La giunta Sala e il piano periferie: del tutto inadeguato

Dic 19, 2016 No Comments by

Il sindaco di Milano e della Città Metropolitana milanese (CMm), Giuseppe Sala, alcuni giorni prima di apprendere di essere sotto inchiesta da parte della Magistratura, per presunte irregolarità negli appalti dati all’impresa Mantovani relativi per la costruzione della “piastra” di Expo 2015, ha presentato il piano della sua giunta comunale per la riqualificazione delle periferie del capoluogo lombardo. Scopo principale del piano sarebbe il superamento dei divari ambientali e sociali tra il centro e la periferia. Le zone strategiche dell’intervento, da completare in quattro anni e mezzo, sono cinque: QT8-Gallaratese (32 milioni di euro); Niguarda-Bovisa (35 milioni); Adriano-Padova-Rizzoli (63 milioni); Corvetto-Chiaravalle-Porto di Mare (49 milioni); Giambellino-Lorenteggio (117 milioni). Gli interventi in queste zone, comprensivi del risanamento di 800 alloggi pubblici sfitti e del recupero degli scali ferroviari dismessi con altre funzioni insediative, ammontano a 296 milioni di euro, ma il piano prevede complessivamente un investimento di 356 milioni di euro. Infatti è anche previsto uno stanziamento di 60 milioni di euro per interventi rivolti ad incrementare nei quartieri i servizi relativi al welfare e alla socialità fra le persone. Per esempio, si prevede pure uno specifico piano per l’infanzia (11 milioni di euro), comprensivo di un “bonus-tata” comunale e uno stanziamento di 35 milioni di euro contro la povertà, per estendere il welfare fino a 50 mila persone a partire dalle attuali 24 mila.
La prima critica di carattere generale che noi comunisti facciamo a questo piano è che esso ignora totalmente i legami strutturali che Milano ha con gli altri 133 comuni della CMm, di cui il Sala è anche sindaco. Milano infatti, che ha una superficie pari all’11,5 % dell’intero territorio della CMm, contiene il 55,4 % del totale dei posti-lavoro esistenti nella stessa CMm. È proprio in questa concentrazione territoriale storica, che noi chiamiamo “sviluppo Milano-dipendente” dell’intera area metropolitana milanese, che sta gran parte dell’origine dei mali ambientali e sociali delle stesse zone periferiche del capoluogo lombardo. Del resto Milano ogni giorno è invasa da una moltitudine di pendolari, per lo più su veicoli privati, provenienti dai “comuni-dormitorio” della CMm, soprattutto per motivi di lavoro e di studio, che fanno aumentare la popolazione a più di 2 milioni di abitanti.
Riteniamo quindi che occorrerebbe un piano per l’intera CMm capace di affrontare il problema di una distribuzione equilibrata sul territorio delle funzioni produttive-occupazionali e dei grandi servizi terziari, insieme ad uno sviluppo della rete del trasporto pubblico metropolitano su ferro, fuori dal capoluogo lombardo, e del sistema del verde utilizzando anche gli scali ferroviari dismessi, visto che ci troviamo in un territorio fra i più inquinati e cementificati d’Europa.
D’altronde il piano-Sala, così com’è, non ha una copertura finanziaria totale: circa il 50% dei 356 milioni di euro previsti è del tutto incerta, specialmente per quel che riguarda la parte che il governo Renzi si era impegnato a coprire. Considerando poi che a Milano le domande delle famiglie in condizioni di avere un’abitazione ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) superano la cifra di 25 mila, il recupero di 800 alloggi pubblici sfitti in 4 anni e mezzo è una gocciolina in mezzo al mare. Se teniamo conto che nel capoluogo lombardo esistono almeno 35 mila alloggi vuoti-sfitti dell’edilizia privata, per fronteggiare adeguatamente l’emergenza casa sarebbe più che opportuno ricorrere all’esproprio di unità abitative appartenenti alle grandi società immobiliari.
Infine, anche l’incremento del welfare per le famiglie povere, ammesso e non concesso che alle parole seguano i fatti, lascia comunque fuori copertura circa 40 mila persone, se pensiamo che a Milano coloro che vivono in uno stato di povertà assoluta superano oggi le 90 mila unità.

Economia, Società

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