Per un 25 Aprile di lotta.

Abbiamo rivolto al segretario della federazione milanese del PC, L. Ricaldone, alcune domande sulle prossime iniziative in occasione del 75° anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Lo scorso 19 settembre il parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui equiparava il comunismo al fascismo. Fra i voti favorevoli, vi erano pure quelli dei parlamentari del Partito Democratico, che pure sono stati tra gli animatori di numerose manifestazioni antifasciste. Cosa ne pensi?

La nostra Repubblica è nata dalla Guerra di Liberazione dal nazifascismo. Tra i partiti che costituivano il Comitato di liberazione nazionale, il Partito comunista italiano è stato il principale animatore della Resistenza e della lotta partigiana, oltre ad essere stato l’unico partito ad aver lottato in Italia, in clandestinità, contro il fascismo per tutto il ventennio precedente la seconda guerra mondiale. Non possiamo dimenticare, inoltre, che il 40% dell’Assemblea costituente era composta da rappresentanti di partiti (Pci e Psiup) che si dichiaravano marxisti-leninisti. La risoluzione dell’UE quindi, oltre ad essere una palese sciocchezza, va contro la nostra stessa storia. È un insulto contro tutti i patrioti che hanno imbracciato le armi e sono caduti per lottare contro il fascismo e contro il nazismo.

Che quella risoluzione sia stata votata da parlamentari del PD non deve sorprendere, visto che da tempo questo partito, pur sbandierando un antifascismo di facciata in funzione elettorale, si è schierato a favore, per esempio, del governo golpista e filonazista ucraino, degli assassini di Gheddafi che hanno distrutto la Libia, dei fascisti che in Venezuela cercano di rovesciare il legittimo presidente Maduro, dei tagliagole dell’Isis che hanno distrutto la Siria nel vano tentativo di rovesciare il suo legittimo presidente Assad. Se ciò non bastasse per comprendere cosa sia realmente oggi il PD, pensiamo alla vera e propria aggressione condotta da questo partito contro i lavoratori e le loro famiglie nel nostro stesso paese.

Non pensate che sia comunque importante che vaste masse si mobilitino contro il fascismo, a prescindere dal colore politico?

L’antifascismo sbandierato dal PD, oltre che da movimenti “spontanei” come quello delle Sardine, è privo dei contenuti sociali che invece hanno animato i partigiani durante la Resistenza.

I principali protagonisti della Resistenza furono i lavoratori. Senza la classe operaia organizzata, senza i lavoratori organizzati, non solo non ci sarebbe stata la Resistenza, ma non ci sarebbero state nemmeno le stesse libertà democratiche della società borghese. Non ci sarebbero state le lotte che nel dopoguerra, nel nostro paese hanno promosso, animato e difeso la democrazia: contro i padroni, contro i tentativi di colpo di Stato, contro le bombe, contro il terrorismo, contro il fascismo, contro i nemici della democrazia.

Invece mentre da una parte il PD agita la bandiera dell’antifascismo, dall’altra è responsabile, insieme ai partiti che hanno governato il paese negli ultimi decenni, del progressivo e generale impoverimento e peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di lavoratori e delle loro famiglie.

I partigiani non hanno lottato soltanto per cacciare i tedeschi e battere i fascisti, ma erano animati da grandi ideali di giustizia sociale, democrazia e libertà. Dov’è tutto questo nell’antifascismo del PD e delle Sardine? Semplicemente non ve ne è traccia. L’unico loro obiettivo sembra essere la Lega di Salvini o residuali movimenti nostalgici. Guardacaso si riscoprono antifascisti sempre a ridosso di scadenze elettorali. Ma quando poi vanno al governo fanno le stesse cose della Lega, ovvero colpire i lavoratori, abbassare i salari, favorire la precarietà nel lavoro e nella vita.

Il vero scopo dell’antifascismo del PD è quello di distogliere l’attenzione dai problemi reali che preoccupano il popolo e i lavoratori e di cui proprio il PD è uno dei principali responsabili.

