La rivoluzione non è un pranzo di “Sala”.

Giuseppe Sala è il candidato sindaco del Partito Democratico (PD) a Milano. Le recentissime primarie del PD hanno sancito la vittoria del commissario unico di Expo 2015, sponsorizzato abbondantemente dal Renzi-pensiero, col concorso della Chinatown milanese.
Le persone che hanno espresso la propria preferenza in queste primarie sono state 60 mila e 634, meno delle 67 mila persone che avevano votato nelle primarie del 2011 facendo vincere Pisapia.
Sala ha preso il 42% delle preferenze, Francesca Balzani il 34%, Pierfrancesco Majorino il 23% e Antonio Iannetta l’1%.
Diciamo la verità, ha vinto chi rappresenta meglio “il partito renziano della nazione”, ovvero il PD che, sul modello interclassista democristiano, cerca di tenere insieme lavoratori e padroni, sfruttati e sfruttatori, poveri e ricchi, in nome di fantomatici interessi superiori del paese, che poi coincidono con quelli del grande capitale monopolistico e finanziario.
Majorino, esponente politico della cosiddetta “sinistra” del PD e sostenitore della riproposizione di una coalizione amministrativa con SEL e altre formazioni di finti comunisti, non avrebbe mai potuto spuntarla su Sala. Non è stato infatti un caso che Pisapia abbia convinto la sua vice-sindaco Balzani a proporsi per le primarie. E’ stata una mossa per dividere i voti fra due candidati non renziani, assicurando così la vittoria al Sala, esponente della grande borghesia manageriale milanese che, a partire dalle aree ex Expo 2015, punta su un nuovo sviluppo di Milano e della Città Metropolitana Milanese fondato su grandi progetti edilizi ed infrastrutturali della mobilità (soprattutto privata) intrecciati con vaste operazioni del capitale finanziario (anche straniero), piuttosto che su una ripresa sostenibile dell’attività industriale.
Del resto Giuliano Pisapia, coi suoi assessori “arancioni” ha fatto ben poco per migliorare la qualità della vita a Milano e nell’area metropolitana. Anzi, negli ultimi cinque anni nel capoluogo lombardo e nell’intero territorio della città metropolitana milanese, la de-industrializzazione, la disoccupazione, il lavoro precario, i livelli di povertà, il costo della vita e la insostenibilità ambientale, hanno continuato a crescere senza trovare ostacoli da parte dell’amministrazione comunale di Pisapia. Le stesse acque del Seveso non hanno mai smesso di allagare la zona di Niguarda.
Perfino la presenza della criminalità organizzata – mafia e soprattutto ‘ndrangheta – si è consolidata, come dimostrano le numerose inchieste della magistratura milanese svolte in questi anni. Alcune di esse hanno coinvolto la realizzazione di Expo 2015 portando all’arresto, per tangenti, di alti dirigenti dello staff di Giuseppe Sala e imprenditori edilizi che avevano da lui ricevuto appalti, pur risultando estraneo a tali episodi di corruzione.
Insomma, le elezioni amministrative per eleggere il sindaco di Milano e della Città Metropolitana Milanese vedono concorrere personaggi come Giuseppe Sala, Stefano Parisi (centrodestra) e Corrado Passera (Italia Unica), formati e cresciuti nel management del capitalismo. Essi potrebbero benissimo interscambiarsi come candidati di questo o quel partito, essendo tutti “agenti” della grande borghesia imprenditoriale milanese ed europea. Per la classe lavoratrice, votare uno qualsiasi di loro vuol dire “cadere dalla padella alla brace”, proprio come passare dalla Moratti a Pisapia che appena eletto ha brindato alla vittoria alzando il costo del biglietto dei mezzi pubblici di trasporto.

Be the first to comment

Leave a Reply