Quando c’era Berlinguer

Perché un film su Enrico Berlinguer adesso?  Il motivo dovrebbe essere l’anniversario della morte, 30anni da oggi. Ma gli anniversari non sono mai da soli un motivo. Il regista del film Walter Veltroni ha avuto, ora non più, un ruolo nel PCI ed in quel che ne è seguito. Vai a capire quali possano essere le motivazioni profonde e politiche che si dipartono da una tale operazione, al di là dell’affezione di Veltroni per l’oggetto del suo film. E diciamo subito che il film, a livello di fattura, di struttura,  sta in piedi. I film su personaggi importanti non sono prodotti facili da mettere assieme. Personaggi che hanno lasciato dietro di sé una impronta importante. Non sempre si riesce a non annoiare durante la riproposta dei materiali girati. Questo film non annoia. Ed è già un dato positivo.

Mano a mano che si vedono scorrere le immagini si passa sempre più ad una considerazione che possiamo anticipare come dato finale. Se Berlinguer non fosse morto così tragicamente, dal punto di vita politico probabilmente si sarebbe trovato in grandi difficoltà. Ancora più grandi di quelle che ha voluto affrontare ed, in parte, risolvere durante il periodo di riformismo politico comunista che lo ha visto segretario del PCI, alla direzione del quale, come disse una volta Giancarlo Pajetta, “si era iscritto”. n qt ella sua vita. Lo strappo con L’URSS, l’Eurocomunismo, il Compromesso storico,  tentativo di approccio alla Democrazia Cristiana.

Tutti passaggi, in qualche misura, falliti. Sia per non aver trovati interlocutori validi negli altri partiti in Italia, sia perché quando credeva di averne trovato uno, Aldo Moro,  le Brigate Rosse glielo hanno ucciso.

Le testimonianze del film sono molte e partecipi. Vi sono politici importanti – anche Napolitano  – politici oramai in ogni caso scomparsi, anche se vivi, fisicamente – Tortorella , Segre, Macaluso, Signorile – e uomini della base, come l’operaio che era accanto a Berlinguer il giorno fatale. Ma parla pure Franceschini, fondatore delle BR, e dice come al solito poco o nulla sull’accaduto. E lasciamo perdere questo capitolo.

Anche la famiglia è rappresentata dalla figlia Bianca che racconta bene quello che si ricorda di quei giorni di trent’anni fa.

Vengono rievocati momenti salienti della sua vita politica, anche scabrosi, come l’incidente stradale in Bulgaria che più di un sospetto aveva fatto nascere in Berlinguer sulla sua appunto “accidentalità”, visto nell’orizzonte dello strappo con Mosca.

La tesi di Veltroni esce chiara anche se il finale della pellicola è solo romanticamente emotivo, seppur senza strafare. L’uccisione di Moro ha lasciato debolissima la politica di Berlinguer che allora ha dovuto virare sull’alternanza al potere DC ed abbandonare il Compromesso Storico al suo destino e a quel punto il PSI, che lo aveva sempre osteggiato, fischiandolo pure al Congresso di Verona, poco prima della sua morte, non lo appoggiò minimamente. Craxi convinto e tronfio di quei fischi, della contestazione, dall’alto del suo circa 15% dei voti, la metà di quelli del PCI, si permise il lusso di sbeffeggiare la delegazione PCI. E la testimonianza di Signorile, uomo di punto del partito di Craxi,  riprende un poco i toni di quello scontro, anche se con minor superbia politica di quanto il suo partito non avesse fatto, prima “dell’esilio” del suo capo.

Ecco, la fine del film e della politica di Berlinguer sta proprio lì. Lui se n’è uscito di scena tragicamente ma perdente. L’uscita gli ha risparmiato, probabilmente, un magro destino di sconfitto, lo ha  trasformato in un mito per molti che rimpiangono quegli anni. Si possono citare le testimonianze dei proletari che lo accompagnavano come guardie del corpo,  la scorta,  e di coloro che a Roma hanno partecipato, centinaia di migliaia, ai funerali. Il pianto di tantissimi proletari  dice ancora molto sulla differenza del PCI dagli altri partiti dell’Italia di allora. E dice ancora molto sulla differenza tra quegli uomini, che comunque qualcosa hanno tentato, anche se alcuni hanno tragicamente sbagliato o cambiato oggi posizione politica. Il paragone con l’oggi è impietoso. Così come è straziante vedere Ingrao, il prossimo anno sono cento le sue primavere, che riesce a malapena a dire alcune parole, in condizioni fisiche pesantissime, che in ogni modo esprime anche in questo stato un momento denso della nostra storia politica.

L’ultima riflessione è questa: non siamo sempre stati un Paese vuoto ed inutile. Ma la tendenza al suicidio della nostra classedirigente di sinistra è sempre stata molto alta. E continua incessantemente. Infatti nel film a volte appare, come testimone (?) Jovannotti? Perché?

Tiziano Tussi

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