Quest’anno ricorrerà il 75° anniversario della vittoria della Guerra di Liberazione. Nel 2018 avete scelto per la prima volta di non partecipare più al tradizionale corteo del 25 Aprile indetto dall’Anpi: come vi comporterete quest’anno?

Quel corteo si caratterizza ormai per la presenza prevalente di forze che con i principi e i valori della Resistenza e della guerra di Liberazione hanno poco o nulla a che vedere. Ormai da diversi anni le forze che fanno capo al PD hanno reso sempre più difficile e creato ostacoli ad una partecipazione democratica e unitaria al corteo del 25 Aprile.

Il fatto che a promuoverla sia sempre l’Associazione nazionale partigiani d’Italia ci fa comprendere come anche in quell’organizzazione, che pure nel passato aveva cercato di mantenere viva la memoria e gli ideali per cui i partigiani avevano lottato, la mutazione genetica sia ormai definitiva e irreversibile.

E così lo è anche la nostra scelta di non partecipare più a quel corteo divenuto ormai un coacervo di forze plitiche filo europeiste e filo sioniste.

Parteciparvi significherebbe dare legittimità a tutte quelle forze, a cominciare dal PD, che sostengono l’Unione Europea e che hanno approvato la risoluzione di equiparazione tra comunismo e fascismo; che difendono gli interessi della troika: della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale; che si sono autonominate paladine di un antifascismo privato dei valori e dei principi che hanno animato la lotta dei partigiani.

Vi sono quelli che considerano la vostra scelta come la volontà di isolarsi dalle masse, in qualche modo di abbandonarle all’egemonia di quelle forze che dite di voler combattere.

È vero che una gran parte di chi partecipa a quel corteo lo fa animato da uno spirito sinceramente antifascista, tuttavia quell’ambiente sociale oggi è egemonizzato culturalmente dal Pd e dalle forze europeiste a loro vicine. Noi non avremmo comunque alcuna possibilità di influire in qualche modo su quell’ambiente dall’interno. C’è da dire poi che nel tempo la sua composizione sociale è profondamente cambiata e le classi popolari del paese ne sono oggi in gran parte estranee.

Continuare a sfilare in quel contesto significherebbe condurre in modo ostinato una guerra di posizione quando ormai non ci sono più posizioni da difendere.

Comprendiamo che una presa di posizione così decisa, non sia facile da comprendere. Capiamo, anche, che non si “afferri” immediatamente il senso di una tale strategia di rottura.

Ma la correttezza delle scelte politiche non si misura con la loro immediata popolarità.

Il nostro non è un espediente per ritirarci dalla lotta ma piuttosto per riprenderla con maggior vigore ed efficacia, a partire innanzitutto dai quartieri popolari e dai luoghi di lavoro. Li si trovano quelle classi popolari che in passato hanno animato la Resistenza. Abbiamo scelto di dividerci da una minoranza per andare a cercare la maggioranza. Sappiamo che la strada sarà lunga e difficile.

Alcuni gruppi si ritroveranno per contestare la presenza nel corteo ufficiale proprio di quelle forze che anche voi contestate. Non sarebbe stato meglio se vi foste uniti a loro?

Queste contestazioni avvengono da diversi anni. Sono una risposta alla presenza sempre più aperta delle forze sioniste filoisraeliane all’interno del corteo garantita dal PD. Non si tratta di ostilità nei confronti dei numerosi patrioti di origine ebraica che hanno combattuto nella Resistenza. Si tratta della contestazione verso un’operazione di propaganda del sionismo e di Israele che sfrutta il ruolo (per altro del tutto marginale) della Brigata ebraica nella guerra di Liberazione per cercare di nascondere i crimini contro il popolo palestinese. Alcuni di questi attivisti saranno sotto processo dal prossimo 10 marzo con l’accusa ridicola di “istigazione all’odio razziale”. Siamo solidali con loro e anche a noi piacerebbe un corteo del 25 Aprile dove certe forze occupassero il posto che realmente meritano: ovvero nessuno. Negli anni però le cose da questo punto di vista sono solo peggiorate. Manifestare il proprio dissenso in quel modo ci sembra tanto come stare nell’ultimo scompartimento di un treno diretto a Torino gridando che si vuole andare a Venezia. Ma la presenza dei sionisti nel corteo non è nemmeno la causa bensì l’effetto della sua “mutazione genetica”. Anche per questo la nostra scelta è differente.

