Terrorismo

Mar 24, 2016 No Comments by
di Tiziano Tussi

La prendo un po’ larga. In queste prossime elezioni amministrative sono candidato sindaco a Milano per il Partito Comunista. I compagni hanno costruito una pagina facebook nella quale viene messo materiale vario di propaganda e comunicazione. Molti commenti in quella pagina ed in altri luoghi – you tube e simili – sono giudizi salaci di grandi furboni che scrivono come il comunismo sia una cosa obsoleta e fuori da ogni considerazione attuale. Roba del passato, da vecchi bacucchi con rimpianti e rimorsi vari. Inutile.

Bene, ora dopo l’ennesimo attentato terroristico a Bruxelles vale la pena ricordare qualche evidenza storica di alcuni anni fa e quello che è il mondo attuale, riguardo ai rapporti politici tra stati ed affini. Nel mondo in cui il campo comunista aveva un’impronta significativa, che possiamo dire essere terminato nel biennio 1989-1991, simili atti e continui non accadevano. C’era un confronto tra due organizzazioni di vita, economiche, politiche anche culturali ed artistiche che si fronteggiavano. C’era un campo comunista, più o meno preciso, e c’era un campo capitalista. Il terrorismo internazionale, alcuni terroristi, potevano essere usati dall’una o dall’atra parte ma sempre sotto controllo. Non si arrivava, almeno a livello politico, a questi abomini, che sono il risultato di abomini ideologici e religiosi, che poi si concretizzano in fenomeni distruttivi sul piano pratico. Non si poteva andare oltre certi limiti. Ora tutto è permesso e concesso data la liquidità dei rapporti internazionali. Frontiere distati che saltano, fenomeni migratori che vengono accesi dall’insipienza e dalla volontà di profitto dell’Occidente che poi deve leccarsi le ferite procurate dagli stessi fenomeni che mette in atto. Certo per questi stessi fenomeni – poniamo la formazione di nuove entità pseudo statali, pensiamo allo sbriciolamento della Libia, della Siria, che entrano in questo scenario – alcuni fanno profitto – petrolio, gas naturale ecc. – altri si leccano le ferite, i cittadini delle città occidentali al centro di attentati.

Al capitalismo non interessa chi muore anche se questi sono concittadini dell’amministratore delegato dell’azienda multinazionale tal dei tali che ha fomentato la formazione di quel determinato atto distruttivo. Il gioco del profitto deve comunque andare avanti.

Ed adesso vai ancora a riproporre il campo definito genericamente antimperialista, come alcune menti di eccelsi politici, anche nostrani, hanno fatto e fanno da tempo, da anni: tutti coloro che sono contro l’America sono nostri compagni politici – preti di ogni religione – con i loro pensieri teologici totalizzanti e conseguenti atti terroristici assoluti.

Vallo a fare capire ai morti assolutamente innocenti – data la loro condizione di semplici cittadini – di Londra, Parigi e Bruxelles – solo per citare gli ultimi in ordine di tempo. Difficile da sostenere ora. Una grande strada di anticapitalismo costellata di morti civili. Difficile esaltare teologi fanatici e kamikaze. Difficile pensare a medaglie al valore, che non siano il paradiso di qualche credo religioso, C’entra questo con il comunismo? Evidentemente no!

E’ un po’ fare il verso, in questo caso ricoperto di sangue, agli apocalittici della morte del capitalismo all’inizio della crisi economica attuale, iniziata tra il 2007 ed il 2008. Giù a sbracciarsi affermando che questo sistema economico e sociale aveva i minuti contati, si era suicidato, un nuovo mondo ecc. ecc. Si è visto che il capitalismo, tenace e grande sistema – almeno nelle capacità funzionali – riesce, è riuscito benissimo a sopravvivere ed a vivere, ed anche bene, in mezzo alla crisi. Fa affari in un periodo prolungato di crisi generalizzata. Chi ci rimette ogni giorno sono i proletari che si arrabattano a vivere in mezzo alle sue eterne, ma anche nuove, contraddizioni e affari.

Mancando un’alternativa reale – ricordo dal 1989-1991 – i giochi vengono fatti in assenza di un concreto contraddittorio di forza. E l’attuale, continuo attacco terroristico è veramente funzionale agli affari capitalistici, non lo impensierisce assolutamente. Una prova, di secondo livello – ma anche più in basso – sono le solite parole vuote dei nostri politici, così come quelli che governano a livello internazionale, che non riescono a fare altro che invocare l’unità dell’Occidente contro i figli degeneri dello stessa – ma quest’ultima parte questi signori non la dicono. Tutti uniti e lo sconfiggeremo! Ma il terrorismo è in casa nostra, siamo noi – intendo l’Occidente – nei momenti in cui si bombarda la Libia, la Siria; in cui si cerca di chiudere contratti con gruppi di estremisti religiosi e non; in cui si vendono armi in continuazione sempre a questi; in cui si richiedono soldi, e tanti, per gli addetti militari, gli addestratori militari; in cui si ricerca l’appoggio a politici che altro non sono che capi zona, signori della guerra, in lotta tra di loro; nella ricerca di accordi con nemici di ieri che possono tornare poi sempre buoni – basti pensare ai Talebani in Afghanistan. Insomma con una mano togliamo con l’altra prendiamo.

Poi è sempre pronta una preghiera, una fiaccolata, una manifestazione mondiale, un omaggio floreale alle vittime. Ma del resto, siamo così in tanti!

Internazionale, Società, Unione Europea

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