Noi non ci stiamo!

I tentativi delle forze politiche della destra milanese di utilizzare la risoluzione del Parlamento europeo in cui si mettono sullo stesso piano nazifascismo e comunismo per condurre la loro battaglia anticomunista a Palazzo Marino certamente ci indigna ma non ci sorprende. È nella natura delle cose. È nella natura della destra.

Dovremmo invece essere sorpresi leggendo un comunicato sottoscritto da varie organizzazioni che “respingono le provocazioni della destra milanese”.

In questo comunicato, difatti, non troviamo una sola parola per denunciare il fatto che a votare la risoluzione del Parlamento europeo siano stati anche gli europarlamentari del cosiddetto Partito Democratico. Non troviamo una sola parola per denunciare il fatto che tra quegli europarlamentari del PD c’è Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, fatto eleggere proprio da coloro che firmano questo comunicato.

Per non parlare del fatto che quella risoluzione non è un “incidente di percorso” ma bensì la naturale evoluzione verso cui marcia a passo spedito l’Unione Europea: altro che culla della democrazia e della libertà! E con buona pace di coloro che dicono di volere un’Europa dei popoli!

Quella risoluzione, infatti, è rivolta innanzitutto contro i popoli, contro i lavoratori. È precisamente il frutto di questa Europa, che ha come principale obiettivo creare le condizioni ideali per sfruttare e schiacciare i lavoratori e le loro famiglie sotto il suo tallone di ferro.

E per non parlare dei vari distinguo, anche tra chi ha firmato questo comunicato, per dire che si, è sbagliato paragonare fascismo e comunismo, però in fondo gli stalinisti erano tanto cattivi. Fingendo di dimenticare chi ha schiacciato il nazifascismo con il ferro e con il fuoco.

Le amnesie e i distinguo non sono una buona premessa per questa “levata di scudi” antifascista.

Ci dispiace che anche alcuni compagni abbiano aderito a quel comunicato, forse guidati dalla fretta.

A loro ci rivolgiamo perché riflettano: uniamoci in questa lotta che si annuncia lunga e difficile.

A tutti vogliamo ricordare che sarà la classe operaia, saranno i lavoratori che giudicheranno ed emetteranno la sentenza come già hanno fatto in passato. Ricordatevi che “i grandi industriali italiani scelsero una volta la strada della più dura repressione, la strada del fascismo, ma la storia dimostró che non scelsero la strada giusta, si trovarono dopo vent’anni ad avere le fabbriche rovinate, distrutte dai bombardamenti ed il paese portato alla rovina” (Pietro Secchia).

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