La memoria corta

Nov 06, 2015 No Comments by

Davvero Milano è ritornata ad essere la “capitale morale” d’Italia dopo aver assunto il nome di “Tangentopoli” negli anni ’90?
Via, non scherziamo! Non basta il troppo decantato successo di pubblico dell’Expo 2015 per giustificare questa “sentenza” sul capoluogo lombardo pronunciata da Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione), incaricato di vigilare sui lavori dell’evento, dopo i primi scandali che l’avevano colpito.
A coloro che hanno la memoria corta rammentiamo infatti le mega inchieste della magistratura meneghina che hanno colpito non solo l’Expo ma anche Milano, la sua area metropolitana e la stessa regione Lombardia. Molte di queste inchieste svelano un quadro inquietante di corruzione-collusione tra il pubblico e il privato, mettendo pure in luce infiltrazioni della criminalità organizzata (mafia e soprattutto ‘ndrangheta calabrese) negli appalti pubblici.
Per quel che riguarda l’Expo, la descrizione di tutti gli episodi di malaffare che hanno coinvolto la sua realizzazione, portando all’arresto di

Raffaele Cantone, magistrato in aspettativa e dal 27 Marzo 2014 Presidente dell''Autorità Nazionale Anticorruzione

Raffaele Cantone, magistrato in aspettativa e dal 27 Marzo 2014 Presidente dell”Autorità Nazionale Anticorruzione

alti dirigenti dello stesso evento, politici intermediari e imprenditori edilizi, diventerebbe troppo lunga. Basti qua dire che non sempre il bello è stato unito al sano. Tanto fare un solo esempio per tutti, il Padiglione Italia ci può anche affascinare per la sua estetica ma non può farci dimenticare che il suo responsabile, Antonio Acerbo, vice di Giuseppe Sala, commissario unico di Expo, è stato messo agli arresti domiciliari, accusato di corruzione e turbativa d’asta insieme a Domenico Maltauro, imprenditore edilizio e Andrea Castellotti, manager commerciale.
Lo stesso spreco di aggettivi altisonanti alla grande quantità di visitatori dell’Expo da parte dei media e degli organizzatori responsabili dell’evento, con in testa Giuseppe Sala, dato come uno dei possibili candidati a sindaco del PD alle prossime elezioni amministrative di Milano, non ci impedisce di fare su questo argomento le seguenti considerazioni.
Ai circa 21 milioni di visitatori dell’Expo, dichiarati con toni trionfalistici dal Sala, risponde l’originario dossier di candidatura di Milano che prevedeva dai 24 ai 29 milioni di visitatori; previsione mai modificata nonostante la crisi. Anche la presenza di stranieri è stata inferiore rispetto a quella prevista: nella realtà, 16% circa sul totale dei visitatori, dal 20 al 30% le previsioni. Tra l’altro sembra che i visitatori non europei abbiano raggiunto cifre insignificanti.
Attendiamo un preciso consuntivo sulle entrate in euro dei biglietti venduti, ricordando che la previsione originaria si aggirava intorno ai 520 milioni di euro (vedi pagina 364 del dossier di candidatura) anche se già ci azzardiamo a dire che la realtà sarà molto al disotto della previsione.
Che dire poi del lavoro volontario che ha coinvolto circa 18 mila persone? I responsabili dell’Expo, compreso il sindaco Pisapia, hanno speso un mucchio di frasi retoriche per magnificare questa trovata, che altro non è che un bieco sfruttamento di tipo schiavistico ammantato di belle parole.
Per Milano, l’area metropolitana milanese e la regione Lombardia la memoria sembra essere ancora più corta. Anche qua mi limito a ricordare le inchieste della Procura milanese sul malaffare, dopo il 2005, che sono rimaste più impresse nella mia memoria, riguardanti: il Pio Albergo Trivulzio di Milano, di nuovo alla ribalta della cronaca, dopo la stagione di “Mani Pulite”, con ciò che è stato definito “affittopoli” e “parentopoli”; la clinica privata Santa Rita, dove alcuni chirurghi operavano anche su parti sane del corpo umano dei pazienti per avere dei rimborsi in più dalla regione Lombardia; l’ospedale San Raffaele di Milano, col suo fondatore, Don Verzé (suicida), che sottraeva fondi ospedalieri, insieme ad altri, per affari privati; il caso Montecity-Santa Giulia, riguardante l’immobiliarista Luigi Zunino (proprietario), Analisa Gussoni, responsabile dell’ARPA milanese e Giuseppe Grossi (morto nel 2011), conosciuto come “il re delle bonifiche”, per aver costruito residenze e servizi pubblici su terreni pieni di rifiuti pericolosi mai bonificati; l’inchiesta “FonSai” (Fondiaria-Sai) che ha portato all’arresto di Salvatore Ligresti e dei suoi figli.
Nelle maglie dei magistrati milanesi è caduto perfino l’ex presidente della regione Lombardia e ora senatore del Nuovo Centro Destra, Roberto Formigoni detto il “Celeste”, accusato di associazione a delinquere e corruzione per il caso della fondazione Maugeri di Pavia. Nel consiglio regionale aveva una sedia anche Filippo Penati, ex presidente della ex provincia di Milano (oggi Città Metropolitana Milanese), ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, accusato di corruzione in relazione al progetto sulle aree ex Falck di Sesto, salvato in extremis per la prescrizione del reato per decorrenza dei tempi processuali.
Fra i vicini di sedia del Penati c’erano anche molti leghisti finiti nel mirino dei magistrati per un uso disinvolto dei finanziamenti pubblici; fra questi sedeva Davide Boni, promosso segretario del Carroccio di Milano.
Recentissimamente Mario Mantovani, vice-presidente di Maroni ed ex assessore alla sanità della regione Lombardia è finito in carcere con la solita accusa di corruzione. Perfino il presidente Roberto Maroni sarà sotto processato dal primo dicembre con l’accusa di aver esercitato delle pressioni indebite per fare ottenere un lavoro e un viaggio per Tokio a due sue ex collaboratrici.
Sulla presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata nel milanese, si possono citare i risultati delle ispezioni che Paolo Tronco, prefetto di Milano (oggi commissario del comune di Roma), aveva fatto ai subappalti per la costruzione di alcune autostrade collegate all’Expo 2015. Per esempio, queste ispezioni hanno scoperto che nella costruzione della TEM (nuova Tangenziale Esterna di Milano) ben undici ditte avevano collegamenti mafiosi, mentre nel caso della PEDEMONTANA le imprese interdette dai cantieri, perché infiltrate dalla ‘ndrangheta calabrese, sono state otto.
Le inchieste della Procura di Milano ha fatto comunque emergere una presenza della criminalità organizzata, in alcuni comuni dell’area metropolitana milanese, non solo negli appalti pubblici ma anche nelle campagne elettorali convogliando le preferenze su alcune persone, grazie ai suoi rapporti col mondo corrotto della politica borghese.
In conclusione si può dire che Cantone è stato ingenuamente generoso con Milano, oppure che abbia voluto aprire la campagna elettorale amministrativa nel capoluogo lombardo a favore del PD e della candidatura a sindaco di Giuseppe Sala.
In entrambi i casi non è con le “cantonate” che il capoluogo lombardo può riconquistare il titolo di “capitale morale” ma portando al potere nel suo comune un partito autenticamente popolare, non corrotto, anticapitalista e determinato nel fare gli interessi degli sfruttati: il Partito Comunista.

Osvaldo Lamperti – Comitato regionale lombardo del Partito Comunista
06/11/2015

Economia, Società

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