SEA: il solito accordo a perdere per i lavoratori firmato CGIL CISL UIL!!!

L’accordo sottoscritto da CGIL CISL UIL nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 novembre ripropone nuovamente la necessità di riattivare pratiche sindacali alternative a questo soffocante clima neocorporativo stabilito tra “parti” che ormai condividono gli stessi obiettivi in maniera addirittura palese.

Bastava leggere i quotidiani del giorno dopo per rendersene conto. Al punto che ogni dichiarazione o risposta ad  una precisa domanda poteva essere imputata, senza dubbi di sorta, alla parte padronale o sindacale vicendevolmente.

Solamente la galassia del sindacalismo di base ha respinto tale scempio, che da settimana prossima verrà presentato nelle assemblee dei lavoratori. Una platea di 2.400 dipendenti che temono/devono temere seriamente per il futuro del proprio salario, visto “chi li rappresenta”.

Orbene, il tutto nasce a partire dalla multa inflitta dall’Unione europea al Comune di Milano pari a 360 milioni di euro che lo stesso si è visto comminare per aver girato dal proprio bilancio ad una propria azienda controllata, risorse a sostegno delle attività e così facendo ha violato le normative comunitarie sulla concorrenza (!).

Le stesse norme comunitarie inoltre contengono una soluzione alternativa al pagamento per intero della multa. Creare, cioè, una società completamente e discontinuamente nuova con la precedente. Sotto più profili.

Opzione già scelta da SEA e, di fatto, già accettata dalla Commissione Europea, che richiedeva formalmente all’azienda un accordo siglato con le parti sociali. Le quali prontamente hanno firmato.

Ma che cosa hanno firmato?

Innanzitutto che (primo punto inaccettabile) sarà “Bruxelles” a decidere della vita o della morte dei due siti aeroportuali di Linate e Malpensa.

In subordine (per le parti padronali ma prioritario per noi) che le condizioni contrattuali dei lavoratori –vero obiettivo strategico, raggiunto, di tutto “il polverone”- della nuova società e lo stesso organico ( ripetiamo: quale contratto e quanto personale) saranno definiti solo nell’accordo di attuazione del marzo 2014.

Quindi CGIL CISL UIL hanno messo la loro firma in calce ad un protocollo che indica esplicitamente che la firma stessa non acclara, non garantisce come si lavorerà ed insieme a quanti. Tradotto: carichi di lavoro ed organizzazione dello stesso (il cuore della negoziazione prima ancora della –fondamentalissima- remunerazione) completamente e unilateralmente decisi da parte di chi “comanda”. Non foss’altro perché il presidente di SEA ha dichiarato il giorno dopo la firma che il piano complessivo della riorganizzazione reggerà solamente con un taglio del 20% del costo del lavoro. “Preannunciando” già che (tabelle retributive nazionali alla mano) i 2.400 lavoratori passeranno dal contratto del trasporto aereo a quello del commercio?

Che sbadati! Lo stesso presidente aveva già dichiarato prima dell’accordo che in ogni caso 200 dei 2.400 verranno ricollocati in altre aziende del gruppo, tramite criteri che verranno successivamente individuati. A significare che nemmeno il numero dei lavoratori (elemento propedeutico a qualunque negoziazione per calcolare i costi complessivi dello stesso) su cui ricadranno le conseguenze di quel accordo sono certi.

Ma, non sarà, che dopo l’accordo sul sito EXPO’ per il quale si è prodotto uno specifico contratto di sito da esportare in tutto il paese e che di fatto disarticola in Contratto Nazionale, con questo nuovo assalto in SEA, il padronato ed i suoi accoliti sindacali stiano testando nel laboratorio economico nazionale, quale è Milano, la possibilità di deregolamentare ad libitum le condizioni di lavoro e le sue tutele?

Davvero il parto ben riuscito di un ventennio di condivisa concertazione “tra le parti”, stretta tra le maglie (meglio sarebbe dire catene) della neoliberista ed autoritaria Unione europea. Dalla quale non resta che uscire. Con la lotta.

10 NOVEMBRE  2013

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