La rivoluzione non è un pranzo di “Sala”

A molti è sfuggito, ma non a tutti per fortuna. Sta di fatto che il Comune di Milano, l’1 Novembre 2016, ha onorato i morti Repubblichini di Salò, le cui salme riposano al Campo X del Cimitero Maggiore.

Non c’è da meravigliarsi che una giunta come quella di Giuseppe Sala abbia preso una decisione del genere: la pacificazione nazionale, realizzata sacrificando la memoria storica e servendosi delle destre moderate ed estreme, è sempre stata funzionale al consolidamento del potere della borghesia industriale e, oggi, finanziaria. Non c’è neanche da meravigliarsi che tale atto sia stato salutato con il silenzio assordante da Basilio Rizzo che, almeno sulla carta, dovrebbe essere un consigliere comunale della sedicente “sinistra di classe” pronto a difendere il significato profondo che una Medaglia d’Oro alla Resistenza ha per una città come Milano. E invece, il silenzio. D’altronde, Basilio Rizzo è lo stesso soggetto che, da Presidente del Consiglio Comunale nella giunta Pisapia, avallò politicamente l’inserimento del nome di Franco Maria Servello al Famedio (fatto debitamente ed ampiamente denunciato da noi), spianando la strada al revisionismo melassoso di chi si ostina ad equiparare chi sbagliò con chi invece scelse la strada giusta, vale a dire quella della Resistenza. Tale atto, inspiegabilmente, gli è valso il sostegno politico ed elettorale di ampie fasce della sinistra milanese, ed anche di alcuni settori sindacali, in occasione delle ultime elezioni comunali, a detrimento della presentazione della nostra lista.

Polemiche a parte, l’atto compiuto l’1 Novembre ha un valore più che simbolico.

E’ bene ricordare che al Campo X, tra i tanti, sono sepolti alcuni tra i più feroci criminali di guerra, macchiatisi delle più gravi atrocità, ulteriormente aggravate della circostanza che venivano commesse da uomini in divisa rappresentanti di un potere costituito e non di un movimento clandestino. In altre parole: fascisti e conniventi nazisti. Il tetro “curriculum” dei personaggi di seguito elencati, sepolti al Campo X, può facilmente essere reperito in rete, per cui ci limitiamo a citare i nomi dei più “celebri” macellai del Regime Fascista e della RSI che vi risiedono: Armando Tela, Francesco Colombo, Alessandro Pavolini.

Inoltre, nello stesso campo, giacciono i corpi di 9 appartenenti alle Waffen-SS italiane oltre a quelli appartenenti alla X Mas.

In ultimo, ma non per importanza, è bene sottolineare che nello stesso Campo X è stato sepolto Vincenzo Costa, nonostante sia morto nel 1974. All’epoca dell’eccidio di 15 partigiani a Piazzale Loreto, il 10 Agosto 1944, era lui il Federale di Milano. Eccidio che, tra l’altro, fu alla base della decisione di esporre i cadaveri di Mussolini, della Petacci e di altri gerarchi nella stessa piazza meno di un anno dopo.

Cosa ha voluto commemorare la Giunta Comunale con questo gesto? La risposta è di quelle che fanno tremare i polsi. Perché è vero che i morti sono morti, e vanno lasciati in pace, ma è altrettanto vero che i morti non sono tutti uguali. Sono esistiti uomini che hanno combattuto una guerra clandestina per la libertà, i partigiani, disposti a subire qualsiasi tipo di tortura e la morte pur di portare a compimento la missione. E poi sono esistiti i gerarchi fascisti e nazisti, i soldati fascisti e nazisti, i collaborazionisti e le spie che questo anelito di libertà l’hanno voluto soffocare fino all’ultimo istante, nel sangue, e senza alcun riguardo per il sesso o l’età delle loro vittime.

La storia d’Italia, quella buona, è stata fatta da chi il fascismo l’ha combattuto senza paura e senza compromessi. Una storia che l’1 Novembre è stata insultata da una classe politica ignorante, opportunista e reazionaria, che dimostra di volere portare avanti una vera e propria guerra civile contro il popolo italiano.

Per quel ci riguarda, non ci produciamo in proclami altisonanti e fini a loro stessi. Ci limitiamo ad enunciare un principio, già noto ai Giacobini durante la Rivoluzione Francese, che quando esce dalla bocca di un Comunista suscita sdegno e condanna: “Quando sarà il nostro tempo, non abbelliremo il terrore”. Esattamente come oggi, il terrore, è l’unica arma utilizzata dai Governi di mezzo mondo per sottomettere i popoli.

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