Marcegaglia: comunicato congiunto del Partito Comunista e del Fronte della Gioventù Comunista di Milano

Il 7 luglio scorso, gli operai che nei giorni precedenti avevano occupato il tetto ed il carro ponte dello stabilimento Marcegaglia di Milano in viale Sarca, hanno deciso di liberare il presidio e hanno sottoscritto un accordo che offre loro la possibilità di continuare a perseguire la battaglia per il ricollocamento.
Come giustamente fanno notare questi stessi lavoratori, Marcegaglia è uno dei gruppi padronali più potenti d’Europa. Non a caso Emma Marcegaglia è il presidente degli industriali europei, oltre ad essere presidente di Eni e ricoprire così un’importante carica pubblica.
Valutando i risultati ottenuti in Prefettura essi aggiungono: fuori dal contesto può sembrar poco ma parametrato alle nostre forze esiguissime, alle difficoltà lampanti fuori al cancello di organizzare il sostegno militante e non solo solidale, e al mostro che avevamo di fronte è un grandissimo risultato! E la lotta non è finita, anzi è solo all’ inizio.
Di fronte ad un gigante come Marcegaglia, che non solo detiene il potere e l’influenza per bloccare e manipolare l’informazione su piccoli e grandi media, ma dimostra apertamente tutta la volontà di schiacciare e piegare questi sette operai a monito di tutti gli altri, Alfredo Cristian Franco Gianni Massimiliano Roberto e Sergio hanno dimostrato nel loro “piccolo” che con l’intelligenza, la determinazione e l’unione è possibile lottare e resistere, almeno in parte, alla sopraffazione dei padroni.
Ma tutto questo non basta! Purtroppo, se pure essi siano usciti a testa alta da questa lotta, che per altro non si è ancora conclusa, dobbiamo constatare che, comunque, lo stabilimento di viale Sarca verrà definitivamente chiuso, che altri posti di lavoro sono andati perduti, che le condizioni di lavoro e lo sfruttamento per chi rimane sono aumentati.
Essi stessi riconoscono per altro le difficoltà lampanti fuori al cancello di organizzare il sostegno militante e non solo solidale.
La loro lotta, infatti, dimostra anche che la solidarietà da sola non basta! Senza l’organizzazione queste lotte, se pur valorose, rimarranno isolate; e la maggior parte dei lavoratori non troverà la forza per reagire allo sfruttamento dei padroni e del governo che li rappresenta.
Questo dovrebbe essere il ruolo di un sindacato dei lavoratori. Purtroppo anche in questo caso le cose sono andate diversamente. Così la Fiom, che pure raccoglie ancora tra le proprie fila migliaia di operai e a cui appartenevano la maggior parte di questi lavoratori, ha dimostrato tutta la sua attuale debolezza e l’inadeguatezza (nella migliore delle ipotesi) dei suoi gruppi dirigenti, che non sono più in grado (ammesso che lo vogliano) di mobilitare almeno gli iscritti in alcuna campagna di solidarietà e sostegno a chi si vede privato del proprio posto di lavoro. Ma non possiamo non osservare che anche il sindacalismo cosiddetto di base preferisce seguire la logica delle sette ed è incapace (ma anche qui sorge il dubbio sulla reale volontà) di muoversi sul terreno della difesa degli interessi di TUTTI i lavoratori preferendo quello delle tessere e delle prebende che ne derivano.
Fino a quando non sorgerà un fronte unitario dei lavoratori, sarà forse possibile qualche successo parziale e provvisorio, ma nulla di più. Perché la resistenza dei lavoratori sarà effetto solo del caso: dell’esistenza o meno di qualche lavoratore più coraggioso (o disperato) degli altri; o dell’esistenza o meno di un sindacato un po più disponibile alla lotta.
Fino a quando non sorgerà un fronte unitario dei lavoratori: che unisca e organizzi i lavoratori, a prescindere dalla loro appartenenza sindacale; che li unisca e li organizzi per affrontare non solo le lotte in difesa dei posti di lavoro minacciati, o per difendere i propri miseri salari; che li unisca e li organizzi anche per aiutare i loro compagni in difficoltà; per strappare nuovi diritti e migliori salari ai padroni; per riaffermare il proprio valore e il posto che spetta loro nella società. Perché sono gli operai che producono la ricchezza. Perché l’unico modo per eliminare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, su cui si fonda la società capitalista, è che gli sfruttati di tutte le età si uniscano nella lotta per spezzare le proprie catene e per costruire il socialismo-comunismo. È compito di tutti i lavoratori, in particolare delle nuove generazioni, organizzare un’adeguata opposizione di classe, senza la quale il futuro può solo vedere come uniche alternative la disoccupazione, la precarietà e lo sfruttamento.
Rinnoviamo il nostro sostegno senza condizioni ai compagni lavoratori della Marcegaglia, fiduciosi che sapremo marciare fianco a fianco nelle dure lotte che ancora ci attendono. La lotta paga.

W l’unità della classe operaia!
Tutto il potere agli operai!

 

 

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