Perché spie e infiltrati non sono solo l’ossessione dei paranoici.

Cominciamo oggi la pubblicazione di alcuni materiali e riflessioni sulla storia dei comunisti in Italia. Non vi è certo in questo lavoro una pretesa conclusiva, quanto piuttosto quella di contribuire, con alcuni brevi elementi, alla riflessione e alla ripresa di un dibattito che non ha un valore semplicemente storico, ma offre tutt’ora spunti per la lotta politica e teorica dei comunisti e per la ricostruzione del partito della classe operaia.

I partiti comunisti si sono sempre rivelati indistruttibili di fronte agli attacchi diretti e frontali della borghesia imperialista. Nessun partito (e nessuno Stato Socialista) è mai stato liquidato o distrutto nello scontro diretto e frontale con la borghesia imperialista.

Tuttavia quasi tutti i partiti comunisti e gli Stati socialisti sorti dalla III Internazionale sono stati distrutti dal revisionismo.

Questo ci fa concludere che il revisionismo è il principale pericolo per i partiti comunisti.

Il revisionismo è lo strumento della borghesia, impiegato dai suoi agenti in seno al movimento operaio e comunista internazionale per piegare e sconfiggere i partiti comunisti (od ostacolarne la nascita) mediante il loro snaturamento.

Tra i tratti caratteristici del revisionismo moderno vi è quello di trascurare completamente la funzione di elevazione costante della coscienza propria e della classe operaia, di tradire l’esigenza fondamentale dell’autonomia politica e organizzativa del partito, cioé della sua costante separazione dai riformisti e dagli elementi non rivoluzionari. Il revisionismo moderno priva quindi il partito delle sue caratteristiche specifiche, di essere cioé una parte del proletariato e precisamente il suo reparto organizzato d’avanguardia. Per questo il sopravvento del revisionismo moderno oltre a mantenere le caratteristiche di fenomeno internazionale e globale (cioé filosofico, economico e politico) porta anche altre due caratteristiche: il mantenimento dell’esistente (la stagnazione) e quella di poggiarsi sulla divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.

Siamo una organizzazione di lotte, e nelle nostre file si studia per accrescere, per affinare le capacità di lotta dei singoli e di tutta la organizzazione, per comprendere meglio quali sono le posizioni del nemico e le nostre, per poter meglio adeguare ad esse la nostra azione di ogni giorno. Studio e cultura non sono per noi altro che coscienza teorica dei nostri fini immediati e supremi, e del modo come potremo riuscire a tradurli in atto” (Antonio Gramsci ).

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Il Pci, dopo aver lottato instancabilmente in condizioni durissime contro il fascismo per vent’anni, ha diretto e condotto vittoriosamente la guerra di Liberazione. La classe operaia italiana, tra quelle dei paesi occidentali, è stata quella che ha dato il contributo maggiore alla lotta contro il nazifascismo. Per quasi mezzo secolo, dalla fine della seconda guerra mondiale fino al suo scioglimento, il Pci è stato il più grande partito comunista dell’Occidente, giungendo ad organizzare tra le proprie file, unico caso nella storia del nostro paese, quasi il 5% della popolazione1. Per dirla con le parole di W. Colby (direttore della Cia dal 1973 al 1975 e agente a Roma negli anni ’50) “il massiccio apparato comunista era uguagliato, in Italia, soltanto dalla Chiesa e dalle sue organizzazioni parrocchiali e laiche2

Con la conclusione della seconda guerra mondiale, sconfitta la Germania nazista, l’alleanza tattica tra le borghesie occidentali e l’Unione Sovietica è rapidamente superata e il nemico principale torna ad essere il comunismo. Gli angloamericani, in nome dell’anticomunismo, si decidono a sfruttare le capacità degli specialisti nella lotta contro il bolscevismo: i nazisti e i loro alleati fascisti. Così i programmi di denazificazione vengono rapidamente abbandonati e la clemenza verso i criminali di guerra si trasforma rapidamente in una complicità quasi aperta.

L’Italia è la porta che si apre verso il Centro e l’Est dell’Europa” perché può consentire “il controllo militare dei Balcani, dell’Adriatico e dello Ionio e anche della Grecia”: così l’addetto militare dell’ambasciata Usa J. Willems, in una nota intitolata Importanza di riconoscere le forze rivoluzionarie anticomuniste, spiegava il rilievo strategico e politico dell’Italia e come la sua sicurezza interna fosse elemento essenziale “nella lotta contro il Comintern”. Egli faceva notare inoltre come “l’esercito italiano non offre garanzie di fronte all’esercito di Tito e alle risorse di Mosca”, e l’assenza di truppe alleate dopo il 1947 inducono “all’esigenza di prendere in seria considerazione tutte le forze sentitamente anticomuniste3.

La borghesia nazionale e internazionale avevano seri motivi per temere il Pci e la classe operaia anche se, come scrisse Alessandro Vaia4, “Non erano i “piani K” inventati di sana pianta e di cui erano accusati i comunisti, ciò che faceva paura ai dirigenti democristiani e ai loro docili compari. Ciò che essi temevano era l’attuazione delle riforme previste dalla Costituzione, erano le misure per intaccare il potere dei monopoli e contro gli speculatori, era il movimento per la riforma agraria, per l’assegnazione delle terre incolte e delle grandi proprietà terriere ai contadini, erano i consigli di gestione e soprattutto la lotta per il controllo operaio nelle fabbriche5.

Il fenomeno del proliferare di organizzazioni alla sinistra del Pci dalla guerra di Liberazione fino al suo scioglimento e successivamente fino ai giorni nostri, avviene in questo contesto di conflitto nazionale e internazionale in cui il Pci, per la sua forza e per l’importanza strategica che l’Italia aveva (ed ha) nello scacchiere mediterraneo, diviene obiettivo primario.

Da questo punto di vista le divergenze politiche e ideologiche da cui sembra scaturiscano rotture e separazioni (ancorché maturate sul piano personale) e con cui queste vengono comunque giustificate, assumono una valenza ed una importanza molto diverse a seconda dei punti di vista. Le reciproche accuse di revisionismo, trotzkismo, bordighismo, stalinismo, estremismo, si sommano a quelle di infiltrati, agenti della Cia, spie dei servizi segreti, ecc.

Non bisogna cadere nell’errore di considerare tutto come il risultato di complotti e manipolazioni e tutti coloro che si muovono in una certa direzione come spie e infiltrati. Certamente vi è però un terreno che più di altri si presta a questo genere di fenomeni, i quali a loro volta lo favoriscono amplificandone i caratteri, indirizzandolo e rendendolo così ancora più efficace.

