Non è il momento dell’intolleranza?

Set 27, 2018 No Comments by

“Ci solleticate e non dovremmo ridere?

Ci pungete e non dovremmo sanguinare?

Ci offendete e non dovremmo vendicarci?”

Non ci è sfuggito, come invece qualcuno potrebbe pensare, che il prossimo 30 settembre a Milano si svolgerà una manifestazione che prende il nome di “Intolleranza zero”.

Ormai decine di organizzazioni, comitati, radio e partiti della “sinistra” vi hanno aderito. Non sappiamo quanta gente scenderà in piazza; se gli organizzatori la considereranno tanta o poca. Ci è del tutto indifferente. Quello che sappiamo è che la classe lavoratrice e i ceti popolari ormai si considerano del tutto estranei a un tale ambiente. E lo hanno ampiamente dimostrato con il loro voto (e anche con il non voto) degli ultimi anni.

La cosa, in realtà, non dovrebbe sorprendere nessuno. E non perché gli operai sono “brutti, sporchi e cattivi” (forse gli organizzatori direbbero “odiano”). E nemmeno perché gli operai sono dei bifolchi ignoranti che votano Lega.

Ma per il semplice fatto che proprio tra gli organizzatori (purtroppo ci sarà sicuramente molta gente che vi prenderà parte in perfetta buona fede) di quella manifestazione, come anche di quella del 28 agosto, si annidano e nascondono in varie forme le forze politiche responsabili del drammatico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari del nostro paese negli ultimi anni.

Queste anime belle che si indignano per il dilagare “dell’odio e del rancore” nel nostro paese non spendono una parola per coloro che, ormai da anni, vengono privati sempre di più dei loro diritti e vedono minacciata la loro stessa esistenza.

Il fascismo avanza nel paese, è vero. Ma già da molti anni esso dilaga nei posti di lavoro, nelle fabbriche, nelle officine, nei campi, nei magazzini della grande distribuzione e della logistica. Lo provano sulla propria pelle ogni giorno i lavoratori che sempre più spesso non possono nemmeno scegliere il proprio sindacato e devono sottostare ad ogni forma di ricatto, finanche minacce ed aggressioni fisiche, accettando forme contrattuali che altro non sono se non una moderna versione della schiavitù. La minima critica al padrone o alla propria azienda diviene giustificazione per il licenziamento. Devono sottostare anche al più infame dei ricatti: il lavoro in cambio della vita stessa, quella loro e quella dei propri figli o famigliari. Se vuoi lavorare devi rischiare la vita e accettare di ammalarti o vedere i tuoi figli, i tuoi famigliari ammalarsi di cancro.

Quando il fascismo si affermò nel nostro paese, ormai quasi un secolo fa, lo fece innanzitutto colpendo senza pietà la classe operaia, privandola delle proprie organizzazioni e infine rendendola schiava della borghesia. Perché questo è il fascismo: la schiavitù per la classe operaia e i lavoratori.

E storicamente è stata la classe operaia, guidata e organizzata nel suo partito, il Partito Comunista, la forza principale che ha reso possibile la Resistenza e la vittoria del 25 Aprile nel nostro paese: il nemico mortale del fascismo. Perché è la classe operaia organizzata, il principale bastione che sempre ha lottato per difendere le libertà e i diritti, non solo i suoi ma quelli di tutti, sostenendo in tutti i modi possibili la lotta dei popoli contro l’imperialismo: dalla Spagna alla Corea, dal Vietnam a Cuba o al Cile.

A differenza di chi da noi proclama l’antifascismo e l’antirazzismo salvo poi abbracciare esponenti del governo nazista ucraino; a differenza di chi versa lacrime su quelli che scappano dalla Libia o dalla Siria salvo aver invocato a pieni polmoni l’intervento della Nato per spianare con le bombe questi stessi paesi e popoli; a differenza di chi evoca l’antisemitismo per coprire i crimini di guerra dei nazisti israeliani contro il popolo palestinese; a differenza di chi si strappa le vesti per i poveri venezuelani oppressi dalla dittatura salvo un domani piangere lacrime di coccodrillo quando anche li gli americani proveranno a liberare tutti a suon di missili e bombe; o inveire contro le politiche di Orban chiedendo anche qui l’intervento dell’Unione Europea fingendo di non sapere che la stessa Unione Europea ha fatto cose per cui lo stesso Orban non è che un misero dilettante.

E riflettano anche tutti coloro che hanno contribuito a distruggere l’organizzazione della classe operaia e il suo partito, il Partito Comunista. Perché il risorgere oggi del fascismo è innanzitutto colpa loro.

Tutto questo, le anime belle che si indignano per i diritti negati a tutti (tranne che per quelli dei lavoratori), fingono di ignorarlo.

Ma noi siamo profondamente convinti che chiunque si autoproclami antifascista e pretenda di lottare per la libertà e lo faccia senza o contro i lavoratori, è destinato immancabilmente alla disfatta e alla rovina.

Per questi motivi noi non saremo in piazza il 30 settembre.

Per questi stessi motivi ci uniremo ai lavoratori che il prossimo 26 ottobre incroceranno le braccia nello sciopero generale indetto dal sindacalismo di base.

Antifascismo, Comunicati, Società

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