Milano non è un’isola felice

In televisione assistiamo ormai ad una passerella giornaliera dei cosiddetti “esperti in politologia”, che dipingono Milano e il suo territorio metropolitano come una specie di paradiso terrestre se confrontato con l’inferno romano.
È proprio così? Giudicate voi!
Nel 2011 quando si è insediata la giunta comunale “arancione” di Giuliano Pisapia, secondo l’ISTAT, il tasso di disoccupazione era pari al 5,8%; alla fine del suo mandato questo tasso nel territorio dei 134 comuni della città metropolitana milanese (CMM) aveva raggiunto quasi il 9%, pur rimanendo inferiore a quello nazionale. La de-industrializzazione, con la chiusura e la de-localizzazione di molte fabbriche, ha colpito pesantemente la CMM; i settori occupazionali, presi insieme, hanno perso complessivamente circa 376 mila occupati nel periodo che va dal 2008 alla fine del 2015.
Oggi, fatto uguale a 100 l’ammontare delle forze-lavoro occupate nella CMM e nel comune di Milano abbiamo questa realtà: agricoltura, 0,3% nella CMM e 0,1% a Milano; industria, 18,4% nella CMM e 9,1% a Milano; costruzioni, 4,2% nella CMM e 4,5% a Milano; terziario, 77,1% nella CMM e 86,3% a Milano.
Con la fine della grande fabbrica fordista, col suo numeroso esercito di salariati, soprattutto nelle attività metalmeccaniche, tessili e chimiche, sono diventate preponderanti le attività terziarie e le imprese private di modesta dimensione, sempre più in crisi. Oggi la dimensione media delle imprese nella CMM si aggira intorno ai 4,3 addetti per unità locale e le forze-lavoro, quando hanno la fortuna di avere ancora un salario, sono però sparse ed atomizzate sul territorio: ciò rende oggettivamente difficile organizzare una forma di lotta unitaria, sindacale e politica, perfino contro la soppressione dei più elementari diritti della classe lavoratrice. Sempre l’ISTAT ha pubblicato nel 2015 un rapporto sulla povertà assoluta e relativa in Italia, dove le due forme, prese insieme, coinvolgevano nella CMM il 15% della popolazione metropolitana (circa 480.000 residenti).
A chi sta a “bocca aperta” davanti ai grattacieli della zona Repubblica – Porta Garibaldi di Milano, non può comunque dimenticare cosa sorgeva in quelle aree e che fine hanno fatto gli abitanti che risiedevano negli antichi cortili abbattuti. Non può nemmeno dimenticare che nella torre del cosiddetto “bosco verticale” si vendono appartamenti a 14 mila euro al metro quadrato e si affittano abitazioni con canoni pari a 7 mila euro al mese, mentre nel capoluogo lombardo e in tutta la CMM esiste una vera e propria emergenza casa per i ceti sociali meno abbienti. Viviamo inoltre in un territorio che è fra quelli più inquinati d’Europa e che presenta molte emergenze ambientali mai risolte e assai pericolose per la nostra salute, che riguardano l’aria, l’acqua, l’assetto idrogeologico, il consumo e il risanamento del suolo, il riciclo dei rifiuti, la congestione del traffico automobilistico, etc..
A coloro che continuano a ritenere Milano “capitale morale d’Italia” ricordiamo che ancora recentemente, sempre a proposito di Expo 2015, sono state arrestate 11 persone anche per infiltrazione mafiosa, in relazione alle costruzioni del Palazzo dei Congressi, dell’Auditorium e dei padiglioni della Francia, del Qatar e della Guinea. Altri 59 arresti sono stati eseguiti per infiltrazione della ‘ndrangheta calabrese nell’assegnazione degli appalti relativi alla ristorazione e al servizio di catering per lo stadio di San Siro. Inoltre, ancora a Milano sono stati emanati 30 mandati di arresto inerenti alla costruzione della TAV Milano-Genova e la solita A3 (la Salerno-Reggio Calabria).
Come se non bastasse, lo stesso Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dopo essere miracolosamente uscito indenne dagli arresti che avevano messo le manette alla maggior parte dei suoi stretti collaboratori accusati di corruzione, truffa e tangenti sugli appalti, quando era commissario unico di Expo 2015, ha richiesto perfino l’intervento dell’esercito per presidiare un territorio divenuto il teatro di una guerra tra bande.
Milano e la sua area metropolitana non sono quindi un’isola felice ma gli ennesimi simboli di una degradazione politica e morale della democrazia borghese che rappresenta gli interessi economici del grande capitale ed è anche collusa con organizzazioni criminali. Per superare questa realtà non occorre uno stato di polizia ma un cambio di potere rivoluzionario a tutti i livelli di governo del territorio (comuni, città metropolitane, provincie, regioni e Stato). Occorre insomma un governo completamente nelle mani della classe lavoratrice e dei suoi alleati.

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