Mantova : nuove dismissioni industriali

Mantova, chiude la IFI dopo la Burgo e in provincia Wella e Reni.

Si sta verificando quello che il capitalismo aveva preannunciato: devastazione industriale e produttiva e quindi marginalizzazione sociale.

Mantova e distretto in ginocchio con la chiusura di IFI (Italia Filtri):   l’avvio della delocalizzazione iniziata con la SOGEFI della tessera n. 1 del PD Di Benedetti (proprietario, con le coop emiliane, dell’ospedale ex-pubblico di Suzzara oltre a strutture sanitarie e RSA emiliane e lombarde) prosegue senza intoppi, tanto che la lotta dei lavoratori sembra non poter nemmeno più incontrare un ostacolo: e proprio così si vede come il padrone abbia vinto.

Non ha più importanza perchè si chiude e dove si va a produrre. Il dato è che l’Italia (e quindi anche le numerose realtà locali), sono sacrificate da un strategia economica che ha deciso di produrre altrove, dove il coso del lavoro ha un ben altro carico. E la politica,  tutta, sta da quella parte.

La globalizzazione oggi appare per quello che è: non erano i paesi ex poveri e senza diritti a dover acquisire diritti e garanzie per i lavoratori che, nell’occidente ex progressita, erano stati conquistati con le lotte ma l’esatto contrario. Anzi, i  nostri lavoratori non potrranno nemmeno adeguarsi a questa nuova schiavitù, gestita altrove.

La rassegnazione è fotografata a Mantova dalla situazione di Burgo e IFI e,  in provincia, da Wella e Reni, in aggiunta alle altre situazioni a forte rischio,  che completano le devastanti chiusure degli ultimi due anni che hanno colpito l’intera provincia, come del resto il paese.

Il tutto aggravato dalla posizione di un sindacato che si mostra addirittura “sorpreso” di fronte a questa ennesima chiusura!

E ciò  la dice  lunga circa le difese su cui la classe operaia, oggi, può contare.

Da comunisti ribadiamo con quanta urgenza occorra oggi  ripartire da un fronte unico dei lavoratori espulsi dalla produzione e colpiti dalla crisi, imporre una rappresentanza di classe che non esiste più a  livello sindacale come  politico e smascherare le insopportabili finzioni dei sindacati confederali e dei partiti più o meno tradizionali, a partire dalla finta sinistra ritrovata del PD e dei suoi cespugli.

L’ ultima pagliacciata elettorale, infatti, dimostra come in Italia, a destra come nella finta sinistra e nei nuovi movimenti interclassisti tipo 5 stelle,  nessuno abbia la più pallida idea di cosa significhino le tragiche condizioni di vita dei lavoratori, in particolare terminata la retorica della campagna elettorale.

 

Uscire dall’Europa dei padroni e delle banche che impone la distruzione del tessuto sociale e dei dirtti conquistati con la lotta, costruire un soggetto di classe che non si svenda al potere borghese e sappia ribadire i principi chiari di difesa della condizione operaia e quindi della lotta per una società migliore,  è l’unico modo per reagire allo scempio sociale e smascherare le troppe ipocrisie politiche a cui assistiamo.

 

Monica Perugini

Segretario Regionale CSP – Partito Comunista Lombardia

 

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