Un altro passo indietro

E così dopo infiniti tentativi, ce l’hanno fatta!

Mascherata da conquista “femminista” arriva l’opportunità, visto che di diritti non si parla più da tempo immemore e non certo per colpa delle destre oggi al potere (vi ricordate D’Alema nel 1992 quando diceva che il lavoro vero è quello che si fa a Wall Street e che bisognava parlare di opportunità e non più di diritti? Concetti messi immediatamente in pratica dai governi europeisti, supportati dal sindacato, CGIL in prima fila), di lavorare fino al giorno prima del parto!

AMERICA!!! Dunque e a tutti gli effetti. La possibilità si farà quindi presto obbligo, pena il rischio di perdere il lavoro.

Se una donna/madre va in congedo per maternità, l’azienda deve (spesso) assumere un sostituto e quindi pagare due persone. Oggi non sarà più così perché è ovvio che la possibilità diventerà di fatto dovere. Dovere a cui non corrispondono più diritti, considerato che i servizi sociali e sanitari pubblici, a partire dai consultori, stanno ormai svanendo nel nulla.

I lavori poi non sono certo tutti uguali. Un conto è andare in aula per fare l’avvocato, o il medico, il dirigente d’azienda, un altro fare l’operaia, la commessa nel supermercato, l’operaia della logistica, l’autista, la donna delle pulizie…. Ovvero il numero maggiore di donne impiegate nel mondo del lavoro, giacché tutti sappiamo che in Italia ben poche, in assoluto e in percentuale, sono le donne che svolgono lavori qualificati.

La stessa storia, insomma, delle dimissioni in bianco! Coi servizi sociali e sanitari ridotti al minimo, ecco fatta la nuova politica della famiglia! Ma dalla destra questo ci dovevamo aspettare! Novità non ne vedo! È con la pseudo sinistra che ha governato sette anni ininterrottamente (e molto prima ancora) ed anche senza essere votata, che dobbiamo prendercela! Partendo dal milione di lavoratori in piazza a Roma con Cofferati fino ai giorni nostri, sindacato e partiti di “sinistra” hanno destrutturato il mondo del lavoro, svilito le armi di lotta come lo sciopero e le occupazioni delle fabbriche, i sindacati anziché rappresentare gli interessi dei lavoratori, si sono asserviti totalmente ai diktat di governi e padronato: siamo il paese europeo maggiormente sindacalizzato eppure quello coi salari più bassi! E ciò dice tutto.

Alla fine il movimento di lotta, sorretto dalla coscienza di classe è stato annullato, dissolto, reso anacronistico, vano. Le controriforme le ha fatte la “sinistra”, tranne quelle (della Costituzione) che non è riuscita a completare perché l’elettorato era ormai nauseato.

Eppure oggi questi traditori hanno l’impudenza di andare all’attacco, di rievocare un antifascismo di cui si erano totalmente dimenticati per decenni e la difesa di una Costituzione che volevano sciogliere nell’acido (e che dopo la riforma dell’art. 117 e del pareggio di bilancio voluto dalla UE, non è comunque la stessa di prima).

Non c’è più il movimento di classe a difendere diritti svaniti e quindi non c’è più un movimento delle donne capace di difendere diritti specifici, di genere, visto che di nuove conquiste non possiamo parlare. Le proteste sono state deragliate sul binario della lotta contro la violenza, problema vero, autentico, segno di tempi violenti che vedono prevalere l’uso della forza fisica in tutte le relazioni a danno dei più deboli e fragili e, a maggior ragione, delle donne ma che non può assurgere a lotta di classe perché staccato (volutamente) dal ragionamento di classe.

Non è facile ripartire, le armi di lotta appaiono spuntate e difficili da praticare in una società allo sbando dove non è più possibile distinguere il falso dal vero e che è stata volutamente ridotta in tal modo. L’unica è ripartire da un’analisi di classe per opporsi con coscienza alla reazione che avanza e a coloro che l’hanno resa possibile e non debbono più tornare. Farebbero peggio.

Monica Perugini

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