Ognuno ha gli eroi che si merita

Ogni società ha i suoi eroi da celebrare, a cui erigere monumenti. Quando a comandare saranno i lavoratori, erigeranno statue e monumenti per ricordare gli eroi del movimento operaio. E soprattutto insegneranno ai loro figli chi erano quegli eroi e i grandi ideali per cui si sono battuti e hanno sacrificato la loro vita.

Ma oggi viviamo in una società capitalista, fondata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in cui le spinte per l’affermazione individuale, invece che dal benessere collettivo e dal progresso umano, sono date dall’egoismo e dalla sete di profitto.

Anche questa società ha i suoi eroi, ma non sono i nostri.

Questa società ogni tanto cerca di darsi una tinteggiata, di rinnovare la facciata, di concedersi una parvenza di buon senso. Ed è qui che si inserisce, a ben vedere, l’odierna furia iconoclasta. Celebrando le folle americane che abbattono statue di personaggi storici, così come chi si è accanito contro la statua di un “giornalista” milanese per finire a cambiare i nomi dei cioccolatini.

E allora le parole si sprecano, tra chi difende le qualità professionali del nostro (o meglio, del loro) e chi invece ci ricorda la mostruosità del suo passato “coloniale” (fatto reso noto cinquant’anni fa in un’apparizione televisiva che ci viene riproposta), i suoi trascorsi anticomunisti e il suo plauso a politiche fasciste. Tutte cose vere, per carità, ma mica solo sue.

In casi come questi occorrerebbe non soffermarsi a guardare il dito, ma andare oltre con lo sguardo.

Ci accorgeremmo innanzitutto che, di fronte ad eventi che stanno scuotendo non solo il nostro paese ma il mondo intero, distogliere l’attenzione per cose del genere significa… appunto, distogliere l’attenzione dalla cose importanti. Ragion per cui non ci dilungheremo ancora molto.

Ci accorgeremmo che fatti del genere sono “fatti” per far dimenticare, per “coprire” ben altro!

Perché, invece di prendere di mira delle statue, non si lotta contro il sistema che le erige?

Certo, vi è chi spaccia anche questa per “lotta contro il sistema”!

Perché, invece di condannare quell’individuo per le sue colpe soggettive, non si chiama in causa tutto il sistema che lo ha generato?

Per il semplice fatto che si dovrebbe ricordare che quel sistema è ancora vivo e prolifico.

Quanti, in questi giorni, hano ricordato gli stupri e le torture perpetrate da soldati italiani in Somalia e non solo, non negli anni ’30, ma negli anni ’90! Soldati capitati li non per caso o per volontà soggettiva ma mandati dal governo allora in carica.

La natura della società non cambia se si abbatte una statua.

E la statua non serve a ricordarci chi è stato il “giornalista”; serve a ricordarci in quale società continuiamo a vivere.

Forse il sindaco Sala è cattivo perché ha difeso il “giornalista”? Se avessero rimosso quella statua cosa diremmo? Quanto è bravo Sala? Quanto è buono questo sistema che rimuove le statue di gente così impresentabile?

Per quello che ci riguarda, quella statua può restare li dov’è, a mantenere viva in noi la memoria della società in cui viviamo.

Sarà il potere dei lavoratori a fare chiarezza e spazzare via il fango della storia.

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