Per mangiare, non basta scrivere nella Costituzione che il cibo è un diritto

Feb 13, 2015 No Comments by

Recentemente all’Hangar Bicocca di Milano si è svolto un incontro per preparare l’apertura ufficiale di Expo 2015 del primo maggio, che avverrà attraverso spettacoli, effetti speciali e una sfilata di bandiere delle nazioni partecipanti nella città.
A questo incontro, oltre ai dirigenti e organizzatori dell’evento, ai rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e comunali, hanno partecipato i rappresentanti di circa 140 nazioni aderenti alla manifestazione, il presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi e il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina.
Non hanno fatto mancare i loro messaggi augurali il Papa Francesco e il Presidente della Repubblica, Sergio Matterella.
Mentre il Renzi nazionale ha minacciato, con le sue solite maniere garbate, che farà di tutto contro coloro che oseranno turbare l’apertura del primo maggio, festa del lavoro – che nel caso di Expo sarà un lavoro prevalentemente gratis – dobbiamo però confessare che ci ha stupiti il ministro dell’agricoltura.
Il Martina infatti ha annunciato ai popoli del pianeta che nel 2015 l’Italia potrebbe diventare l’unico paese del mondo che avrà inserito nella propria Costituzione il diritto al cibo per tutti e tutte!
Pensate come saranno contenti gli 11 milioni di italiani e italiane, appartenenti alle fasce sociali della povertà assoluta e relativa, che incontrano non poche difficoltà per mangiare regolarmente.
Pensate che goduria sarà per quel miliardo e passa di persone che nel mondo è denutrito e per quella quasi metà della popolazione mondiale che ogni giorno convive con un’alimentazione insufficiente. La divulgazione del proclama Martina già sta preparando miliardi di persone ad invadere la nostra penisola al fatidico grido, “Si mangia! Si mangia!”. E già l’altro Matteo, il Salvini, si sta mettendo le mani nei capelli disperato! Tranquillo Salvini! Non basta scrivere questo diritto nella Costituzione per mangiare veramente! E se verrà scritto, c’è da scommettere che subirà lo stesso destino del diritto al lavoro e di altri diritti; finirà nell’apposito cassonetto dei rifiuti insieme a quasi tutta la Costituzione!
Chi comanda nell’alimentazione sono le grandi multinazionali, tipo Monsanto, che monopolizzano la produzione agro-alimentare molto spesso a base di OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e la distribuzione dei loro prodotti secondo il principio, “Chi paga mangia e i prezzi li faccio io”.
Per esempio, ogni volta che compriamo una banana il 45% del prezzo che paghiamo va al rivenditore; il 18% all’importatore; il 19% viene assorbita dai costi di trasporto; il 15% va alla compagnia che controlla la piantagione. Il contadino che ha lavorato la terra e ha fatto crescere il frutto si deve accontentare, quando va bene, di un misero 3%. Ed è pressappoco così per molti altri prodotti della terra, tenendo inoltre presente che spesso il rivenditore, il trasportista e il controllore della piantagione coincidono, e che chi paga il tutto siamo sempre e solo noi.
Ma la vera ciliegina sulla torta di questo incontro la messa Renzi, che ha sponsorizzato l’incarico alla Fondazione Barilla di stendere il manifesto dell’Expo, vale a dire la cosiddetta “Carta di Milano”. Insomma, si è affidato ad una multinazionale dell’industria agro-alimentare (che non esclude la possibilità di liberalizzare anche in Europa il cibo transgenico) il compito di dirci cosa si deve fare per sottrarre più di un miliardo di persone ai morsi della fame e un altro miliardo all’obesità, dovuta al troppo cibo spazzatura che le stesse multinazionali ci fanno ingurgitare.
Nei diversi tavoli di discussione, tipo Leopolda, si sono confrontati per circa un’ora, esperti, economisti e altre figure sul tema generale, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Non ci risulta però che qualcuno abbia proposto di tener fuori dall’Expo 2015 le multinazionali del cibo transgenico e di sottrarre gli alimenti di base e la stessa terra alle logiche di profitto del mercato capitalistico.
Del resto, non ci risulta neppure che qualcuno abbia sostenuto la necessità di eliminare le operazioni di speculazione finanziaria sui prezzi delle materie prime che stanno alla base del cibo.

di Osvaldo Lamperti – Comitato Regionale della Lombardia del Partito Comunista

Economia, Lavoro, Società

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