Questi fenomeni certamente non spiegano tutto ciò che accade, ma aiutano a comprendere le origini di quello che, almeno agli occhi della maggior parte dei lavoratori e della gente comune oggi, appare del tutto incomprensibile e ingiustificato: la frantumazione della sinistra. Una miriade di organizzazioni che nascono e muoiono continuamente, i cui soggetti politici si uniscono, poi si dividono e dividono ancora per poi tornare ad unirsi e per poi dividersi nuovamente, come in un infinito gioco delle tre carte al termine del quale si finisce col non riuscire più a scorgere l’elemento principale.

Dalla guerra di Liberazione il Pci uscì forte politicamente e con una grande influenza sulle masse lavoratrici. La borghesia, la cui forza politica venne fortemente indebolita dall’esito della guerra, intendeva riconquistare il terreno perduto. Si sviluppò così un’ondata di anticomunismo senza precedenti a cui si associarono inglesi e americani nella prospettiva di un mondo diviso in due dalla guerra fredda ed in cui l’Italia aveva un’importanza particolare anche per la sua posizione geografica.

La sporca guerra contro i comunisti non era una novità. L’Ovra si era sempre servita di infiltrati e provocatori per colpire e distruggere il Pci: essa “non operava empiricamente ma perseguiva strategie funzionali all’approfondimento di divisioni e alla cristallizzazione delle contrapposizioni tra i gruppi antifascisti, all’avvio di polemiche personalistiche alternate a campagne di discredito contro esponenti del fuoriuscitismo6. Nel corso della guerra lo Stato maggiore dell’esercito tedesco non rimase certo a guardare e giunse a pianificare la costituzione di falsi partiti e radio comunisti che operavano e trasmettevano nei paesi occupati e in Inghilterra7.

Ed anche gli angloamericani, sbarcati in Sicilia con l’appoggio della mafia, giunti sulla penisola italiana nel settembre del 1943, cominciarono a tessere la loro tela.

L’Intelligence Service, già nel pieno della lotta partigiana e fortemente preoccupato dall’influenza e dalla forza militare delle formazioni partigiane di sinistra, nella prospettiva di uno scontro tra Occidente e comunismo sovietico, promosse l’attività di Edgardo Sogno, paracadutato nel Nord Italia per creare e dirigere l’Organizzazione Franchi, il cui scopo era quello di infiltrare le formazioni partigiane comuniste “per indurle a compiere azioni particolarmente efferate, in modo da metterle in cattiva luce agli occhi dell’opinione pubblica8 e per annientarle tramite la delazione ai nazifascisti.

Mentre nell’Italia liberata “Salerno e Napoli sono la prima testa di ponte alleata nella penisola, dove sbarcano in forze le truppe speciali del Pwb (Psycological warfare branch), il servizio angloamericano della “guerra psicologica” che cura la propaganda e, in sostanza, la penetrazione ideologica nelle terre occupate. Lo sbarco dei “guerrieri psicologici” coincide con il fiorire di una serie di iniziative che hanno tutte lo stesso segno. Si cerca di impedire la nascita di un forte Partito comunista napoletano e di un sindacato unitario, si alimenta la stampa del dissenso e la tensione antimonarchica e antigovernativa per rendere necessaria la permanenza delle truppe alleate in Italia e tener lontano, in definitiva, l’antifascismo dal potere. Si fanno, insomma, gli interessi della politica britannica (che è monarchica e badogliana), ma sotto l’ingegnosa maschera dell’intransigenza rivoluzionaria9. Ecco allora sorgere nell’Italia meridionale appena liberata ed in cui il Pci era particolarmente debole, un’infinità di iniziative politiche in cui sguazzano come pesci nell’acqua avventurieri, spie, infiltrati e provocatori di ogni risma: l’Armata rossa napoletana, il Movimento comunista d’Italia, Battaglie sindacali, la scissione di Montesanto10, il Partito ugualitario, il Partito socialista rivoluzionario11. E tutto questo non terminò con la fine della guerra.

J. Angleton, fin dal 1944 direttore a Roma della sezione “operazioni speciali” dell’Oss, nel 1947 raccolse informazioni sui movimenti di ispirazione reazionaria organizzati in Italia: “1) Partito nazionale popolare: finge di essere di sinistra, in realtà ha tendenze filomonarchiche (…). 2) Fronte moderato nazionale: nuovo nome della Lega antibolscevica (…). 3) Partito comunista indipendente di Paolo Orlando. Ha rapporti stretti con i due movimenti di cui sopra. Pur spacciandosi per organizzatore comunista è in realtà finanziato dalla destra e ha come compito l’inquinamento della propaganda comunista12.

In quegli anni la campagna anticomunista veniva condotta con l’impiego di ogni mezzo di intimidazione, di repressione e di corruzione. La Cia rivolse la sua attenzione (e i suoi dollari) anche alle riviste e alle associazioni culturali. “Sono coinvolte anche tutte le Associazioni per la libertà della cultura sorte in Europa, e in Italia presieduta da quell’Ignazio Silone rimpatriato per l’interessamento di Allen Dulles e dei servizi d’informazione americani13.

Il 21 febbraio 1952 venne approvato dal Psychological Strategy Board (Pbs), la struttura deputata da Washington alla guerra psicologica, il famoso Piano Demagnetize14 con il quale il governo americano, d’intesa con quello italiano, decise di porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese. Il nome stesso, smagnetizzare, rende forse meglio di ogni interpretazione il senso e gli obiettivi del piano: mutare la natura mantenendo intatta la forma.

Tra il 1956 e il 1971venne attivato dall’Fbi un programma di infiltrazione rivolto all’interno degli Stati Uniti noto come Cointelpro che si prefiggeva, attraverso l’uso di tutti i mezzi a disposizione dello stato, aperti e clandestini, legali e illegali, la neutralizzazione dei movimenti dei diritti civili e delle organizzazioni di sinistra e afroamericane fra cui il Communist party of Usa, il Black panther party, il Socialist workers party e l’ American indian movement. Secondo l’allora direttore dell’Fbi, Edgar Hoover, “il proposito di questa nuova azione di controspionaggio è denunciare, disgregare, sviare, screditare o comunque neutralizzare le attività delle organizzazioni e dei gruppi nazionalisti neri (…) Nessuna occasione dev’essere perduta per sfruttare attraverso le tecniche di controspionaggio i conflitti organizzativi e personali dei dirigenti dei gruppi15. Nulla fu risparmiato per “creare sospetti fra i leader sulle rispettive fonti di finanziamento, sospetti riguardanti le loro rispettive mogli e sospetti su chi potrebbe star cooperando con la polizia16. Venuto alla luce casualmente nel 1971, così Cointelpro venne giudicato da una commissione d’inchiesta del senato americano nel 1976: “Molte delle tecniche usate sarebbero intollerabili in una società libera anche se tutti gli obiettivi fossero stati coinvolti in attività violente ma Cointelpro è andato molto al di là di questo17.

