La ricchezza del paese è nostra e noi ce la riprendiamo

revolverUno dei motti dalla nostra tradizione popolare che pressappoco dice, “toglimi il pane di bocca e ti uccido”, sembra proprio che ai nostri giorni si sia così invertito: “toglimi il pane di bocca e mi suicido”.

Vi ricordate infatti il caso del muratore siciliano disoccupato che a Vittoria di Ragusa ha tentato di suicidarsi dandosi fuoco, coinvolgendo nell’incendio la moglie, la figlia e due poliziotti intervenuti per salvarlo?

Questo gesto che ha messo in pericolo di vita tre persone (lo stesso muratore, sua moglie e un poliziotto) è stato dettato da un debito di 10 mila euro con una banca, non pagato dal muratore. Quella banca ha così pignorato la sua casa ricavandoci 26 mila euro con un’apposita asta pubblica, mettendo sulla strada una intera famiglia!

Dico “una” o “quella” banca in quanto ne i giornali, ne le televisioni, dopo aver descritto l’episodio del tentato (per ora) suicidio con la solita dovizia di particolari, si sono però ben guardati dal fornirci il nome della banca, ma ciò non è stato un caso isolato.

Nell’ultimo anno di crisi i suicidi di lavoratori disoccupati e di piccoli e medi imprenditori sono diventati una costante giornaliera incrementando una triste media: si parla di due suicidi al giorno.

Spesso questi suicidi avvengono per mutui immobiliari e debiti con banche non evasi integralmente, con la conseguenza del pignoramento degli immobili del debitore da parte della banca creditrice. Ma il nome di queste banche non viene mai pronunciato o scritto dai media! Per evitare, si dice, conseguenze negative sul prestigio di queste banche!

Tra l’altro non ho mai letto o sentito dire che un banchiere si sia suicidato. E’ vero, c’è il caso di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato sotto un ponte di Londra nel 1982. E’ quasi certo però, che non si trattò di suicidio ma di un omicidio per tappargli la bocca sul crack dell’Ambrosiano e sul collegato caso Sindona, il “banchiere di Dio e della mafia”.

Per esempio non si è suicidato Alessandro Profumo, ex capo di UNICREDIT, “licenziato” dalla banca con una liquidazione di circa 40 milioni di euro nel 2010 mentre in questo stesso anno si sono suicidati 362 persone, in gran parte disoccupati e piccoli imprenditori.

Lo stesso Giuseppe Mussari, ex numero uno di MPS (Monte Paschi Siena), che ha messo in seri guai questa banca (e il PD), prima di essere a sua volta “inguaiato” dalla Magistratura, era stato addirittura promosso a capo della ABI (Associazione Bancaria Italiana).

Insomma sono le lobby del grande capitale finanziario, che possiedono le banche e che vogliono guadagnare speculando anche sulle drammatiche condizioni di vita di molte famiglie italiane, le responsabili principali che hanno creato tali condizioni.

Queste lobby posseggono e finanziano giornali, televisioni e altri media sempre pronti a leccare i loro padroni e a coprire le loro malefatte per qualche ossicino in più.

Sono i disoccupati, i piccoli imprenditori, i precari e tutte le persone colpite dalla crisi e dalla misure di “macelleria sociale” dei governi del capitale, che invece di suicidarsi si dovrebbero organizzare ed unirsi in un solo fronte di lotta contro i loro aguzzini, al grido: “la ricchezza del paese non è loro ma è nostra, e noi ce la riprendiamo”.

 

Osvaldo Lamperti

Be the first to comment

Leave a Reply