Morire di lavoro – A Quarto Oggiaro

Il 21 Giugno 2013 si è spezzata la vita di un operaio di origini albanesi, a causa di un incidente durante i lavori di ristrutturazione di una scuola in via Cittadini 9, a Quarto Oggiaro. Poco importa se l’uomo fosse regolarmente o meno in Italia, come si affannano a stabilire le testate giornalistiche (per la cronaca, era regolare). Ciò che infastidisce è che si tratterà dell’ennesima morte bianca, che non avrà responsabili se non il pezzo di laterizio che si è staccato improvvisamente dalla canna fumaria in cui l’uomo stava lavorando.

E’ difficile credere che la ditta che lavorava in subappalto alla ristrutturazione della scuola, operasse con tutti i crismi del rispetto del lavoro. Un conto, infatti, è che avesse tutte le carte in regola ai sensi di legge, come comunicano dal  Comune di Milano. Un’altro è che lavorasse rispettando veramente la dignità di esseri umani dei propri impiegati. Da tempo ormai le leggi sul lavoro si sono piegate alla logica del mercato, riducendo l’uomo ad un mero strumento per raggiungere gli obiettivi di economia ed efficienza senza i quali “non si riesce a stare sul mercato”. Proliferano i contratti di apprendistato, di primo impiego, in cui la clausola non scritta è che le ore lavorate dovranno essere ben di più di quelle formalmente indicate, pena la rescissione del contratto. Questo è ancora più vero nel settore edile, dove spesso il contratto di lavoro è soltanto un paravento dietro al quale si consuma il peggiore sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Tanto più se il lavoratore è avanti negli anni ed esposto alla concorrenza di forza lavoro più giovane, più disperata e, quindi, più “produttiva” dal punto di vista del datore di lavoro. Forse è il caso dell’operaio morto, il cui ritratto è quello tipico del proletario urbano: 40 anni, immigrato, quattro figli. O forse quest’uomo lavorava nella migliore delle imprese edilizie esistenti.

In un caso, o nell’altro, quello che rimarrà alla famiglia della vittima sarà il “sincero” cordoglio del Comune e della città tutta.

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