Nel maggio del 1974 la rivoluzione dei Garofani in Portogallo consentì di svelare l’esistenza di un centro informativo specializzato in azioni di provocazione e strettamente legato alla Cia: l’Aginter Presse. Diretta da Yves Marie Giullou, alias Yves Guerin Serac, ufficiale francese già facente parte dei servizi segreti militari, passato nelle file dell’Oas nel febbraio 1962, l’Aginter Presse operava in ben tre continenti: America latina, Africa ed Europa, agendo in sintonia con i servizi segreti dei paesi in cui i suoi agenti operavano.

Nel rapporto del Ros Nr.509/62 di prot. “P”, Roma del 23 Luglio 1996, un’informativa del Ministero dell’Interno ne fa risalire la nascita al settembre 196618. In realtà, sebbene l’atto costitutivo di una società denominata Aginter risalga al 18 aprile 1970, un gruppo informale composto dagli elementi principali organizzati da Guerin Serac ed auto nominatosi Aginter Presse, era già attivo nei primi anni ’60. Il numero due dell’organizzazione era Robert Leroy, un ex Ss e membro dell’organizzazione Gehlen.

In Italia l’organzzazione di Serac aveva stretti legami con Ordine nuovo e Avanguardia nazionale e, proprio Serac, venne indicato fin dai primi giorni come uno dei responsabili della strage di piazza Fontana, attribuendogli peraltro la patente di anarchico. Tutta l’opera di infiltrazione nei gruppi anarchici e marxisti-leninisti operata dai neofascisti trovò ispirazione e appoggi nell’opera dell’Aginter Presse.

A partire dall’estate del 1967 la Cia promosse il piano Chaos19 per contrastare il movimento non violento e pacifista americano che si batteva per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam. Decise quindi di estenderlo su scala internazionale, in particolare in Europa. L’operazione consisteva anche nell’infiltrazione, a scopo di provocazione, nei gruppi di estrema sinistra extraparlamentare (anarchici, trotzkisti, marxisti-leninisti, operaisti, maoisti, castristi) in Italia, Francia, Germania Occidentale. L’infiltrazione in ambienti rivoluzionari tendeva allo scopo di egemonizzarli e strumentalizzarli. Il programma addizionale Progetto 2 era basato su agenti impiegati in operazioni di intelligence all’estero. Gli agenti venivano prima infiltrati nei gruppi della sinistra radicale dei campus americani, in modo da maturare un adeguato retroterra politico/culturale di cultura alternativa e un profilo radicale idoneo alla successiva infiltrazione nei gruppi stranieri. Metodo impiegato anche dagli stessi italiani, come riferito dal generale Niccolò Bozzo (già stretto collaboratore del generale Dalla Chiesa) “Ufficiali e sottufficiali dei carabinieri si erano iscritti in tutte le università considerate a rischio: a Roma, Torino, Milano, Padova, Trento, Pisa, Genova […] i carabinieri si comportavano come normali studenti […] alcuni di loro sono arrivati perfino a laurearsi […] un lavoro di infiltrazione più congeniale ai servizi segreti, ma che Dalla Chiesa conduceva anche in proprio”.

Da questi pochi, oltreché sommari elementi, risulta evidente come ad un’analisi più accurata molte delle organizzazioni suppostamente comuniste e rivoluzionarie possono in realtà entrare a pieno titolo nella storia dell’anticomunismo e nei manuali delle metodologie occulte con le quali i reparti specializzati della polizia politica ed i servizi segreti liquidano i loro nemici. Certo, chi si aspetta di trovare le prove di tutto ciò resterà deluso. A meno di improbabili colpi di fortuna ben difficilmente si entra in possesso di documenti che “dimostrano” il tradimento di questo o quell’altro personaggio. Tuttavia i comunisti non devono per ciò abbassare la guardia ma bensì tenere sempre alta la vigilanza. Perché è sempre possibile separare il grano dal loglio. Come ci ha insegnato Pietro Secchia si è ciò che si fa e non ciò che si dice di essere o di voler fare.

Quanto accaduto in particolare a partire dagli anni 60 del secolo scorso con il proliferare di organizzazioni alla sinistra del Pci, è il risultato di una serie di condizioni e di circostanze, sia nazionali che internazionali, verificatesi a partire dalla morte di Stalin, avvenuta il 5 marzo 1953, e in cui la lotta per l’affermazione o meno di una linea e di un partito autenticamente marxista-leninista non rappresenta che l’aspetto esteriore, l’involucro, l’apparenza dietro al quale si cela l’obiettivo principale: sconfiggere ed infine sciogliere il Pci come partito della classe operaia non era sufficiente, bisognava anche impedire che esso venisse sostituito negli anni a venire.

Nel corso della guerra di Liberazione, Pietro Secchia scrisse un articolo, pubblicato il 6 dicembre 1943, dal titolo “Sinistrismo maschera della Gestapo!20. Questo articolo, oggetto nel tempo di una forte critica per la durissima polemica svolta contro “alcuni giornaletti sedicenti di estrema sinistra” viene ancora oggi considerato da taluni una delle pagine più discutibili della sua carriera politica. M. Albertaro nella sua biografia di Secchia lo definisce “un saggio del settarismo di cui Secchia è capace21. In esso egli accomunava Stella Rossa (un gruppo della Resistenza piemontese) nella critica ai “bordighiani” di Prometeo.

Stella Rossa era un foglio clandestino sorto nel 1943 che secondo quanto scritto allora da Secchia “accusava il Partito comunista di tradire il proletariato perché si era fatto propugnatore dei Cln alleandosi con i partiti borghesi”. Tuttavia, riconobbe più tardi lo stesso Secchia, “I gruppi che facevano capo a Stella Rossa e verso i quali i comunisti torinesi svolsero un serio lavoro si persuasero in seguito dell’erroneità delle loro posizioni politiche e, nella seconda metà del 1944, confluirono quasi tutti nel Pci22.

