La politica è una cosa seria

26 marzo 1871: eletta la Comune di Parigi

26 marzo 2020: nel Comune di Milano il Sindaco Sala decide chi tornerà al lavoro e quando.

Il parallelo storico è importante. La storia, oltre che elencazione di fatti, è anche patrimonio di apprendimento.

La lezione della Comune di Parigi insegna che in un dato momento storico, maturano le condizioni affinché il popolo prenda coscienza della propria condizione di subalternità a un potere indipendente, che tutela gli interessi di una cerchia ristretta di individui, e decida di mobilitarsi per tutelare gli interessi della maggioranza della popolazione. Era questo il ruolo dei ‘comitati municipali di sorveglianza’, istituiti in ciascuno dei XX arrondissements parigini, per sorvegliare l’operato di ciascuna autorità municipale. I comitati venivano eletti dalle assemblee popolari di ogni rione, e constavano di poche decine di rappresentanti che riflettevano la composizione sociale di ciascun rione. Tutti i comitati rionali di vigilanza erano coordinati in un Comitato Centrale. L’esperienza della Comune di Parigi, che attuò importanti provvedimenti in materia di lavoro, sicurezza e giustizia sociale, fallì a causa della scarsa coscienza politica di chi la mise in atto. Lo spontaneismo che ne favorì la nascita, fu anche alla base del suo fallimento: essa venne rovesciata dalla reazione del Governo Centrale, che aveva spostato la sua sede a Versailles, che soppresse militarmente l’organizzazione rivoluzionaria del popolo parigino. La Comune, infatti, si era limitata a istituire un meccanismo di vigilanza e di auto-governo, senza rimuovere dai posti di comando coloro che gli stessi rivoluzionari ritenevano essere dei politici “indubbiamente capaci di ogni sorta di vigliaccherie, se non fossero stati seriamente sorvegliati”.

In queste settimane, ormai un mese, di situazione emergenziale nel Comune di Milano, abbiamo assistito alla scomparsa totale dello Stato, nella persona di un Sindaco, Giuseppe Sala (detto Beppe), che si è limitato a proferire appelli stantii (tirando in ballo, indegnamente, anche la sua malattia passata) all’unità e alla forza dei milanesi. Ci saranno anche milanesi che cadranno in questa trappola. Ma la stragrande maggioranza, che vive del proprio lavoro salariato e che uscirà da questa situazione con le ossa rotte e senza alcuna assistenza dall’Istituzione politica del Comune, si ricorderà bene di cosa NON è stato Beppe Sala.

La ritirata di Sala nel momento dell’emergenza piena, stona enormemente con la sua più che assidua presenza e attività nelle fasi iniziali di questa epidemia. Non si può dimenticare come Sala si sia prodigato a diffondere il messaggio idiota e demenziale del #milanononsiferma, in un atteggiamento di totale irresponsabilità per quanto riguarda la tutela della salute pubblica della popolazione. È un segno evidente e tangibile che, in quel momento, il sindaco Sala tutelava interessi specifici e di cerchie ristrette, vale a dire quelle ristrette élites economico-finanziarie che non potevano permettersi l’immagine di una città ferma, che avrebbe compromesso la ‘redditività’ del ‘sistema Milano’. Quello stesso sistema Milano che, nella narrazione liberista del PD cittadino e nazionale (così come anche della Lega e del centro-destra) viene considerato come la macchina del pane che sfama milioni di persone. In realtà, il sistema Milano, oggi, si rivela per quello che è in realtà: una macchina economica dominata dalla logica del profitto privato che lascia gocciolare verso il basso una minima parte della sua redditività. In questo sistema, l’istituzione politica del Comune è un semplice intermediario, che crea le condizioni affinché la giostra dello sfruttamento possa andare avanti. E che delega al terzo settore l’azione sociale, che invece dovrebbe essere eminentemente pubblica e in cui il terzo settore dovrebbe avere un ruolo di riempimento ‘al dettaglio’, per migliorare ulteriormente il risultato finale.

Ad oggi la situazione parla da sé. Il sistema Milano non ha messo in condizione le casse comunali di prevedere un adeguato supporto economico a tutta quella rete di piccoli commercianti, che pagheranno con un prezzo altissimo la chiusura forzata delle loro attività. Quel sistema Milano, non ha messo le casse comunali in condizione di provvedere ad una adeguata continuità assistenziale domiciliare per le moltissime categorie sociali deboli che, in una fase come questa, patiscono molto di più le misure anti-contagio. Quel sistema Milano ha lasciato intere periferie all’improvvisazione ed all’emarginazione sociale, periferie nelle quali vive il proletariato dei contratti ‘flessibili’, che già cominciano ad avere grossi problemi a mettere insieme il pranzo con la cena. Le stesse periferie che Sala, da qualche mese, aveva scelto per lanciare la sua campagna elettorale per le Comunali del 2021.

Ecco, se c’è un insegnamento che i Milanesi oggi possono trarre dall’esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi, è che non basta votare ed eleggere quelli che sanno parlare meglio ed offrono il loro volto ‘social’ come garanzia di affidabilità. Certamente, non se si presentano al pubblico come dei pagliacci. Certamente, non se fanno i sindaci per procura e, quando si tratta di tirare fuori le millantate capacità politiche, lasciano la popolazione a sè stessa all’urlo di “nella vita si può sbagliare” e “il governo nazionale ci aiuti”.
Caro Sindaco sala: un cittadino comune può sbagliare. Un politico, se sbaglia, paga.

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