Maroni vince ma la Lega e Berlusconi non ridono

Roberto Maroni, segretario della Lega Nord, è il nuovo presidente della regione Lombardia, eletto col 42,81% dei voti validi nella recente tornata elettorale del febbraio 2013 La maggioranza dei votanti lombardi, nonostante l’alleanza di destra tra la Lega Nord e il Partito della Libertà (PDL) di Berlusconi, non ha dato quindi la fiducia a Maroni, che acquisisce il maggior numero dei posti in Consiglio regionale grazie al truffaldino e anticostituzionale “premio di maggioranza”.

La Lega comunque non può ridere troppo per la vittoria di Maroni; essa nelle elezioni regionali del 2010 in Lombardia aveva conquistato il 26,20% dei voti mentre oggi il peso dei suoi voti di lista è sceso al 12,96%.

Ma anche Berlusconi non ride: il PDL che nel 2010 aveva raccolto il 31,78% dei votanti, questa volta si deve accontentare del 16,73%!

Certo se pensiamo agli eventi scandalosi che vedono come imputati l’ex presidente Formigoni, una parte dei suoi ex assessori e la maggioranza degli ex consiglieri regionali della destra e lo stesso Berlusconi coi suoi processi, i voti di Lega e PDL ci sembrano pure troppi!

Il PD  col suo 25,32% di voti è si diventato il primo partito in Lombardia ma la sua modesta crescita (22,89% nelle elezioni del 2010) non ha consentito ad Ambrosoli di vincere fermandosi al 38,24% dei votanti. Il PD, anch’esso coinvolto da suoi esponenti in episodi di tangenti (caso Penati) e sull’uso illegale di fondi pubblici (caso di ex consiglieri regionali) non è stato considerato dall’opinione pubblica come una reale alternativa al centrodestra. Il PD lombardo è apparso,  un complice del sistema di spartizione degli appalti pubblici ed affari messo in pratica  da  Formigoni, referente politico di Comunione e Liberazione e dal suo braccio economico: la Compagnia delle Opere. Non è infatti un mistero che alla guida di redditiere operazioni immobiliari e grandi progetti, vi siano società di diritto privato, con al loro interno soggetti economici e finanziari di area nera, grigia, bianca e arancione pallido, amorevolmente intrecciati.

A proposito di “arancione”, SEL il partito di Vendola, ruota di scorta del PD, ha vistosamente bucato, non andando aldilà di un modestissimo 1,8% mentre il partito di Antonio Di Pietro (IDV) è crollato allo 0,64% quando nel 2010 aveva preso il 6,28%.

Il Movimento 5 Stelle (M5S) è l’unica formazione politica che ha fatto un balzo in avanti impressionante, passando dal 3% dei consensi nel 2010 al 14,33% anche se quello della Lombardia è stato il peggiore risultato conseguito nella penisola. La campagna elettorale contro i privilegi della “casta” partitica tradizionale, che per sua incapacità ha reso ancora più drammatica la situazione sociale nel nostro paese, ha dato i suoi frutti ma non vediamo nel M5S una messa in discussione del capitalismo, vero colpevole,  ne un progetto alternativo di nuova società.

Sulla lista “ETICO”, che comprendeva anche i partiti di Ferrero e Diliberto, stendiamo un pietoso velo. Questa lista non è nemmeno riuscita a confermare i voti che la Federazione della Sinistra aveva preso nel 2010 (2,04%), scendendo sotto l’1%. E’ questa l’ennesima prova che togliere “falce e martello” dal simbolo elettorale e mettere in soffitta il marxismo-leninismo non porta automaticamente voti. Per rastrellare consensi i comunisti devono dimostrare di essere insensibili alle lusinghe riformiste delle sirene borghesi e, giorno per giorno, darsi da fare per convincere le persone che la causa strutturale dei nostri mali è il capitalismo, che non si può riformare ma solo abbattere.

Occorre insomma un vero Partito Comunista capace di coagulare in Lombardia un fronte unito di operai, studenti, intellettuali, lavoratori autonomi, ceti intermedie pensionati, che sono le forze sociali più toccate dalla crisi, per costruire intorno all’obbiettivo principale del diritto ad un lavoro stabile e sicuro per tutte le persone, un ampio movimento di lotta.

Osvaldo Lamperti, membro del Comitato Regionale della Lombardia di CSP-Partito Comunista

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