Mal d’aria

Feb 03, 2017 No Comments by

La provincia di Pavia, in particolare la Lomellina, insieme alla Città Metropolitana milanese – soprattutto Milano – hanno il triste primato di essere comprese nei territori più inquinati d’Europa per quel che riguarda la qualità dell’aria che respiriamo.
Il Report 2016 di Lega Ambiente, monitorando i livelli critici dell’inquinamento atmosferico del 2015 in 90 città italiane capoluoghi di regioni e province, mette al primo posto Frosinone ma al secondo troviamo la città di Pavia, al terzo Vicenza, al quarto Milano e al quinto posto Torino. In Lombardia l’inquinamento dell’aria dovuto a polveri sottili (PM10 e PM2,5) ha superato per molti giorni in un anno i limiti di legge non solo a Milano e Pavia ma anche a Bergamo, Brescia, Verona, Lodi, Mantova, Como e Monza.
Senza farla troppo lunga è ormai dimostrato che dall’aria cattiva dipendono molte malattie polmonari, cardiovascolari, l’incremento della mortalità e perfino la riduzione della speranza di vita. Un recente studio coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio, con la partecipazione di altri enti ed università, ha evidenziato che col solo rispetto dei limiti di legge previsti per la concentrazione di polveri sottili nell’aria si potrebbero salvare circa 11 mila vite all’anno sul territorio nazionale, riducendo anche i costi collegati all’inquinamento atmosferico stimati fra i 47 e i 142 miliardi di euro/anno.
E’ comunque nella Lomellina (PV) che si registrano fatti inquietanti sull’inquinamento ambientale che minacciano la salute delle persone. Fatti denunciati espressamente alla Procura della Repubblica di Pavia da parte di un coraggioso cittadino e da noi verificati. Diamo qui di seguito alcuni esempi.
A Sannazzaro de’ Burgondi (più di 5.500 residenti) più di un mese fa nella raffineria ENI si è verificato un poderoso incendio che ha emesso nell’aria una grande quantità di sostanze tossiche come l’idrogeno solforato ed altri derivati volatili degli idrocarburi. Ancora oggi non sono state chiarite le cause dell’incendio e le possibili conseguenze della nube tossica sulla salute dei lavoratori e dei residenti. Non contenta dei pericoli derivanti dalla presenza della raffineria ENI, La Giunta della Regione Lombardia ha creduto bene di dare il suo assenso alla realizzazione, in terreni vicini, di una grande discarica di cemento-amianto; discarica osteggiata dai sindaci dei comuni limitrofi, dagli agricoltori, da comitati e associazioni popolari.
Nel comune di Parona (circa 2.000 residenti), dove non ci si fa mancare nulla, oltre all’inquinamento da polveri sottili, ha preso casa anche il mal d’aria dovuto alla presenza di materiale radioattivo. Nel 2011 nel territorio comunale vengono depositati materiali che contengono il radio 226, presso la ditta Intals S.p.A. che produce leghe di alluminio riciclando rifiuti dello stesso materiale. Il radio 226 è un elemento che dimezza la sua carica radioattiva dopo 1.600 anni. Questi rifiuti provenivano dall’azienda Somet S.p.A. localizzata nella città di Ambivere (Bergamo). Il Politecnico di Milano, in un suo studio, sempre del 2011, sul materiale radioattivo stoccato a Parona, sconsigliò l’opzione di mantenerlo in questo comune in quanto privo di adeguate condizioni per la sicurezza ambientale. Sempre a Parona, nel novembre del 2016, nell’inceneritore di “Lomellina Energie” s.r.l. arrivano su camion una rilevante quantità di rifiuti indifferenziati provenienti dalla discarica di Grasciano di Notaresco – Teramo. Insieme a questi rifiuti si scopre la presenza di materiale radioattivo costituito da iodio 131, un radionuclide medicale. Interessata dalla scoperta, l’ARPA (Agenzia Regionale per l’ambiente) di Pavia, pur costatando l’esistenza di una radioattività ambientale sopra i livelli normali, dichiara che non esistono particolari criticità dal punto di vista della radio-sicurezza, sostenendo che dopo 8 giorni di decantazione il materiale può essere bruciato: ed è ciò che avviene.  Peccato però che l’articolo 3 dello Statuto comunale di Parona vieta perfino il transito del materiale radioattivo su tutto il territorio della città!
Da alcune analisi fatte da esperti sembra che questo inceneritore – chiamato “termovalorizzatore” per confonderci le idee – produca anche “polli alla diossina” per “valorizzare” la nostra beneamata cucina. Eppure, anziché sostituirlo con un impianto tecno-ecologico avanzato, capace di produrre energia e materia dai rifiuti, si vuole ampliarlo suscitando una montante, vasta opposizione popolare, alla quale anche noi comunisti ci associamo.

Comitato Regionale Lombardia

Ambiente

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