REGIONE LOMBARDIA :Abolire urbanistica contrattata!

Il settore “ambiente e territorio” della regione Lombardia, negli anni di governo del presidente, Roberto Formigoni , oggi accusato di corruzione aggravata dalla magistratura nel “caso Maugeri”, è forse quello che ha patito di più l’intensa “deregulation” sull’uso dei suoli e dell’habitat umano operata al fatidico grido, “meno Stato e più mercato”, che ha favorito gli interessi speculativi di grandi imprese edilizie private e società immobiliari.

Il principale atto di deregolamentazione è costituito dalla vigente legge regionale (l.r.) n. 12 del marzo 2005, denominata “Legge per il governo del territorio”, che andrebbe invece chiamata, “Legge del non governo pubblico del territorio”.

Con tale legge si sostiene che la pianificazione urbanistica, in tutti i livelli territoriali di governo (Comune, Provincia, Regione), non può avere contenuti sociali ed ambientali incompatibili con l’economia di mercato e gli interessi dei suoi principali attori. I piani, in questa visione neoconservatrice, possono solo introdurre elementi marginali di mitigazione e compensazione  dei danni ambientali provocati dalle trasformazioni territoriali dei privati, lasciando nelle mani dei “poteri di autoregolazione del mercato” le conseguenze sociali.

I piani definiti dalla l.r. n. 12/05 a livello comunale (Piano di Governo del Territorio, “PGT”), provinciale (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, “PTCP”) e regionale (Piano Territoriale Regionale, “PTR”) hanno come caratteristiche principali la “flessibilità” e la loro “modificabilità” ogni qualvolta ciò sia richiesto dagli operatori privati immobiliari e finanziari –  agenti quasi sempre in tandem – che vogliono cogliere al volo occasioni di speculazione edilizia assai redditizie.

Da qua nasce la particolare predilezione della legge per gli “Accordi di Programma” tra enti pubblici di governo e privati, sulla trasformazione d’uso di pezzi di città o di aree contigue appartenenti a più Comuni: accordi proposti da soggetti privati e approvati dai pubblici poteri anche in deroga alle previsioni di piani generali vigenti (vedi, per esempio il caso delle aree ex Alfa Romeo di Arese).

Anche lo “standard urbanistico”, ovvero la quantità minima di aree per servizi pubblici ed attrezzature collettive (parchi e giardini comunali; asili e scuole materne, scuola dell’obbligo; spazi per la cultura, lo spettacolo, il tempo libero; etc.) che dovrebbe essere acquisita per la popolazione attuale e futura residente in una città , ha subito un drastico taglio: dai 26,5 metri quadrati per abitante esistenti prima della l.r. n. 12/05 si è scesi a 18 mq/ab.

La legge permette perfino ai Comuni di mettere un indice di edificazione (quantità di volume edificabile su un metro quadrato di superficie) uguale per tutti i proprietari (la “perequazione urbanistica”) di aree vincolate a standard urbanistico. L’intento è quello di consentire a questi proprietari di vendere i propri volumi edificabili a coloro che vorrebbero incrementare l’edificabilità prevista sulle proprie aree, destinate dai piani ad usi privati, o ad ottenere dal Comune un prezzo d’esproprio per pubblica utilità maggiorato.

In conclusione, possiamo ben dire che la l.r. n. 12/05 è il simbolo della deriva privatistica del governo regionale del “Celeste” (insieme alla sanità lombarda) che ha istituzionalizzato la prassi della cosiddetta “urbanistica contrattata”, già in auge e teorizzata a Milano fin dai tempi della prima giunta comunale con dentro i finti comunisti chiamati “miglioristi”.

Non è quindi un caso che nell’attuale disputa elettorale per la conquista del governo regionale, Ambrosoli, Maroni, Albertini, Ingroia e Giannino, nei loro programmi elettorali ignorino completamente la necessità di sostituire la l.r. 12/05, con una proposta che riaffermi il primato del governo pubblico del territorio nella programmazione e pianificazione dell’uso del suolo.

La destra, il centro, la finta sinistra del PD, di SEL e i finti comunisti che si nascondono dietro ad Ingroia vogliono tutti restare nel capitalismo. Noi diciamo che un voto dato a loro è un voto inutile, contro la classe lavoratrice e  le masse popolari, come è inutile il voto dato al qualunquismo populista di Grillo.

Meglio lavorare alla costruzione di un vero Partito Comunista –  marxista-leninista – e per la realizzazione di un vasto fronte unito del lavoro capace di far crescere la lotta di classe  contro tutti i Marchionne.

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