Mantova: crisi devasta il territorio

burgoMantova – Sulla stampa locale è stato pubblicato un intervento sulla forte crisi che sta devastando il territorio mantovano: dopo la chiusura di Sogefi, Wella, la chiusura di buona parte dei calzifici, la crisi continua dell’Iveco e il degrado dell’area del destra Secchia, in città chiudono due fabbriche storiche, la Cartiera Burgo e la raffineria IES. Ora come allora tanta demagogia per  coprire che sindacato e PD, vero padrone di questo territorio al confine con l’Emilia, sapevano tutto. Cos’ come per la vicenda ex BAM, la (allora fortissima) banca del territorio assorbita da MPS e oggi in stato comatoso.

Concordiamo completamente con quanto sostenuto dai compagni  del partito del lavoro, affiancati (addirittura!) da  SEL, a proposito delle vicende mantovane sulla crisi del mondo del lavoro e sulla necessità di mettere al primo posto della politica la questione del lavoro e delle condizioni di vita delle classi lavoratrici che si stanno sempre più proletarizzando, spinte in una progressiva condizione di emarginazione sociale,  anche se svolgono occupazioni che sembravano garantite da ogni attacco.  

Gli esempi delle banche e dei servizi pubblici (dalla sanità ai trasporti, dall’acqua al sociale) conferiti in gestione a cooperative che hanno snaturato la loro stessa origine, divenendo le nuove forme dello sfruttamento, sono eloquenti.

Bisognerebbe però proporre un diverso tipo di società e non  pietire al governo di porre al centro della propria politica la questione del lavoro!

Come può un governo che è il comitato d’affari della borghesia, banche e capitale europeo, che applica in modo rigoroso le direttive europee impartite da questi potentati, avere a cuore le condizioni di vita e i diritti dei lavoratori? Le sue priorità sono altre, del tutto opposte:  massimizzare i profitti, approfittare di una crisi strutturale che li vede in vantaggio su un avversario di classe che hanno sconfitto e che vogliono ridurre allo stremo, ben sapendo che sono infinite le opportunità di trovare masse indifese di lavoratori disposti a tutto per sopravvivere. Questa è la politica dell’attuale governo PD/PDL ed è illusorio pensare che possa cambiare. Contendersi il palco nelle situazioni drammatiche di crisi e proporre cose giuste ma che si sa non verranno nemmeno prese in considerazione, se non nella demagogia di alcuni settori del PD  a cui spetta il compito di tenere la posizione fra chi li aveva votati, ben sapendo che direzione politica è completamente opposta, non solo può apparire ingenuo ma addirittura controproducente e vede  emergere la responsabilità di chi,  a sinistra, ribadisce tale posizione.

E da chi sta comunque in alleanza  col Pd a livello nazionale (fino alla rottura sulla scelta di governare col  PDL) e in ogni sede locale, come avviene per SEL, non c’è da aspettarsi nulla di buono. L’esempio della pagliacciata sull’acqua ex pubblica, a tale proposito, va sempre ribadito. A tale proposito, poi, non abbiamo sentito alcuna autocritica da chi, a sinistra, ha sostenuto a spada tratta una politica demenziale che ha di fatto avallato la privatizzazione sempre targata Pd/Pdl  in cambio della promessa di abbassare le tariffe (sic!) dato che è avvenuto l’esatto contrario.

Ripartire da questa  crisi, che diventerà sempre più grave,  con un movimento dei  lavoratori che chiede una società completamente diversa, ispirata ai principi socialisti dell’eguaglianza,   dove i diritti sociali sono garantiti e i servizi tornano ad esse gestiti in forma pubblica,  diviene possibile se si ribaltano i rapporti di forza, se si mette al primo posto la difesa degli interessi di classe, se si svela la connivenza dei sindacati confederali e di una finta sinistra opportunista che specula  sulla pelle dei lavoratori,  se si dice forte che occorre uscire dall’Europa e svincolarsi da imposizioni divenute obbligatorie con la modifica della nostra Costituzione e che faranno degenerare la condizione operaia e di tutti i lavoratori.

Strappare la cassa integrazione più lunga possibile è sacrosanto: ma quando sarà finita? Il governo non imporrà mai ai padroni che hanno delocalizzato nei paesi dove il costo del lavoro è irrisorio e i profitti elevatissimi, di tornare in Italia, anzi è la “rossa” Emilia governata da PD, SEL , PRC a tracciare il cammino: ha  istituito un servizio pubblico per sostenere le imprese provate che vogliono delocalizzare all’esterno, in Serbia innanzitutto! La  vicenda Omsa insegna.

Questa lotta si può fare e l’esempio dei tranvieri e dei lavoratori dei servizi pubblici che la giunta “rossa” di Genova  vuole privatizzare, dicono che è possibile lottare per un tipo diverso di società dove i diritti siano tali e non elemosina.

 

Monica Perugini

Segretario Regionale CSP – Partito Comunista

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