La Città Metropolitana Milanese, degrado della democrazia borghese

Nella sede della Provincia di Milano il giorno 28/09/2014 si è votato per eleggere i consiglieri della Città Metropolitana Milanese (CMM) in ottemperanza alla legge nazionale n. 56/2013, che prevede l’istituzione delle Città Metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna,Firenze, Roma, Bari, Napoli e Reggio Calabria, in sostituzione delle rispettive Province.
Per i 24 posti disponibili nel Consiglio Metropolitano (CM), hanno votato l’80,6% dei consiglieri e sindaciin carica nei Comuni della Provincia milanese. I risultati del voto sono stati i seguenti: centrosinistra (PD, SEL, PRC e “Milano Civica”), 14 consiglieri; centrodestra (FI, NCD, FdI), 6 consiglieri; Lega Nord, 2 consiglieri; “Lista Civica per la Partecipazione”, formata da radicali e socialisti, 2 consiglieri.
Il Movimento 5 Stelle è stato invece escluso da queste elezioni di secondo grado perché avendo solamente una cinquantina di consiglieri comunali in tutta la Provincia, non è riuscito a raccogliere, fra i consiglieri e sindaci in carica, almeno le 100 firme richieste dalla legge per l’ammissione.
In concomitanza all’insediamento del CM si insedierà la Conferenza Metropolitana composta da tutti i sindaci dei Comuni della Provincia col compito di definire lo Statuto costitutivo della CMM entro il 31/12/2014. La CMM dal giorno 01/01/2015 sostituirà la Provincia di Milano assorbendo tutte le sue funzioni e tutti i suoi dipendenti. La carica di sindaco metropolitano della CMM per legge spetta invece a Giuliano Pisapia in quanto sindaco di Milano, città capoluogo regionale. Consiglio e sindaco metropolitani rimangono in carica per 5 anni.
Con la CMM miglioreranno le condizioni di vita giornaliere delle persone?
Intanto le sue modalità istitutive mettono in evidenza il degrado e l’endemica crisi della democrazia rappresentativa borghese. La borghesia capitalistica non alza nemmeno più la bandiera del liberalismo democratico ricorrendo a sistemi elettorali che vanno verso “l’uomo solo al comando”.
Nel sindaco di Milano, che assume pure la carica di sindaco metropolitano, viene concentrato un enorme potere: pur non avendo una giuntapotrà però delegare, a suo piacimento, dei consiglieri metropolitani,per lo svolgimento di alcune funzioni che riguardano anche l’assetto urbanistico strutturale dei Comuni ( le reti dei grandi servizi pubblici, della mobilità intercomunale, le funzioni residenziali, produttive e terziarie, etc.). Ciò mette a rischio quel poco spazio decisionale rimasto in materia di pianificazione urbanistica a quei Comuni di piccola e media dimensione che per decenni hanno subito uno sviluppo “Milano-dipendente”, degradandoli in “ Comuni-dormitorio”.
Se lo Statuto della CMM non renderà obbligatoria l’elezione del CM e del sindaco metropolitano da parte dei residenti, si consoliderà ulteriormente l’egemonia economica e politica del blocco di potere costituito tra la grande imprenditoria delle costruzioni e quella del capitale finanziario. Un blocco di potere egemonico che attraverso la politica dei “grandi progetti”, sia edilizi che infrastrutturali della mobilità – Expo compreso – punta decisamente sull’ incremento e sull’appropriazione privata della rendita fondiaria urbana e sulla speculazione finanziaria,attraverso una trasformazione terziaria dell’intera area metropolitana. Una trasformazione che ha già ridotto e ridurrà ancora drasticamente i posti-lavoro industriali e il livello generale dell’occupazione, insieme alle aree agricole e verdi, aggravando le condizioni di vita(economiche, sociali ed ambientali) soprattutto delle masse popolari.
L’unico vantaggio della CMM rispetto alla vecchia Provincia sembrerebbe quello del risparmio di soldi pubblici. Le elezioni di secondo grado costano certamente meno di quelle a suffragio universale mentre sindaco e consiglieri metropolitani svolgeranno gratis le nuove funzioni, essendo già retribuiti nei Comuni di provenienza.Dico “sembrerebbe” in quanto il nuovo impegno degli eletti sottrarrà tempo a quello amministrativo nei propri Comuni e ci sarà forse qualcuno che penserà di far fruttare la sua nuova carica.
La CMM oltre alle funzioni della vecchia Provincia ne avrà anche di nuove, cedute sia dalla Regione Lombardia che dai Comuni e – per la nostra felicità – potrà perfino istituire nuove tassein grado di assicurare una sua autonomia finanziaria.
Noi comunisti siamo sì per un governo metropolitano milanese a patto però che:
1. Si definisca i suoi confini amministrativi, che sono diversi da quelli dell’attuale Provincia, in maniera scientifica almeno attraverso i dati statistici sul pendolarismo (in origine e destinazione) per motivi di lavoro, di studio, ricreativi e culturali, assistenziali e sanitari, in grado di stabilire i legami effettivi fra i Comuni.
2. Sia strutturalmente basato su un sistema di governo formato da una rete territoriale di consigli di produzione e lavoro di fabbrica, di azienda e di distretto, sui consigli di quartiere e di municipio.
3. Abbia tutti gli strumenti necessari per mettere in atto una pianificazione territoriale, a scala sovraccomunale, di riqualificazione economica, sociale ed ambientale in alternativa al tradizionale sviluppo terziario “Milano-dipendente” e capace di recuperare e valorizzare i caratteri specifici del locale.

Osvaldo Lamperti, comitato regionale del Partito Comunista

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