Tutto dovrebbe avere un limite

In prossimità delle elezioni il pudore, come si (ri)vede in queste settimane, scompare completamente.

Che il Pd allargato di Bersani e Vendola, in Lombardia, sbraiti per scuola e sanità pubblica, resta tuttavia una vera indecenza.

Negli insopportabili salotti tv, infatti, nessuno ricorda che la scuola dei piani e delle offerte formative (l’inizio di una politica da discount nei settori nevralgici della società) e degli sponsor esterni,  è iniziata proprio col  ministro Berlinguer (governo Prodi),  così come del resto l’idea delle  fondazioni universitarie, veri pozzi da cui hanno attinto le associazioni del padronato e degli ordini professionali (che ne hanno sempre deciso indirizzi e futuro), mentre a  finanziare sono sempre stati gli enti pubblici e a pagare gli studenti.

La scuola poteva tornare pubblica, quando tutti insieme appassionatamente (non lesiniamo l’autocritica così come andiamo fieri  della pronta ripresa di dignità che in tanti, per contro,  hanno sepolto nell’oblio dello – stabile – analfabetismo politico) avevamo (ri)sostenuto Prodi nelle elezioni del 2006.

Così dovevano  essere aboliti legge Bossi/Fini,  precariato e missioni di guerra. Invece soo  arrivati la controriforma delle pensioni e la fine dello stato scoiale sopraffatto dalla sussidiarietà e la moltiplicazione delle missioni di guerra, mentre la scuola dalla Moratti, dopo la parentesi Fioroni dove la parte del leone l’hanno fatta le scuole private cattoliche, è passata alla Gelmini.

Bell’affare!  ma potremmo passare alla sanità, con la Lombardia faro illuminante delle privatizzazioni, iniziate come sperimentazioni (sic!) e finite come regalia alle cooperative targate CdO e coop emiliane.

Difatti il PD quella riforma, vero archetipo di un disasatro annunciato, l’ha votata con convinzione, perorandone la causa nei territori e adesso finge amnesia…. Ma non attacca.

E sempre in tema di ricordi, è di pochi mesi orsono la decisione della giunta milanese SEL/PD/centristi e fintasinistra varia di privatizzare, esternalizzando il personale, le scuole dell’infanzia del comune di Milano, oltre che le scuole civiche, autentico patrimonio di formazione e conoscenza sorta dal basso, capace di resistere agli anni bui del berlusconismo e della Lega ma non a quelli del centro sinistra liberista.

Ma si sa, e la cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori per cui un tempo PD e cinghie di trasmissione sindacali hanno fatto sfracelli, ce lo ha insegnato al meglio: la memoria,  quando serve, diventa corta e con la gran cassa dei media, anzichè ricordare al fine di non ripetere gli stessi errori, per convenzienza, si viene indotti a sotterrare tutto sotto il tappeto. Potremmo completare l’opera con la cancellazione dei servizi sociali, dei trasporti ex pubblici e con la pagliacciata dell’acqua (ex) pubblica, ma significherebbe ripetersi sulle responsbailità di pari grado di destre e PD/SEL e civili quanto improbabili rivoluzioni .

Che differenza c’è fra il governo (anche locale) delle destre che hanno privatizzato e dicono che continuaranno a farlo e PD / fintasinistra che ha privatizzato, si dimentica di ricordarlo e mente dicendo che non lo farà più?  solo l’ipocrisia. Non votarli,  quindi, diviene un dovere per chi vuole dedicare le proprie energie alla costruzione di un partito di classe, che non svenda non solo la dignità, ma le stesse condizioni di sopravvivenza dei lavoratori e delle classi popolari marginalizzate dalla crisi, lavorando per un partito comunista ed un sindacato di classe, unici baluardi che le classi popolari possono riproporre contro lo strapotere del padronato europeo e dei suoi servi.

Come si vede, infine, il “vecchio e datato” linguaggio, ricordo delle lotte che avevamo emancipato la nostra società grazie alla sua classe operaia,  è oggi più che mai attuale per rendere l’idea di quello che sta accadendo e di quello che siamo tenuti a fare proprio in quanto comunisti.

 

Monica Perugini

Segretario Regionale CSP Partito Comunista Lombardia

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