MANTOVA, CRISI BURGO, LA COSTITUZIONE RECITA DI ESPROPRIO, SE NE RICORDA  LA FINTA SINISTRA CHE RITROVA LA PIAZZA PRIMA DELLE ELEZIONI?

burgoLa vicenda degli operai della Burgo è angosciante anche perchè, arriva dopo le molte, troppe altre cirisi che hanno colpito un territorio come il mantovano  che credeva (e ancora crede) di essere al riparo dalla devastazione socio economica generata dalle chiusure aziendali e da ciò che ne deriva.

Che senza le industrie e le fabbriche l’intero contesto sociale non possa andare avanti, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, anche a coloro che pontificavano anni fa e da “sinistra” che la classe operaia era obsoleta.

Eppure, con le elezioni alle porte, questi partiti e i loro referenti locali, in carne ed ossa, da una parte portano solidarietà e dall’altra ribadiscono il sostegno alle nuove opere commerciali e di servizi che, in base alla logica che perseguono, dovrebbero sostituire il lavoro manifatturiero.

Centri commerciali, autostrade inutili, edilizia destinata a rimanere incompita. Basta fare un giro per la città per rendersene conto. Nemmeno il rondò di zona Belfiore (un ex oasi verde in riva al Lago Superiore zona rimpizzata di edilizia pseudo residenziale -vuota- per mano di tutte le giunte di centro sinistra e con la sola posizione contraria di pochi sia nell’allora maggioranza ma pure nell’allora opposizione) si è riusciti a terminare e il degrado dell’area circostante ha superato il livello di fatiscenza.

 

Eppure quell’edilizia doveva portare lavoro. I centri commerciali da costruire dopo la sbornia trasversale degli Iper Coop e Iper Gigante,  sono passati di mano: la Coopsette che avrebbe dovuto costruire nell’area ex palazzetto dello sporto (non si capisce come a 100 metri da Palazzo Te!), è fallita sommersa dai debiti (era un colosso con migliaia di lavoratori e ha passato  la mano al nemico (?) giurato di Esselunga (quello di “Falce e carrello per intenderci) che ora scalpita per iniziare ul’altro scempio.

 

Il Motorcity (un autodrono privato sempre di Coopsette a ridosso della provincia di Verona) non si fa più e per lo stesso motivo per cui, a dispetto di quanto scrive la cronaca locale, non si tratta di una vittoria di faida interna al PD che ha portato a rinunciare, ma del fallimento di una cooperativa che oltre all’edilizia si era imbarcata nell’editoria televisiva, nelle case di riposo ed altro ancora e non, non avendo più un soldo, oggi lascia a casa i lavoratori.

Non c’è nemmeno il tempo di leggere la notizia sui giornali locali (sempre molto silenti quando si parla delle nefandezze delle cinghie di trasmissione amiche) che i referenti PD che questo ennesimo scempio lo reclamavano a gram voce, ora esultano, paladini del rispetto dell’ambiente.

 

E così per la Burgo: nessuno ricorda la Sogefi di cui questa  vicenda sta ripercorrendo tutte le tappe o la OMSA di Faenza che interessa da vicino il mantovano.

La lotta sindacale è sempre di retroguardia: quella per la cig. E poi

Il sindacato se la prende con la Provincia che non convoca il tavolo istizionale e solo una voce esce dal coro, quello della Martelli vice presidente della Provincia che con un coraggio raro di questi tempi in quelle stanze,  dice la verità su quel tavolo che non conta niente e ha poteri e che si limiterebbe ad una inutile passerella che la vedrebbe come terminale di rivendicazioni per le quali l’ente che presiede non ha competenza.

 

Noi comunisti invece ricordiamo che la Costituzione italiana all’art. 41 recita così: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i prgrammi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” e che  per l’ art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”.

 

Basterebbe applicare questi principi:  espropriare, come dice la Carta, le imprese in crisi per motivi di interesse generale: significherebbe rimetterle in sesto con ben altre politiche industriali, obbligare la pubblica amministrazione a rifornirsi di materie prime da quelle imprese, garantire il lavoro e al tempo stesso la difesa dell’ambiente, abbandonando l’inseguimento del profitto e prevedere la redistribuzione della ricchezza prodotta.

 

E’ socialismo, ma sta in Costituzione:  oltre alla Burgo potrebbero essere salvate tantissime realtà industriali del nosro territorio e del paese; ciò darebbe una svolta alla crisi e si contrapporrebbe a chi ha l’ha voluta e ne gode, come banche, padronato e lobby europee.

 

In tempo di elezioni  se ne dovrebbe ricordare chi ha patrocinato le sceneggiate televisive filo – PD  sulla Costituzione: dopo averne  snaturato i principi fondamentali, poichè  il cambiamento della seconda parte  ha reso vana la prima, non si può non ricordare che  quella revisione costituzionale proposta in tempi di centro sinistra, fu votata sia dal  PD che dal PDL.

 

Prima din quella sciagurata modifica,  si, la nostra Costituzione,  era la più bella del mondo!  Ma anche adesso potrebbe servire e proprio nel campo della responsabilità sociale dell’impresa,  se la si volesse applicare.

Non crediamo si farà e per questo invitiamo i lavoratori e chi  vive la crisi sulla propria pelle a non votare; nè la destra liberista e reazionaria ma nemmeno questa “finta sinistra”, compresa quella che si dice alternativa al PD ma già ipotizza alleanze che, in Lombardia, peraltro, con quel partito, ha già fatto.

Non si può più prestare il fianco a chi è responsabile della crisi pagata dalle classi popolari e ha portato a tale risultato (Monti chi lo ha voluto?) avendo già governato, governando  e  volendo governare ancora con gli stessi valori reali delle destre.

Che differenza e che utilità potrebbe mai esserci, se non per gli interessi di casta di coloro che siederanno sulle poltrone tante ambite.

Sia questa un’opportunità perche proprio dai lavoratori e dalle classi popolari marginalizzate  parta il riscatto e si inizi il lavoro per ricostruire una rappresentanza di classe, capace di difendere senza finzioni gli interessi di chi oggi non ha tutele, nè in politica, nè nel sindacato confederale.

 

Monica Perugini

segretaria regionale CSP PARTITO COMUNISTA

Lombardia

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