La democrazia ai tempi del virus

Recessione di oggi, macelleria di domani

La Lombardia e il Veneto sono le regioni più colpite in assoluto dalla diffusione del Covid-19 e si preparano ad affrontare la seconda settimana consecutiva di misure restrittive adottate per prevenire l’ulteriore diffusione del contagio da virus.

Tutta l’attenzione è puntata sulla natura inedita di simili provvedimenti, che avranno un impatto importante sull’economia di due regioni che, da sole, producono il 30% del Prodotto Interno Lordo del paese. Inevitabilmente, il fuoco del dibattito si concentra sui macrotemi dell’andamento delle esportazioni, della flessione del PIL, della crisi del comparto del turismo, che stanno vedendo cifre drammatiche a una sola settimana di distanza dalla dichiarazione dello stato emergenziale. L’attenzione al macro, però, distoglie l’attenzione su quello che succede concretamente alla vita delle persone.

Come in ogni scenario di crisi che si verifica in una economia di mercato, il costo reale della crisi viene scaricato sui lavoratori, che possono contare unicamente sul proprio reddito da lavoro. Certamente, nella successiva fase di ‘recupero’, le perdite economiche saranno recuperate con politiche di contrazione salariale o di espansione dell’orario di lavoro a salario invariato, nella scia della ormai consolidata retorica dello ‘sforzo nazionale’ e della condivisione degli stessi spazi di vita (la famosa barca su cui stiamo tutti insieme). La realtà è, tuttavia, ben diversa e molto lontana dalla narrazione del ‘sistema delle imprese’ da salvare, di cui si sta riempiendo la bocca tutto l’arco politico costituzionale italiano.

In questa congiuntura esistono due realtà ben distinte. C’è la realtà dei grandi gruppi industriali, come le grandi catene alberghiere, i marchi del lusso che hanno investito nel settore della ristorazione, così come le multinazionali della logistica e della grande distribuzione che massacrano abitualmente i loro impiegati con le agevolazioni offerte dal Jobs Act, con i contratti atipici e con la forzatura delle partite iva. Questi grandi gruppi scaricheranno sulle spalle e sulle braccia dei loro impiegati i segni negativi che i loro bilanci stanno registrando adesso, e sicuramente saranno i principali beneficiari delle future misure di ‘stimolo’ fiscale che lo Stato metterà in campo. Ovviamente, non un centesimo arriverà nelle tasche dei dipendenti di questi gruppi. Semmai, i lavoratori ne vedranno di meno, perché saranno chiamati a partecipare al ‘grande sforzo’ per il risanamento dei bilanci: saranno mucche da mungere per la colazione dell’assemblea degli azionisti.

Nel sistema delle imprese, c’è poi tutta l’altra porzione della nostra classe sociale di riferimento: quella rete di piccoli artigiani, lavoratori a partita iva, collaboratori occasionali, dipendenti a contratto, che stanno già patendo pesantemente le conseguenze di questo blocco delle attività. Per queste categorie, non ci sarà certamente alcuna forma di aiuto, se non qualche effimero ‘rinvio fiscale’ che di certo non allevierà in alcun modo la loro situazione. Se ci saranno, queste misure riguarderanno (giustamente) tutti gli sfortunati che risiedono nei comuni definiti Zona Rossa e a blocco totale. Per tutti gli altri, che risiedono al di fuori, varranno le regole del mercato: o ti adatti, o muori.

Tutto questo è perfettamente coerente con la logica di funzionamento di una economia capitalista, nella quale qualsiasi ciclo di contrazione o di rallentamento del processo di accumulazione del capitale (riduzione dei profitti) deve essere quanto prima bilanciata da una inversione di tendenza. Storicamente, questa inversione di tendenza si realizza con la macelleria sociale, in cui il lavoratore (che è il pesce più piccolo) deve morire per sfamare la bestia (il padrone capitalista).  

Il nostro appello, da comunisti, è rivolto a tutti i lavoratori impiegati nei settori che stanno subendo ripercussioni pesanti a livello economico. Siate vigili, perché i padroni che oggi vi dicono di essere vostri compagni di cammino, domani vi deruberanno. Vi deruberanno per riportare in pari i loro bilanci e i loro patrimoni, ai quali abbiamo già regalato troppe fette importanti dei nostri salari e delle nostre vite.

Quando sarà il momento, bisognerà affamare ancora di più le bestie.

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