A Stella Rossa aderì (secondo alcune versioni ne fu addirittura uno dei fondatori) anche tale Luigi Cavallo, nato a Torino nel 1920. I suoi contatti con la polizia risalivano probabilmente a prima della guerra. Nel 1942, in Germania per motivi di “studio”, Cavallo sposò la figlia di un dirigente dei servizi segreti nazisti. In seguito ad alcuni arresti operati dalla polizia fascista, venne considerato con sospetto dagli stessi aderenti di Stella Rossa e si rifugiò quindi in Francia. Subito dopo la liberazione la redazione parigina de l’Humanité (il giornale del Partito comunista francese) segnalò a l’Unità che un comunista torinese, laggiù residente si è “…offerto di scrivere articoli sulla situazione politica italiana, di cui si dimostra profondo conoscitore…“. Il Pci diede il proprio assenso. Tuttavia sorsero presto sospetti sulla sua attività e, nel 1949, richiamato in Italia per un controllo e invitato dal Pci a chiarire i suoi rapporti con le autorità naziste “si è sottratto al dovere di dare questi chiarimenti23. Luigi Cavallo partì quindi per gli Stati Uniti. Rientrato in Italia nei primi anni ’50 fondò con Edgardo Sogno e i soldi della Cia il movimento anticomunista Pace e Libertà24.

Quando Secchia scrisse il suo articolo su La nostra lotta certamente non poteva sapere tutto ciò. Ma sulla base dell’azione e degli scritti di Stella Rossa ritenne che vi fossero in quel momento elementi più che sufficienti per dubitare, per diffidare e per avanzare sospetti su quel gruppo e anche per “metterlo all’indice”. Non sfuggiva allora ai compagni che mentre i comunisti, ma anche molti altri antifascisti, venivano perseguitati, uccisi, incarcerati, torturati, i “sinistri” potevano godere di una “libertà di movimento” sensibilmente maggiore. Che poi certi sospetti si concludano con una sentenza piuttosto dura solo le anime pie possono pensare che in una guerra si possa agire diversamente, a costo di commettere qualche errore25.

Ma al di la delle “imprecisioni” (forse oggi potremmo affidarci a wikipedia oppure visitare una biblioteca ed aprire un dibattito su facebook) in quell’articolo Secchia portò un attacco contro tutti quei gruppi che, con posizioni apparentemente di sinistra, propagandavano l’astensione dal lottare contro gli imperialisti tedeschi e i fascisti per non schierarsi a favore dell’imperialismo sovietico. Un involucro apparentemente comunista conduceva quindi nella pratica un’azione che nulla aveva a che fare con il comunismo.

Non stiamo parlando dell’”attesismo” che caratterizzò altri partiti che pure aderirono al Comitato di liberazione nazionale, bensì di una posizione apertamente ostile nei confronti dei partigiani combattenti la guerra di liberazione dal nazi-fascismo.

1Nel 1947 gli iscritti al Pci furono 2252446 su una popolazione di 45910000, vale a dire il 4,91%. Nel 1990 la Dc raggiunse il suo massimo con 2109670 di iscritti su una popolazione di 56694360, vale a dire il 3,72%.

2W. Colby, “La mia vita nella Cia”, pag.83.

3Documento n. 740454, 12 marzo 1948 in R. Faenza e M. Fini, “Gli americani in Italia”, pag. 260, 261.

4Alessandro vaia (1907-1991). Comandante della 12ma Brigata “Garibaldi” nella guerra di Spagna; dirige il movimento partigiano comunista nelle Marche; decorato medaglia d’argento al valor militare; dopo la Liberazione lavora presso la Direzione del partito in Alta Italia, insieme a Longo e Secchia; Diventa segretario della federazione di Cremona, poi di Brescia e infine vice-segretario a Milano; fu contrario all’estromissione di Alberganti da segretario della Federazione di Milano, nel 1958, a favore del giovane Armando Cossutta; per molti anni è mebro del Comitato Centrale del Pci; tra i fondatori, insieme a Ambrogio Donini e Arnaldo Bera, della rivista Interstampa che tentò di porre un argine al dilagante revisionismo storico e politico del partito negli anni ’80.

5Alessandro Vaia, “Da galeotto a generale”, pag. 260.

6Mimmo Franzinelli, “I tentacoli dell’Ovra”, Bollati Boringhieri.

7Alessandro Politi, “Le dottrine tedesche di controguerriglia : 1936-1944” ed. Stato Maggiore dell’Esercito, 1991

8 Cereghino, Fasanella, “Il golpe inglese”, pag. 245.

http://andreacarancini.blogspot.it/2012/07/marco-travaglio-il-piu-pericoloso-dei.html

Vedere anche Ruggiero Michele, Bozzo Nicolò: “Nei secoli fedele allo stato”, Fratelli Frilli Editore

9R. Faenza e M. Fini, “Gli americani in Italia”, pag. 36 e seguenti.

10R. Faenza e M. Fini, “Gli americani in Italia”, pag.37-41.

11 Il nuovo partito, dichiara senza mezzi termini l’Oss, “ha l’aria di avere un’origine straniera e probabilmente britannica”. R. Faenza e M. Fini, “Gli americani in Italia”, pag. 43.

12R. Faenza e M. Fini, “Gli americani in Italia”, pag. 263.

13Alessandro Vaia, “Da galeotto a generale”, pag. 262.

14 Cosa prevedeva il piano ‘Demagnetize’ lo rivela, in parte, Giuseppe De Lutiis: “Questo – scrive lo storico comunista – è il passo centrale del documento: l’obiettivo ultimo del piano è quello di ridurre le forze dei partiti comunisti, le loro risorse materiali, la loro influenza nei governi italiano e francese e in particolare nei sindacati, in modo da ridurre al massimo il pericolo che il comunismo potesse trapiantarsi in Italia e in Francia, danneggiando gli interessi degli Stati uniti nei due Paesi…La limitazione del potere dei comunisti in Italia è un obiettivo prioritario: esso deve essere raggiunto con qualsiasi mezzo…del piano ‘Demagnetize’ i governi italiano e francese non devono essere a conoscenza, essendo evidente che questo può interferire con la loro rispettiva sovranità nazionale” (Storia ecc.cit., p.62-63).

15Paolo Bertella Farnetti, “Pantere nere”, ShaKe edizioni, pag. 106.

16Paolo Bertella Farnetti, “Pantere nere”, ShaKe edizioni, pag. 109.

17Paolo Bertella Farnetti, “Pantere nere”, ShaKe edizioni, pag. 105.

http://vault.fbi.gov/cointel-pro
http://vault.fbi.gov/solo
http://www.fbi.gov/news/stories/2011/august/communist_080211

18L’AGINTER PRESSE secondo informativa del Ministero dell’Interno, trasmessa al Giudice Istruttore con foglio 509/5 del 21.4.94, nasce a LISBONA nel Settembre del 1966 (All.56)”. Rapporto del Ros Nr.509/62 di prot. “P”, Roma, 23 Luglio 1996, pag. 68, 111.

