Schiaffeggiarne uno per sottometterne milioni

cgil_spaccaTeatro Parenti, 14 febbraio 2014: la Fiom che è stata cacciata a schiaffi (un delegato in ospedale) dalla assemblea dei delegati della CGIL convocata alla presenza della (filo industriale, governativa, europeista pro potentati bancari e speculativi…. che una volta e a ragione, si  sarebbe detto semplicemente… menscevica) Camusso,  simboleggia la replica (sia pure più eclatante -trattandosi in questa sede  di problematiche  riguardanti il lavoro…) di  quanto già accaduto nel Pd.  I TG altrettanto filo governativi, del resto, hanno già definito quei  sindacalisti “dissidenti”:  abbastanza strano per delegati regolarmente eletti come tali e nemmeno invitati all’assise. Ed anche in questo la replica con le procedure del partito fratello calza a pennello.

Tranquilli!  Tutto rientrerà negli schemi: il sistema socio – economico vigente non presenta alternative, se lo si appoggia  nessuna variabile potrà mai fare la differenza e tutto ciò che avviene, anche in casa CGIL, nel bene e nel male, di proposito o meno, rientra nella commedia degli equivoci che ha come scopo quello di proseguire a marce forzate verso la sola direzione imposta, quella di prostrarsi senza rese ai potentati bancari, finanziari e speculativi europei.

La Fiom può ancora servire: il bacino operaio, la sua base di classe, convinta della giustezza delle proprie posizioni a difesa delle lotte intraprese nelle singole realtà di fabbrica e desiderosa di fare la differenza in casa Camusso / Bonanni / Angeletti (perché della stessa cosa si tratta) crede ancora che la “vecchia” CGIL possa essere rimessa insieme.

Con amarezza, tuttavia, crediamo sia troppo tardi.

Anche perché aver separato la lotta operaia, scavando un solco profondo fra le esperienze sviluppate in questi due anni di crisi devastante  fra le varie aziende in crisi  e di più,  fra le stesse aziende ubicate in territori diversi, ha comportato un danno gigantesco all’unità della lotta stessa, svilendola a vertenza separata e depotenziandola ulteriormente nei confronti della immensa forza padronale, bancaria e governativa, con l’esito di raggiungere il  solo risultato possibile derivante da una posizione di retroguardia, ovvero strappare ammortizzatori sociali garantiti da banche “amiche”,  dopo aver sottoscritto e confermato chiusure e delocalizzazioni.

Che i metalmeccanici siano usati come bacino di utenza per i voti al PD (se ancora si andrà a votare …) magari usando quanto resta degli alleati della finta sinistra sempre pronti a soccorrere il potente padrone di casa, dunque,  è l’opzione più probabile. Poi il conto arriverà inesorabile e  scommettiamo che ben pochi saranno disposti a cedere la poltrona di funzionario, questa volta si ingaggiando una vera e propria lotta di classe a favore dei propri interessi.

I cambi di casacca e di mozione in casa sindacale, del resto, non stupiscono più nessuno.

Lo scenario politico e sindacale e la gravità della situazione della classe operaia e dei lavoratori tutti, dunque, dovrebbe essere oggi  molto chiara.

Solo rompendo l’ipocrita monopolio PD/CGIL sul mondo del lavoro, sostenuta da quella finta sinistra opportunista che torna in forma, guarda caso, proprio alla vigila delle elezioni europee, lavorando per  ricostruire  un partito ed un sindacato di classe, a prescindere dalle attuali sigle sindacali confederali, partendo da un fronte unico dei lavoratori, diretto a difendere sempre, solo senza compromessi gli interessi della classe lavoratrice e della fasce sempre più estese della marginalità e dello sfruttamento, si potrà organizzare una autentica lotta a difesa degli interessi della classe lavoratrice.

Le lotte dei tranvieri liguri stanno facendo scuola e le fabbriche occupate in Romagna e nel Lazio che si stanno moltiplicando nel paese, ne sono un esempio.

 

Monica Perugini

Partito Comunista

Segretario regionale Lombardia

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