La Carta fondamentale va difesa se è quella dei padri costituenti

La manifestazione a favore del testo integrale della Carta Costituzionale lascia perplessi, perché quel testo non c’è più da tempo.

simboloLa modifica della seconda parte del dettato, imposta a suon di maggioranza (risicata) sul finire del primo governo Prodi, infatti, aprì un’autostrada verso lo svuotamento di fatto dei principi costituenti, della loro valore precettivo come della filosofia politica che li aveva determinati.

Cambiare la seconda parte non era un mero cambiamento pragmatico, come a quel tempo i proponenti tentavano di propinarci (cosa avvenuta comodamente) bensì svuotare l’impostazione generale della prima parte e quindi dello stesso testo.

I diritti sanciti in essa non potevano più essere esigibili al medesimo modo ma in tanti modi diversi quante sono le Regioni e, ancora, quanti sono i diversi sistemi nelle varie competenze e in base a quanta sussidiarietà in essi era prevista. Ovvero quei diritti non potevano certo più considerarsi tali, al massimo opportunità, come il lungimirante D’Alema aveva anticipato, sdogando col suo compagno di partito Bassanini, idee da controriforma che nemmeno i più retrivi governi democristiani avevano osato pensare.
Da lì la strada è stata breve: l’autocritica fatta da chi, noi comunisti per primi, pur contrapponendosi, aveva permesso quella politica , non è stata sufficientemente chiara e offuscata dal revisionismo imperante che tutto manipola.

I decreti “Bassanini”, scaturiti da una nefasta quanto strategica scelta di classe,  sono stati dipinti come il necessario modernismo che avrebbe risolto tutti i problemi di una democrazia rappresentativa governata da principi datati.

Privatizzazioni, violazioni palesi della Costituzione (fino alla pagliacciata dell’acqua ex pubblica che parla per tutti), strapotere di società finto – pubbliche e storture da queste rappresentate, vengono proprio d lì.

Quello che è stupefacente è che in questi giorni in piazza a difendere una Carta che non c’è più, si siano trovati proprio gli stessi che hanno segnato il primo passo verso la sua fine. E non è poi tanto strano che la storia si ripeta ancora oggi: “in piazza c’è il popolo del PD!” ha dichiarato Cofferati, uno dei suoi massimi dirigenti che da capo della CGIL aveva portato in piazza 3 milioni di persone in difesa di un articolo che oggi non vale più niente, riuscendo n pochi mesi a ad ammutolire ed anestetizzare  una forza sociale alternativa che avrebbe potuto incidere molto di più nella società. Che questo stesso popolo, conoscendo tutta la storia, continui a votare quel partito, anche quando propone di rendere definitivamente carta straccia la Costituzione rimasta, pur di compiacere ai padroni dell’ Europa (banche e padronato) suona stonato. O ciò non corrisponde al vero o rappresenta l’ennesima  prova di autolesionismo. Il pareggio di bilancio, sia pure declinato in inglese, infatti, passerà senza ombra di dubbio, a votarlo e sostenerlo a spada tratta sarà proprio il PD, completando l’opera iniziata con Monti e prima ancora coi “Bassanini”. Del resto la Repubblica fondata sul lavoro oggi sancisce il primato del lavoro precario su quello stabile che, come si sa, tutto è tranne che  un diritto. La Costituzione migliore possibile, la più avanzata d’Europa, studiata e realizzata dai padri costituenti dopo la Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, non andava cambiata: nonostante i tentativi di mistificazione, oggi più che mai, non tutti sono disposti a dimenticare che i protagonisti dello scempio sono sempre gli stessi, a dispetto della demagogia sfoderata per salvare una faccia perduta da tempo.
E poiché nessuno dei partiti democratici e della libertà, così come dei loro fiancheggiatori sindacali e sociali, oggi uniti al governo, potranno mai risolvere i problemi che investono la vita delle classi popolari e di cui sono in massima parte i corresponsabili, occorre costruire una soggetto politico di classe capace di difendere senza infingimenti gli interessi dei più deboli e subordinati proponendo una società alternativa, improntata ai principi socialisti e di eguaglianza sociale.

 

Monica Perugini – Segretario Regionale CSP-Partito Comunista

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