19 La fonte più significativa (in italiano) in relazione alla possibilità di un’attività ulteriore rispetto alla semplice raccolta dati da parte degli americani nell’attuazione del piano Chaos in Italia è il rapporto del Ros (Nr.509/62 di prot. “P”, Roma, 23 Luglio 1996) intitolato “Annotazione sulle attività di guerra psicologica e non ortodossa,(psychological and low density warfare) compiute in Italia tra il 1969 e il 1974 attraverso l’AGINTER PRESSE”. Nel documento vengono ipotizzate relazioni tra il piano Chaos e le attività dell’Aginter Press (un centro informativo specializzato in azioni di provocazione, nato dalle ceneri dell’organizzazione Gehlen e strettamente legato alla Cia) nonché tra quest’ultima e la Nato. Vengono fornite anche evidenze del rapporto tra l’Aginter Press e il gruppo estremista Ordine Nuovo.

http://www.ritaatria.it/Portals/0/Documenti/PiazzaFontana/Atti_2.pdf

Un altro documento rilevante è il seguente rapporto del Ros (Nr.5827/16 di prot.llo “P”, Roma, 25 agosto 2001): Analisi degli elementi suscettibili di essere interpretati quali indicativi di un assassinio derivato su omicidio Calabresi e strage di Piazza della Loggia:

20 Il «sinistrismo» maschera della Gestapo

LA NOSTRA LOTTA n. 6 Dicembre 1943

Non è la prima volta che i nazi-fascisti ricorrono all’arma della demagogia e si coprono il volto con la maschera «rivoluzionaria» per tentare di conquistare una qualche influenza tra gli operai. Influenza che non potrebbero certamente conquistare presentandosi col loro vero volto di nazi-fascisti.

Non hanno forse i nazi-fascisti presentato la loro guerra come la guerra delle nazioni «proletarie»? Non hanno forse, tanto in Italia i fascisti quanto in Germania i nazisti, presentato la loro guerra come la guerra contro la «demoplutocrazia imperialista»? come la guerra per la conquista del pane, come la guerra dei poveri contro i ricchi? Non hanno forse i briganti tedeschi cercato di velare il loro terrorista e sanguinario regime imperialista con il binomio di nazionale-socialismo? Non si sono forse serviti, sin da parecchi anni fa, di tutte le correnti troschiste, opportuniste e di sinistra dei vari paesi per condurre la loro lotta contro l’Unione Sovietica e contro i Partiti Comunisti? Chi ha dimenticato i processi del 1936-1938 di Mosca, i quali rivelarono al mondo il mostruoso connubio del troschismo e del sinistrismo internazionale con i servizi della Germania e del Giappone?

Non è dunque una novità per noi il constatare che con l’occupazione teutonica in Italia sono apparsi alcuni fogli dai pomposi titoli «proletari» come «Stella Rossa» e «Prometeo» i quali con reboante fraseologia massimalista e pseudorivoluzionaria dicono di essere sulla via della … sinistra. In realtà sono sulla via della Gestapo.

Gli uomini di Hitler e di Goebbels non potevano certo illudersi di riuscire a fare presa sulle masse operaie italiane con la propaganda nazionalsocialista, antisovietica e antibolscevica, servendosi di strumenti fuori uso quali Mussolini, Pavolini, Farinacci e soci.

Come frenare, ostacolare, limitare l’eroica lotta che il proletariato, guidato dal Partito Comunista conduce per la cacciata dei tedeschi dall’Italia e l’annientamento dei rigurgiti del fascismo?

Ecco allora saltare fuori i nemici dell’Unione Sovietica e parlare a nome dell’Unione Sovietica, ecco gli autori del patto antibolscevico parlare a nome del bolscevismo, ecco gli autori del patto anticomintern in combutta col «sinistrismo» denigratore del Comintern parlare a nome dell’Internazionale e protestare per lo scioglimento dell’Internazionale, invocare il nome di Marx e di Lenin, richiamarsi ai principi comunisti per gridare contro la degenerazione, contro l’opportunismo, contro il centrismo dei comunisti.

Ma sotto la maschera del «sinistrismo» è facile scorgervi il bieco sanguinario volto del nazi-fascismo. Strappiamo questa maschera, laceriamo il velo e vi scorgeremo il grugno di Hitler.

Ogni operaio al quale sia capitato per le mani qualcuno di questi luridi fogli dai titoli altisonanti e dall’etichetta «rivoluzionaria» si sarà certamente reso conto della vera natura del loro contenuto. Bastano a ciò poche riflessioni.

I nazisti che oggi occupano i due terzi dell’Italia, sono coloro che da dieci anni opprimono sotto la più feroce dittatura il proletariato tedesco, sono coloro che sono intervenuti per schiacciare la Repubblica popolare Spagnola, sono coloro che hanno scatenato l’attuale guerra mondiale, sono coloro che hanno invaso, saccheggiato, private della loro indipendenza e libertà tutta una serie di paesi d’Europa, sono coloro infine che hanno aggredito, mosso la guerra e invaso l’Unione Sovietica, il paese del Socialismo.

Ebbene, questi fogli, «Stella Rossa» e «Prometeo», non dicono una sola parola contro i tedeschi, contro i nazisti, non incitano alla lotta e alla lotta immediata contro i nazisti tedeschi, al contrario questi luridi fogli attaccano il Partito Comunista perchè con tutte le sue forze è sceso in lotta per la cacciata dei tedeschi dall’Italia, perchè chiama le masse popolari italiane a lottare con tutti i mezzi, ad insorgere contro i tedeschi ed i fascisti.

Cosa fanno i comunisti italiani? Scrivono costoro sui loro sconci fogli. Secondo costoro i comunisti italiani stanno svolgendo una «bassa e vergognosa opera di tradimento e di rinnegamento di un secolo di lotta di classe perchè cercano di far versare al proletariato il sangue in difesa degli interessi della borghesia». Lottare con le armi alla mano contro le orde naziste, contro il nemico numero uno dell’umanità, lottare per liberare il popolo italiano dall’oppressione tedesco-fascista, lottare per aiutare a sconfiggere il nemico, l’aggressore dell’Unione Sovietica, lottare per facilitare e rendere più rapida la vittoria dell’Unione Sovietica, lottare per conquistare la libertà in Italia, significa per i cosidetti «sinistri», «integralisti», difendere gli interessi della borghesia.

