L’antifascismo di plastica del PD, dell’ANPI e di vasti settori della sinistra

Ott 06, 2017 No Comments by

Antonio Gramsci definiva il fascismo così:

” Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano”[ L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921].

Qualche anno più tardi, dava questa lettura dell’essenza dell’Antifascismo:

“Un governo di classe di operai e di contadini, che non si preoccupa né della Costituzione, né dei sacri principi del liberalismo, ma che è deciso a vincere definitivamente il fascismo, a disarmarlo e a difendere contro tutti gli sfruttatori gli interessi dei lavoratori della città e della campagna; ecco la sola forza giovane capace di liquidare un passato di oppressione, di sfruttamento e di delitti e di dare un avvenire di vera libertà per tutti coloro che lavorano.
Oggi il Partito comunista è il solo a ripetere queste verità al proletariato. La sua influenza si accresce; la sua organizzazione si sviluppa, ma la maggioranza degli operai e contadini, trascinata dalla Confederazione del lavoro, dal Partito massimalista, a loro volta a rimorchio delle opposizioni costituzionali, non ha ancora riacquistato la propria coscienza di classe; non ha compreso che la classe operaia e contadina è il principale fattore della crisi, perché è il numero irresistibile e la grande forza giovane, e che se non vuole illudersi, deve agire sul terreno della lotta di classe come una forza indipendente, che sarà presto determinante, e non sul terreno della collaborazione di classe per cambiare soltanto la maschera alla borghesia italiana”.[l’Unità, 7 Ottobre 1924]

Da questi due estratti è facile, quasi in maniera imbarazzante, capire cosa è l’antifascismo.

In primo luogo, non è una moltitudine incomposta, bensì una massa composta e ordinata di individui che contestano una precisa forma di gestione e direzione del potere politico, strettamente legato alle forme economiche del capitalismo, favorevole agli interessi delle élites e sfavorevole a quelli dei lavoratori salariati.

In secondo luogo, l’antifascismo autentico è l’evoluzione (inevitabile) di un percorso politico di emancipazione dei lavoratori salariati, che organizzano la gestione del potere politico a loro vantaggio contro le classi dominanti (banchieri, industriali, padroni e padroncini), numericamente inferiori.

Senza troppi giri di parole, sono questi i motivi per cui saremo felici di non prendere parte alla manifestazione al Parco Nord di Milano dell’8 Ottobre, per di più a fianco di Emanuele Fiano, esponente di spicco del PD nazionale.

Si tratta di una posizione settaria? NO. La manifestazione, denominata “No ai nuovi fascisti”, è convocata da Anpi, Aned, UCEI, PD cui aderiscono le forze della sinistra, in risposta al danneggiamento, al Parco Nord, del Monumento al Deportato. Le stesse quattro organizzazioni promotrici, tuttavia, dovrebbero avere ben presente che se oggi il neo-fascismo è tornato in auge, questo è dovuto solo ed esclusivamente alla loro condotta opportunista, anti-sociale, anti-popolare e largamente radical-chic, con la quale in anni hanno dapprima ceduto alla sterile retorica costituzionalista della libertà di espressione, per poi approdare alla fase della riconciliazione nazionale tra opposti estremismi e successivamente cedere alle tentazioni liberali di sinistra che hanno spalancato le porte alle più becere e socialmente massacranti leggi in materia di lavoro, previdenza, fiscalità, sanità. In poche parole, hanno calato le braghe.

Lo stesso Emanuele Fiano è promotore di una legge ridicola che, da sola, vuole avere la presunzione di fare da bastione al dilagare della propaganda neo-fascista (senza rimarcare il ruolo di falsario storico di Fiano, che ha riabilitato la cd. ‘Brigata Ebraica’ per un ruolo che non ha mai, storicamente, svolto). Piuttosto, anche tutti coloro che si rallegrano della promulgazione di questa legge, dovrebbero domandarsi fino a che punto sarà efficace. Perché se da un lato è vero che inasprisce le pene per un certo tipo di propaganda di stampo neo-fascista, di certo non rimuove le cause che favoriscono la nascita di quel tipo di propaganda. Le cause sono facilmente enucleabili: Jobs Act, voluto dal suo Partito e da lui sostenuto; riforma della buona scuola, concepita per formalizzare i meccanismi di selezione sociale ab origine; politica economica inesistente e generalmente piegata agli interessi di una euro-burocrazia neoliberista; politiche di sostegno al padronato nazionale ed estero, attraverso l’erogazione di crediti a fondo perduto per miliardi e miliardi, a fronte di un generale impoverimento della popolazione; politica indiscriminata di tagli alla spesa pubblica (inclusa quella in protezione sociale), con effetti devastanti sul tenore di vita e sul livello di salute della popolazione. E potremmo continuare ad libitum in questa elencazione delle nefandezze compiute da questa sinistra (con tutto quello che le gira intorno) che hanno avuto il solo effetto di resuscitare il fascismo. Fa poi sorridere che l’Anpi dica no ai nuovi fascisti in Italia assieme al PD, che contemporaneamente riceve in pompa magna alla Camera dei Deputati i rappresentati del governo neo-nazista di Kiev, Ucraina. Ma si sa che sotto elezioni tutto finisce in caciara, in nome dell’unità.

Fatte queste considerazioni, che senso avrebbe andare al Parco Nord l’8 Ottobre? Dovremmo andare forse a contestare l’estetica del fascismo, facendo contemporaneamente una marchetta a chi il fascismo ha avuto il demerito di rivitalizzarlo? (cioè Fiano e il suo Partito). Ci dispiace dover constatare che l’ANPI dia credito a questi cialtroni della politica, ma del resto non ci stupiamo oltremodo, dal momento che perfino l’ANPI non ha problemi a stare al fianco dell’Associazione Nazionale Alpini, che nel 2001 ha riabilitato la memoria della Divisione Monterosa (con un preciso atto formale), una banda di criminali fascisti addestrati in Germania che nel 1943 si schierarono con la RSI e la Wermacht e, nel Nord Italia, massacrarono i partigiani la cui memoria proprio l’ANPI si fregia (ormai con estrema presunzione) di onorare. Probabilmente, l’ANPI è ormai il fantasma di un passato glorioso, che ha contribuito a far dimenticare con improbabili intese e alleanze politiche.

Ecco, per questi motivi, all’antifascismo di plastica dell’8 Ottobre al Parco Nord, popolato da vecchietti confusi e nostalgici e da giovani senza giustificazioni (senza contare i ‘figli d’arte’), preferiamo l’antifascismo autenticamente politico e concreto di Soragna (PR), il giorno precedente, il 7 Ottobre. L’antifascismo che contesta chi pensa di potere utilizzare il potere legale per neutralizzare le forze politiche anti-liberiste e anti-capitaliste: ovvero, i Comunisti. E quindi, l’antifascismo autentico, senza velleità elettoralistiche.

Antifascismo, Comunicati

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