Con i lavoratori della Belleli, che hanno sempre sostenuto la lotta di tutti

Mar 11, 2016 No Comments by

La crisi della Belleli, storica fabbrica metalmeccanica mantovana, vede la caduta dell’ultimo presidio industriale (ed occupazionale) di rilievo e con esso dell’ultima resistenza operaia della città.

La proprietà americana ha deciso di ridurre drasticamente i salari, intervenendo sulle retribuzioni accessorie e di mettere mano al “personale”, parlando chiaramente di esuberi e ricollocamenti  – possibili o meno.

La risposta operaia è stata immediata, a riprova del forte radicamento sindacale di questa fabbrica, i cui operai sono sempre stati avanguardia nelle lotte e non solo dei metalmeccanici, nei tanti tempi bui conosciuti dalla città.

Non si dimentica la lotta intrapresa dopo il tracollo della vecchia proprietà locale, travolta dagli scandali, fatti pagare, come sempre, ai lavoratori. Eppure a quel tempo il salvataggio era stato possibile e al posto del padrone locale, fattosi dal niente e finito nel niente, sono arrivati gli americani. Invece del padrone adesso c’è una sigla che è persino difficile identificare in persone in carne ed ossa. I dispacci con cui i vari AD comunicano le scelte della proprietà, imputano la decisione alla crisi del petrolio ed alle conseguenti perdite che il presidio sta sopportando.  Noi siamo al fianco dei lavoratori della Bellelli, riconoscendo loro non solo il diritto al lavoro ed alla sua dignità ma pure l’importanza di quella consapevolezza di classe che hanno sempre dimostrato, schierandosi costantemente e per primi al fianco, della altre realtà in lotta del territorio.

Tuttavia non possiamo nasconderci come la situazione politica e sociale sia radicalmente cambiata rispetto al passato e come, per dirla tutta, politica ed amministrazione pubblica, locale e non, non conti i più nulla nel panorama economico italiano, a dispetto dei proclami e della demagogia che vediamo sbandierare anche in questi giorni.

La decisione di abbandonare l’intero settore industriale del nostro paese è stata assunta da tempo: delocalizzazioni, chiusure, subordinazione a potentati esteri, inconsistenza delle decisioni nazionali, sono i fili della politica industriale e quindi occupazionale italiana che, proprio nel settore del lavoro, dimostra la sua subordinazione.

Il caso Bellelli è la riprova di come l’Italia debba solo obbedire ai diktat di un padronato straniero del quale è impossibile quanto inutile conoscere il volto umano. E che della situazione si lamentino i sindaci e i pubblici amministratori del Pd, poi, è il colmo dell’ipocrisia.

La svendita del nostro patrimonio industriale, la piena sottomissione agli interessi economici e finanziari di UE e USA rappresentano il vero volto della politica intrapresa e voluta da un governo PD – nemmeno eletto – che in pochi mesi ha completato lo smantellamento dei cardini della Repubblica: lavoro, occupazione, scuola, sanità e servizi sociali, pace. E Costituzione Repubblicana.  E tali, ultimi, tragici eventi, sono la declinazione locale di questa politica.

L’accanimento nelle pseudo guerre di liberazione di popoli che tutto volevano tranne che essere liberati (la Libia è l’ultimo degli esempi)  per la conquista di tutti i siti petroliferi importanti e ad esclusivo vantaggio dei potentati europei e americani, poi, sono  l’ennesima dimostrazione di come le responsabilità del partito di governo col suo europeismo spinto, così come di tutti coloro che gli prestano il fianco, finta-sinistra compresa, siano enormi e decisive perché si sviluppi una politica economica che vuole impoverimento, svendita e marginalizzazione sociale del nostro paese, all’interno di un panorama politico europeo contraddistinto da rapporti di forza squilibrati, con lo sbando e la barbarie sociale  ormai alle porte. In cambio si offrono illusioni di civiltà, cavalcate da una grancassa mediatica che vorrebbe offuscare tutto il resto e cade sempre a fagiolo, come accaduto per la (mezza) legge sulle unioni civili. Ma la verità non tarda a tornare con la sua crudezza e allora, in molti, riprendono a sventolare la bandiera, confidando che la nebbia continui ad offuscare le responsabilità ed ad alimentare l’illusione che siamo governati “dalla sinistra”.

Ed è in una smile situazione che si inserisce il crollo degli ultimi presidi industriali come quello della Belleli, purtroppo molto numerosi in tutto il Paese. Rendesi conto della debolezza della lotta e dei risultati che essa oggi essa può ottenere, tuttavia, non può rappresentare una sconfitta. Anzi può aiutare a riconquistare la consapevolezza di come la situazione generale potrebbe cambiare. Se i lavoratori della Bellelli, in passato, con la loro lotta e la loro solidarietà hanno contribuito a salvare se stessi e tanti altri lavoratori di fabbriche in crisi, è stato perché le lotte erano unite da un filo rosso fatto di solidarietà e coscienza di classe. Un forte movimento operaio con una rappresentanza sindacale e politica altrettanto forte e non corrotta da scelte politiche implacabilmente liberiste, in passato, aveva fatto la differenza. Oggi non è più così. E quella rappresentanza di classe per difendere gli interessi di chi lavora, ha lavorato e deve lavorare nel nostro paese, va ricostruita sgombrando definitivamente il campo da una politica fatta di compromessi e connivenze che hanno svuotato la forza del movimento operaio, svendendogli persino l’identità, rimasta vuoto involucro di plastica da usare alla bisogna. Oggi a parte la demagogia dei proclami di referenti politici e dei pubblici amministratori che vanno a braccetto col padronato che a monte ha architettato tali eventi, solo apparentemente imprevisti, non assistiamo alla presenza di un movimento di classe che possa contrastare l’attacco padronale. I lavoratori della Bellelli, che tanto hanno fatto per gli altri e per  l’intera città e che sono rimasti soli in un deserto industriale che, una dopo l’altra, ha dovuto registrare la chiusura di tutte le fabbriche dell’area del capoluogo che ha visto il vecchio e nuovo padronato andarsene all’estero lasciando in cambio un ambiente fra i più inquinati del paese, non abbandonando la lotta di un’intera classe di sfruttati che non ha cessato di esistere, possono fare la differenza. La lotta di questi giorni, dunque, può significare tanto per l’intera collettività mantovana e i comunisti sono davvero al loro fianco e al fianco della loro lotta che, come sempre accaduto, è la lotta di tutti.

Comunicati, Economia, Lavoro

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