Ma non è forse oggi supremo interesse della borghesia reazionaria tedesca ed italiana, che il popolo, i lavoratori, gli operai se ne stiano tranquilli, a lavorare pacificamente e contribuire così alla continuazione della guerra di Hitler?

E mentre i figli migliori della nostra terra, mentre i nostri migliori compagni conducono eroicamente sul fronte partigiano a Gorizia, a Udine, a Lecco, a San Martino, in Val d’Ossola ed in tante altre località d’Italia, la guerra contro i tedeschi ed i fascisti; mentre gli operai, i contadini e gli intellettuali italiani versano il loro sangue nella lotta contro gli invasori, i loschi redattori di «Prometeo» vomitano le loro sconcezze sotto il titolo: «L’insidia del partigianismo». Secondo costoro il partigianismo antitedesco è un’arma di cui si serve la borghesia per accecare l’operaio, secondo costoro gli operai devono rifiutare di andare nelle formazioni di partigiani, devono «disertare le guerra»; secondo costoro «tra due imperialismi» che si combattono nel nostro paese, non vi è per il proletariato interesse di scelta.

Ecco il volto della Gestapo che si rivela. Gli operai, i lavoratori italiani dovrebbero restarsene passivi a casa loro, non dovrebbero parteggiare né per gli uni, né per gli altri, non dovrebbero attaccare i nazi-fascisti.

Ecco quello che vorrebbero i gauleiter hitleriani, ecco cosa predicano i «sinistri» di «Prometeo».

E questo atteggiamento «attesista», «astensionista», quest’atteggiamento di una vigliaccheria inqualificabile, viene predicato in nome dei principi rivoluzionari, abusando dei nomi di Marx e di Lenin. La bandiera di Marx e di Lenin non è mai stata la bandiera dell’assenteismo, dell’astensionismo e della capitolazione. Non vi fu mai né lotta né guerra di popolo alla quale il Partito di Marx e di Lenin sia stato estraneo. Tutti i popoli oppressi nel secolo scorso e nel periodo storico che noi viviamo, hanno sempre trovato nella classe operaia o nella sua avanguardia la parte più combattiva e cosciente, il nerbo più tenace della guerra di L.N.

Oggi, milioni di tedeschi e di lavoratori degli altri paesi d’Europa gemono sotto il barbaro tallone di ferro dell’hitlerismo. I tedeschi hanno aggredito e messo a ferro e fuoco vasti territori dell’Unione Sovietica e i «sinistri», uomini di «Prometeo» e di «Stella Rossa», hanno la spudoratezza di proclamare che non bisogna lottare contro i tedeschi, hanno la spudoratezza di predicare l’astensionismo; hanno la spudoratezza di invitare gli operai a non andare nelle formazioni partigiane, hanno la spudoratezza di dire che tra i due contendenti che si battono sul nostro suolo non vi è possibilità di scelta.

Vi è un solo operaio che può avere il minimo dubbio sulla marca di fabbrica di quella «sinistra» propaganda? La marca di fabbrica è quella tedesca: Made in Germany.

Come, non vi è possibilità di scelta fra i due contendenti?

Ma gli anglo-americani sono oggi gli alleati dell’Unione Sovietica. I tedeschi invece sono gli aggressori, i saccheggiatori dell’Unione Sovietica. Gli anglo-americani sono coloro che assieme all’Unione Sovietica hanno posto come condizione di pace l’annientamento del fascismo e del nazismo, l’abbattimento dei regimi di Hitler, di Mussolini e dei loro satelliti; i tedeschi invece sono coloro che hanno tolta l’indipendenza ai popoli, sono coloro che occupata l’Italia, hanno subito ricostituito un governo con i Mussolini, i Pavolini e gli altri traditori fascisti.

I redattori di «Prometeo» e di «Stella Rossa» accusano il P.C. di tradire il proletariato italiano perchè si è fatto propugnatore del C.d.L.N., perchè si è alleato con i Partiti borghesi. Costoro strillano che bisogna farla finita con la democrazia, che la democrazia è la stessa cosa del fascismo. Costoro dicono che bisogna fare la rivoluzione proletaria, che ci vuole la dittatura del proletariato.

Ecco Hitler ecco Goebbels che cacciano fuori il loro volto.

Nel corso di questa guerra, in seguito alla perdita, da parte di parecchi popoli, della loro libertà ed indipendenza nazionale, in seguito all’aggressione all’Unione Sovietica, si sono venute creando le condizioni per la realizzazione della più grande alleanza di nazioni e di popoli per l’annientamento del fascismo e del nazismo, per la riconquista della libertà e dell’indipendenza. Tutti i nemici del nazismo e del fascismo si sono nel corso di questa guerra coalizzati.

Hitler, sempre più stretto alla gola da questo potente blocco di forze strilla e grida al bolscevismo: «Si vuole instaurare il bolscevismo in Europa».

Alle sue grida fanno eco «Prometeo» e «Stella Rossa» ed altri fogli di tale risma che scrivono: «Oggi noi non dobbiamo lottare contro i tedeschi, ma contro la democrazia, per la dittatura, per il bolscevismo». Sciocchi servitorelli di Hitler! Questo brigante ha bisogno oggi per creare timori, incertezze, esitazioni tra i popoli, per incrinare la compagine delle Nazioni Unite e dei Fronti Nazionali di sbandierare lo spettro del bolscevismo, ed ecco subito trovati i servi ben disposti -coscienti o no- di «Stella Rossa» e di «Prometeo». Ecco queste losche figure levare alte grida al cielo: «Sì, vogliamo il bolscevismo» e lanciare contumelie contro il P.C. perchè avrebbe rinnegato il suo programma.

Ogni operaio sa che il nostro Partito, il Partito Comunista, non ha per nulla rinunciato al suo programma e ai suoi obiettivi fondamentali.

Ogni operaio sa che gli obiettivi dell’imperialismo anglo-americano non sono gli stessi dell’Unione Sovietica, non sono gli stessi obiettivi delle larghe masse popolari di tutti i paesi, ma ogni operaio sa anche che in questo momento l’Inghilterra e l’America hanno in comune con l’Unione Sovietica e con le masse popolari di tutti i paesi l’obiettivo della sconfitta della Germania, dell’annientamento del nazismo, della restituzione dell’indipendenza e della libertà ai popoli.

Ogni operaio sa che il raggiungimento di questi obiettivi è oggi l’interesse fondamentale e preminente della classe operaia di tutti i paesi. Ogni operaio sa che il raggiungimento di tali obiettivi è la premessa essenziale per l’ulteriore avanzata della classe operaia sulla strada della rivoluzione.

