicazioni.

L’attacco alle donne, del resto, è un attacco a tutto ciò è stato conquistato con le lotte dal complessivo movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.

Quanto oggi è dato per scontato, tanto da giustificare gli attacchi a garanzie e diritti  non solo ad opera di beceri luoghi comuni duri a morire ma dalla prassi politica ed addirittura giuridica oggi predominante, è stato invece conseguito  con aspre lotte, portate avanti  con coerenza da tutto il movimento popolare, a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

Questo movimento ha portato  alla introduzione nella legislazione italiana di diritti quali divorzio, aborto, diritto di famiglia, riforma sanitaria, servizi sociali, oltre alla configurazione di una normativa penale dei reati contro la persona e non più contro la morale che  in passato non considerava la donna soggetto giuridico,  ponendola in balia della discrezionalità e della mentalità  dei giudici di turno.

Con la sconfitta del movimento operaio, la precarizzazione incessante del lavoro, la svendita di un sindacalismo ormai complessivamente concertativo, succube dei potentati politici ed economici e ben lontano dall’essere non solo rappresentante di classe ma addirittura portatore degli interessi degli strati meno abbienti, tutti i diritti sono stati attaccati ed erosi. E primi fra tutti quelli sociali e che avevano contribuito ad emancipare i più deboli e fra questi le donne.

L’attacco sferrato dalla parte oltranzista di Lega e gruppi dell’ultradestra, l’ipocrisia e l’impudenza dei  referenti di quest’area che si riempiono la bocca di una retorica familistica che nemmeno rispettano nelle proprie esperienze personali,  fa il paio con lo stato di abbandono, anzi con il contrasto che PD e così detta sinistra, hanno scatenato contro le classi popolari e, a dispetto della propaganda scatenata in queste occasioni, proprio contro le donne.

Privandole di lavoro, indipendenza economica, autonomia personale e quindi emancipazione, relegandole a disoccupazione e precariato, smantellando sanità pubblica, consultori, servizi preventivi, per l’infanzia, scuola e trasporti  attraverso le politiche aggressive imposte dai governi che si sono succeduti in questi ultimi 20 anni e che hanno visto come i più agguerriti  proprio quelli a guida Pd, tali governi,  hanno indebolito il movimento operaio e così quello delle donne, privandolo addirittura degli strumenti di rappresentanza politica e di lotta ed aprendo di fatto la strada all’affermazione della destra ed  inevitabilmente,  della sua politica reazionaria.

Non ci stupiamo quindi del rigurgito di concetti che appaiono anacronistici e che descrivono un ruolo di genere che la realtà sociale e civile stenta persino a riconoscere.

La debolezza politica delle donne e degli uomini delle classi popolari, le contraddizioni che vedono gran parte dei ceti in via di proletarizzazione rivolgersi a partiti falsamente rivoluzionari o decisamente di destra, per protestare contro lobby di privilegiati che hanno tradito e svenduto ideali, smantellando tutte le conquiste e i diritti conseguiti, permette alla reazione più bieca di farsi strada e di urlare più forte, cercando un ritorno al passato che colpisce le donne ma non tutte.

Sono le donne espulse dal mondo del lavoro, che sono sempre state precarie, gravate dal doppio sfruttamento per svolgere i lavori familiari di cura per supplire ai tagli dello stato sociale, le giovanissime a cui è preclusa una istruzione adeguata a farne le spese, a vivere condizioni di emarginazione sociale e civile, a non poter accedere ai servizi, a rischiare quotidianamente violenza e prevaricazione.

Chi avrà mezzi, denaro, risorse economiche e non solo  mai avrà problemi e potrà sempre reagire e godere di benefici.

Non possiamo stupirci che in un simile contesto la condizione di genere stia degradando sempre più.

Occorre dunque una risposta consapevole, di classe, ancorata ad una lettura politica della situazione attuale che non può permettersi di cadere nella superficialità e nelle goliardia di espressioni estemporanee che non ci appartengono e non portano a nulla che, anzi, sono controproducenti se non addirittura mediaticamente orchestrate.

Monica Perugini

Partito Comunista Lombardia

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