Oggi non possiamo impedire alle forze come il Pd di egemonizzare quella data, ma possiamo cominciare a dare un segnale, per quanto piccolo e modesto. Ma a volte, cose che al momento sembrano insignificanti, col tempo si rivelano dirompenti.

Per questo invitiamo tutti questi compagni ad unirsi a noi, non per partecipare ad una “nostra” iniziativa, ma per costruirne una insieme; per cercare di accendere un piccolo lumicino nel buio della notte.

Sui social vi sono state mosse spesso accuse di settarismo, cosa rispondete?

Queste accuse ci fanno sorridere. Non c’è nessuna valutazione politica, ma unicamente un giudizio dettato dal riscontro numerico. I piccoli numeri sono automaticamente relegati nel campo dell’estremismo. E non c’è dubbio che la nostra è la scelta di una piccola minoranza. Ma come ho già detto, non si valuta la correttezza di una linea politica dal consenso immediato che essa è in grado di ottenere.

C’è chi, per contestare la vostra scelta tira in ballo lo stesso Secchia o Gramsci o Togliatti…

Se intraprendiamo la “via delle citazioni per il socialismo” ognuno può trovare quella che più gli fa comodo. La verità è che non esiste il manuale delle giovani marmotte per marxisti-leninisti. A questo punto permettetemi una citazione di Stalin: “E’ necessario usare la propria testa e non mettere insieme citazioni. Vi sono fatti nuovi, c’è una nuova combinazione di forze, e – se non vi dispiace – bisogna usare il proprio cervello”.

Per concludere, cosa farete il 25 Aprile e cosa vi aspettate?

Innanzitutto per noi il 25 Aprile non è solo l’anniversario in sé, quanto piuttosto un percorso, una serie di iniziative che culminano il 25, ed in cui l’elemento della formazione è essenziale. Nel 2018 abbiamo avviato una riflessione sulla natura odierna del fascismo e dell’antifascismo. L’anno scorso lo abbiamo dedicato al ruolo della classe operaia e dei lavoratori nella Resistenza. Quest’anno lo dedicheremo al ruolo dell’organizzazione nella Resistenza, al fatto che il movimento partigiano non è stato un movimento spontaneo, sorto come per magia dal nulla, ma trova la sua origine in particolare nella ventennale lotta condotta dal Partito comunista e dal movimento operaio contro il regime fascista. Il 25 intendiamo organizzare un’iniziativa simbolicamente alternativa al corteo tradizionale e che si svolgerà quindi alla stessa ora e in un luogo differente. Posso anticpare che non si svolgerà più al cimitero di Musocco, come negli anni passati. E che vorremmo che non fosse un’iniziativa solo nostra, come lo è stato in passato. Sappiamo di essere una piccola minoranza. Ed in questi anni le condizioni in cui ci troviamo ad operare non hanno fatto altro che peggiorare. Ma non è ignorandolo che si può risolvere il problema. Siamo convinti che la nostra scelta di tre anni fa sia stata giusta, anche se molti compagni continuano a non comprenderla.

Avremmo preferito non essere soli a condurre questa battaglia. E continuiamo a rivolgerci a tutti i compagni, a coloro che hanno a cuore gli ideali e i valori della Resistenza: ristabiliamo insieme l’unità con la principale forza antifascista, la classe lavoratrice. Ma questo non è più possibile farlo senza prima separarsi, anche in modo simbolico, dalle forze ormai predominanti nel corteo tradizionale. Oggi è necessario separarsi dai falsificatori della storia, dai nemici dei lavoratori e del popolo italiano, da coloro che predicano l’unità e alimentano le divisioni. Difendiamo insieme l’onore dei Partigiani.

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