Oggi nei diversi paesi, ed anche in Italia, si è realizzato un blocco di forze, un blocco di partiti che sono d’accordo di lottare assieme per la cacciata dei tedeschi, per l’annientamento del fascismo, che sono d’accordo di lottare assieme per la realizzazione di un governo di democrazia popolare. I tentativi di Hitler, di Goebbels e dei loro servi, i «sinistri» italiani, per incrinare questo blocco sono ridicoli.

Ogni operaio sa che i comunisti non hanno rinnegato i loro principi. Noi comunisti concepiamo la democrazia popolare non come un ritorno ai vecchi reazionari regimi della democrazia borghese. Noi lottiamo per realizzare un governo che si basi sulle masse popolari, un governo che conduca la lotta contro le forze reazionarie imperialiste, che impedisca il loro predominio politico e renda impossibili qualsiasi ritorno reazionario. Noi comunisti lottiamo oggi per la realizzazione di un obiettivo al quale tende la grande maggioranza del popolo italiano. Il raggiungimento di quest’obiettivo:la sconfitta e l’annientamento del nazismo e del fascismo; la conquista delle libertà democratiche non sarà ancora la realizzazione del programma comunista, ma sarà già un grande passo in avanti sulla via del progresso, sarà un colpo mortale per le forze reazionarie imperialiste.

Il P.C. strillano i «sinistri» servitori di Hitler, si è alleato ai partiti borghesi. Ogni operaio sa che per il raggiungimento dell’obiettivo oggi fondamentale: la sconfitta del nazismo e del fascismo, la conquista delle libertà democratiche, il nostro Partito si è fatto propugnatore del C.d.L.N., al quale partecipa in prima fila assieme al Partito Socialista, al Partito d’Azione, assieme ai cattolici, ai liberali ed agli altri movimenti democratici popolari, ma ogni operaio sa anche che il P.C. conserva tutta la sua autonomia ed indipendenza, e non tralascia di criticare anche i suoi alleati quando questi assumono posizioni attesiste, opportuniste, capitolarde.

Ogni operaio sa ad esempio che il P.C. sostiene la necessità della lotta a fondo ed immediata contro i tedeschi e i fascisti, che il P.C. sostiene che questa lotta non può che essere diretta dal C.d.L.N. e non dal reazionario governo monarchico badogliano. Ogni operaio sa che il P.C. sostiene la necessità di realizzare in Italia un governo di democrazia popolare, il quale si basi veramente sulle masse, dal quale siano esclusi tutti i complici ad i compromessi con la politica fascista.

Oggi il tradimento più infame è perpetrato da coloro che sotto la maschera di un frasario pseudo-rivoluzionario, massimalista, estremista, predicano la passività, invitano gli operai a starsene neutrali, a non partecipare alla lotta partigiana, aiutando così i tedeschi ad opprimere il popolo italiano.

Costoro cercano di indebolire l’azione che il nostro Partito conduce contro i tedeschi ed i fascisti, tentando di diminuire la sua autorità, predicando l’assenteismo e la passività, tentando di incrinare il blocco delle forze antifasciste, sono dei traditori della Guerra di L.N., si rivelano per degli alleati diretti di Hitler e di Mussolini, costoro, lo sappiano o no, sono dei volgari agenti della Gestapo.

L’azione criminosa ed infame di questi luridi individui deve essere smascherata e denunciata. Essa costituisce un tradimento ed un insulto per tutti i combattenti contro i tedeschi ed i fascisti, per tutti gli eroi che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita nella lotta per la libertà e l’indipendenza del popolo italiano.

E’ imperioso dovere di ogni operaio cosciente, di ogni lavoratore, di ogni italiano, di ogni combattente contro i tedeschi e i fascisti, di mettere alla gogna questi «sinistri» disgregatori, di trattare questi infami come si trattano le spie e i traditori, di boicottare la loro stampa che scrive per conto della Gestapo, che favorisce e serve i tedeschi. Tutti coloro che oggi, coscientemente o no, aiutano i tedeschi sono dei traditori, tutti i giornali che scrivono contro il fronte partigiano, che cercano di spezzare l’unità del F.N., che predicano l’astensionismo e la diserzione dalla guerra di L.N., sono dei giornali al servizio dei tedeschi e ei fascisti, sono delle agenzie del nemico.

Anche «Bandiera Rossa»che si arroga il titolo di organo comunista ed è in realtà espressione del più trito e balordo massimalismo, fa eco a «Prometeo» ed a «Stella Rossa». Anche «Bandiera Rossa» ha assunto posizioni «attesiste» ed apertamente opportuniste. Essa invita gli operai a prepararsi per… domani, per la rivoluzione proletaria, «ma a non lasciarsi oggi distrarre da altri compiti, a non sciupare, a non disperdere armi e mezzi di lotta». «Al Fronte Nazionale contro i tedeschi ed i fascisti noi opponiamo -scrivono i redattori di «Bandiera Rossa»- la parola d’ordine Rivoluzione Proletaria.

Anche «Bandiera Rossa» attacca il Comitato di L.N. e accusa di tradimento i partiti proletari che vi aderiscono, opera quindi per disgregare l’unità delle forze che si battono contro i tedeschi e i fascisti.

Si accorge o no, «Bandiera Rossa» di fare con queste sue posizioni, il gioco di Hitler? Si tratta di senile incoscienza del decrepito massimalismo, oppure la Gestapo è già arrivata con la sua lunga mano a toccare qualcuno del MUP e della redazione di «Bandiera Rossa»?

Tutto per il fronte significa anche lotta a fondo contro tutti coloro che cercano di indebolire il fronte della lotta.

Nessun operaio deve più sporcarsi le mani coi luridi fogli della quinta colonna e con quelli che coscientemente o no servono alla quinta colonna.

21Marco Albertaro, Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pag. 99.

22P. Secchia, Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione. 1943-1945. Pag. 170-173

23L’Unità del 1 dicembre 1949, pag.1 dell’edizione piemontese e pag. 5 di quella nazionale.

