Sono più di sette anni che il contratto della scuola non viene rinnovato

Dario Fo durante il suo intervento in piazza della Vittoria per il terzo V-Day, 01 dicembre 2013 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO
[da Gramsci Oggi]

di Tiziano Tussi

 Sono più di sette anni che il contratto della scuola non viene rinnovato. E in aggiunta, gli insegnanti  italiani sono tra i peggio pagati d’Europa. Peggio di loro solo in Grecia. Soldi pochi, dicono nelle alte sfere, ma poi… Ogni anni si spendono milioni di euro per finanziare progetti che nelle scuole hanno la pretesa di intervenire su ogni aspetto sociale – patente del motorino, lotta contro il fumo, la droga, il bullismo, accoglienza delle classi prime, accompagnamento verso l’università delle ultime classi, progetti salute di varia forma, psicologi a scuola, avvocati e corsi per la legalità, la cittadinanza e lotta alle mafie, sicurezza e vie di fuga nelle scuole, adozioni a distanza, corsi di teatro ecc. ecc. Da poco tempo, l’anno scorso, una pioggia di 500 euro annuale da spendere in prodotti che dovrebbero incrementare la professionalità, obbligatoriamente da spendere in computer, dvd, cd, libri di ogni tipo, corsi ed abbonamenti a teatro, cinema et similia. Ma da quest’anno si pensa anche di incrementare l’aggiornamento obbligatorio degli insegnanti, la buona scuola docet, con qualche centinaio di milioni di euro in aggiunta al miliardo e poco più, che è già stato stanziato, ma che non è ancora nelle tasche degli insegnanti. In ogni caso soldi, questi ultimi solo però per quelli bravi e diligenti, quando non accondiscendenti verso il sistema scuola nella persona del preside, che deve decidere a chi vanno quei fondi. Per la precisione: 325 milioni – corsi di ogni tipo, spese pure – e 1,1 miliardi di euro – per i 500 euro pro capite. Questi ultimi si debbono spendere obbligatoriamente, altrimenti la successiva erogazione viene decurtata di quanto non speso in precedenza. Denari che vengono buttati dentro la scuola come si getta un sasso in una palude melmosa. Qualche precisazione. Le aree di aggiornamento sono attinenti, tutte e nove, così tante sono, a questioni e tematiche di contorno del fare lezione. Eccole:

Lingue straniere; ·  Competenze digitali e nuovi ambienti per · l’apprendimento;  Scuola e lavoro; ·  Autonomia didattica e organizzativa; ·  Valutazione e miglioramento; ·  Didattica per competenze e innovazione · metodologica;  Integrazione, competenze di cittadinanza e · cittadinanza globale;  Inclusione e disabilità; ·  Coesione sociale e prevenzione del disagio · giovanile.

Per le lingue straniere viene precisato che il tutto dovrebbe andare a rinforzare l’istituto del CLIL – Content and Language Integrated Learning. Si pensa soprattutto alla lingua inglese da installare sempre di più nelle nostre scuole con una sudditanza all’anglomania imperante che rasenta veramente l’imbecillità. Già in diversi ambiti universitari si fa lezione in inglese. Pe il resto dei soggetti di aggiornamento proposti si tocca l’approssimazione più enfatizzata. Pensiamo al rapporto scuola lavoro, in Italia; oppure al senso da dare alla cittadinanza globale, come se si sapesse veramente cosa sia. In ogni caso non pare che tali ambiti rientrino nelle capacità culturali del “fare lezione”. E per questa sorta di carrozzone post moderno proposto si sono trovati/inventati 325 milioni euro l’anno. Il bonus per gli inseganti migliori, che come detto, non è ancora arrivato nelle scuole, ha già sollevato innumerevoli discussioni. In alcuni casi è stato rifiutato dagli insegnanti. In altri dato a pioggia, anche se non è possibile farlo per legge, ma qualche mezzo per aggirare la legge c’è, naturalmente. In altri ancora ha avuto il merito di dividere i collegi docenti tra chi ha avuto il bonus – i superiori – e chi no, i meno meritevoli. Chi lo decide in ultima analisi? Il preside. Subito viene da pensare che i premiati rientrino logicamente nelle sue grazie e nel suo modo di intendere la vita a scuola. Un aumento di piaggeria si prevede possibile e redditizio per alcune centinaia di euro. È possibile cha ai sindacati della scuola non venga in mente una cosa semplice semplice: mettere assieme

questi ed altri fondi e limitarsi a rinnovare il contratto dando alla categoria uno stipendio maggiore, invitando gli stessi a fare lezione in termini di decenza culturale. I modi per controllare gli scansafatiche ci sono – giudizio degli studenti, un’autorevolezza che si solidifica con il tempo d’insegnamento, una capacità di lavoro che potrebbe anche essere controllata attraverso un riscontro esterno, pubblicazioni, corsi tenuti e/o curati, saggi, articoli. Una mescolanza di tutti questi modi ed altre simili modalità di valutazione. Tutto troppo semplice e perciò non gradito ai nostri dirigenti e sindacalisti che hanno sempre preteso cose inutili da una categoria che in fondo non deve fare lezione, fare cultura, ma tenere i pargoli a freno la mattina evitando che gli stessi vadano in giro a fare danno. Non si spiega altrimenti la continua e ricercata modalità di inserire comportamenti del mondo privato ed associativo in quello pubblico della scuola. Quando invece sarebbe ben più opportuno andare in altra direzione con ben altri esiti di funzionamento. Quindi un grande innamoramento per il merito, trattato poi però, alla fine, neppure come tale, ma come bieca sottomissione all’autorità scolastica, preside, provveditore, ministro. Non ha senso. Mescolare una dicitura privatistica ed un metodo codino, pedissequo e acritico nella categoria degli insegnanti, che già di suo è apportatrice di sudditanza. Uscita da un’università sbriciolata in un “tre più due” di assurda organizzazione, con crediti e carriere stolidamente e falsamente carrieristiche, dato che fondo, naturalmente, nella scuola di carriere non ve n’è nessuna da compiere. “Non importa molto che l’alunno sia licenziato dalla scuola conoscendo dieci, cento, mille fatti quando è suo destino rimanere eternamente all’oscuro di un numero infinito di fatti a paragone dei quali tutto ciò che noi riusciamo ad insegnargli nella scuola rappresenterà sempre una quantità ridicolamente esigua. Ma non è niente affatto indifferente che attraverso la scuola egli abbia o non abbia acquistati per procurarsi da sé nella vita le nozioni dei fatti di cui avrà via via bisogno, e soprattutto l’abitudine dello sforzo intellettuale del metodo nel lavoro, il bisogno delle idee chiare e logicamente concatenate, il gusto dell’iniziativa personale.” Galletti Salvemini, La riforma della scuola media (1908) Semplice, forse troppo per chi detiene il potere di distruggere il senso delle cose in ordine culturale e lo sta facendo bene nella nostra istituzione scolastica.

Be the first to comment

Leave a Reply