24Vedere E. Sogno, “Testamento di un anticomunista”.

http://www.strano.net/stragi/stragi/nomi/cavallo.htm

L’organizzazione Pace e Libertà verrà ingaggiata dalla Fiat per combattere l’insorgenza operaia e Cavallo si assumerà il compito di costruire il sindacato giallo SIDA. Nel 1962 fonda il giornale “Tribuna Operaia” i cui obiettivi sono spiegati in un rapporto riservato del SIFAR. Cavallo si incontrerà in quel periodo con il col . Renzo Rocca (direttore dell’Ufficio REI del SIFAR) su incarico di Agnelli getterà le basi della schedatura e del controllo degli operai alla FIAT in collaborazione con i servizi segreti. Dal 1964 al 1966 Cavallo continua a sviluppare queste attività in favore della FIAT. Nel 1967 il SIDA non è più credibile per nessun operaio FIAT, Cavallo allora si inventa una nuova sigla: “Iniziativa Sindacale”, che dati i larghi mezzi finanziari conduce una intensa campagna antisciopero. Nel 1968, in coincidenza con il “suicidio” del Col. Rocca, Cavallo sparisce dalla circolazione, la madre addirittura sparge la voce che il figlio è morto. Ricompare dopo breve tempo durante l’autunno caldo del ’69. Questa volta la sigla utilizzata è “Iniziativa Operaia” che se la prende con i gruppi della sinistra rivoluzionaria.

Nel 1974 finisce sotto inchiesta per il cosiddetto “golpe bianco” insieme a Randolfo Pacciardi e Edgardo Sogno.

Nel 1977 si fa promotore di una campagna contro il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi voluta da Michele Sindona.

Nel 1979 parteciperà al finto rapimento di Sindona.

http://www.strano.net/stragi/stragi/nomi/doc5.htm

Rapporto riservato del SIFAR sul giornale Tribuna Operaia datato 4 Luglio 1964

Il giornale mensile anticomunista “Tribuna Operaia” (direttore responsabile: dott. Luigi Cavallo) viene stampato a Milano. L. 50 a copia.

La funzione del giornale è quella di controbattere la propaganda della stampa comunista tra le masse operaie.

E’ diretto a tutti, comunisti e non comunisti con un frasario idoneo alla lotta nella quale è impegnato.

Il periodico riporta critiche al PCI e ai suoi “compagni di strada” partendo da posizioni in apparenza socialiste e di difesa della classe operaia.

È ricco di disegni satirici, fotografie e grafici ben impostati, molti titoli e sottotitoli e colpisce il lettore per la chiarezza delle sue argomentazioni.

Gli articoli trattano tutte le questioni sindacali, di politica economica ed amministrativa interessanti gli operai.

Polemizza e denuncia scandali e malversazioni ed illeciti ed arricchimenti dei capi del PCI, della CGIL e dei carristi del PSI, la errata amministrazione degli istituti di previdenza, gli errori e gli sprechi della politica economica, le speculazioni finanziarie e commerciali del PCI ed altri argomenti analoghi per un’attiva propaganda anticomunista.

In definitiva il giornale sa controbattere tra le masse operaie la propaganda comunista e dei suoi alleati, con un’azione semplice ed efficace.

E’ l’unico giornale compilato in modo adatto per la mentalità degli operai.

Viene redatto in 40.000 copie mensili ed inviato a domicilio ad altrettanti operai iscritti al PCI, merita ogni collaborazione ed elogio. Invece di spendere centinaia di milioni in una congerie di pubblicazioni inutili, malfatte e che servono soltanto a far guadagnare del denaro a chi le pubblica, sarebbe molto meglio aiutare questa pubblicazione.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/09/13/morto-cavallo-il-provocatore-da-stella.html

Una parabola singolare per il partigiano torinese che aveva organizzato gli operai comunisti nella rete «Stella rossa» e che ancora nell’ agosto del 1949 recensiva così, sull’ Unità, la produzione cinematografica nella Russia di Stalin: «I personaggi sovietici sono reali. E come potrebbe essere diversamente? La loro garanzia di realtà e veridicità è costituita dal legame organico, che esiste nell’ Urss, tra lo scrittore e il popolo. Un romanziere sovietico non può mentire sulla realtà materiale e morale dei popoli sovietici». I sospetti sulla sua attività portano all’ espulsione dal Pci nel dopoguerra quando Cavallo si rifugia negli Stati Uniti. Torna in Italia all’ inizio degli anni ‘ 50. Fonda con Sogno «Pace e libertà». La sua attività torinese si sviluppa soprattutto alla Fiat. I suoi rapporti con Vittorio Valletta sono documentati. Cavallo è accusato di organizzare squadre di provocatori da utilizzare in occasione dei comizi sindacali. In quegli anni fonda il «Sida», il cosiddetto sindacato giallo sostenuto dall’ azienda: nell’ aprile del ‘ 58 il Sida vincerà le elezioni per le commissioni interne.”

http://www.archivio900.it/it/nomi/nom.aspx?id=1416

Edgardo Sogno “nel Luglio 1953, dopo aver seguito a Parigi i corsi del “Defense College” per la guerra psicologica, torna in Italia per organizzare il movimento “Pace e Libertà'”, che fonderà nell’Ottobre dello stesso anno, con l’appoggio totale della CIA, anche dal punto di vista finanziario. La nascita dell’organizzazione inoltre era stata voluta dall’allora presidente del consiglio Scelba e dal ministero della difesa guidato da Randolfo Pacciardi, lo rivela lo stesso Sogno in una lettera a Francesco Silj, direttore generale del personale del ministero degli affari esteri, del 3/3/1960 in cui dice: “…L’interesse politico di non far sapere all’opinione pubblica che dietro Pace e Libertà stavano il governo Scelba, il ministero della difesa e vari complessi industriali privati è ormai talmente irrilevante che possiamo lavarcene le mani?…”. Al gruppo aderisce anche Luigi Cavallo; nel 1954 Il gruppo, che ottiene anche finanziamenti dalla FIAT e dalla Pirelli, inizia una intensa attività contro gli operai di sinistra nelle fabbriche del nord, frequenti saranno anche le pubblicazioni di falsi documenti del PCI. In un appunto del SIFAR datato 16/10/1953 si legge a proposito di Pace e Libertà “…Il Movimento si dovrebbe persino sostituire alla polizia, specie nello schedare gli attivisti del PCI e le maestranze comuniste…”.

25 “Oggi è certo facile discutere pacatamente, cogliere asprezze non necessarie, (…) sentenziare sulle asprezze, sulle forzature dei giudizi di allora, sottolineare le frasi “crudeli”, “feroci”, non salottiere. Ma in quel momento noi scrivevamo nel fuoco della lotta, ed era un fuoco non metaforico. Si scriveva mentre i nostri migliori compagni sparavano e cadevano. Ogni giorno arrivavano a noi le notizie di perdite dolorose, di compagni e amici nostri torturati, impiccati e fucilati. Pretendere che in tale situazione la nostra polemica fosse tenera, garbata, al latte e miele, significa dimenticare che anche i combattenti sono uomini in carne ed ossa”.

P. Secchia, Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943-1945, pag. 171.

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