Jobs Act – La lotta di classe dei padroni

Dic 11, 2014 No Comments by

Rimangono solo i decreti attuativi. A quel punto scopriremo quello che già sappiamo: che il Jobs Act è l’ennesimo provvedimento che fa dei lavoratori carne da macello a tutto profitto dei padroni.

In questi anni di crisi e recessione sono state raccontate tante favole. Dalla ripresa annunciata ogni sei mesi che puntualmente ha fatto la Cenerentola, alla creazione di nuovi posti di lavoro (quelli si, sostituendo il lavoro stabile con quello precario), passando per fantomatiche battaglie all’evasione fiscale, il cui unico obbiettivo è stato quello di spremere ancora di più l’unica vacca da latte rimasta nella stalla, quella del lavoro dipendente.

I governanti si sono scagliati contro la spesa pubblica, ovvero sanità e pensioni, riducendola di anno in anno. E mentre il popolo è stato subissato di nuove tasse e sempre meno servizi universali, il grande capitale ha continuato ad ingrassare, attraverso il pagamento degli interessi sul debito pubblico, le delocalizzazioni selvagge, le fusioni e le svendite di settori industriali strategiche.

jobs_actLa grande opera di demolizione dei diritti sociali (quei pochi che rimanevano) iniziata dal governo Monti è stata portata a termine dal governo Renzi. Il jobs act altro non è che una maniera, neanche troppo raffinata, di buttare per sempre alle ortiche lo Statuto dei Lavoratori, che fino ad adesso aveva impedito che il sistema economico italiano si aprisse al modello neoliberista.

Uno scudo per i lavoratori, un’ossessione per i padroni, che finalmente hanno portato la loro lotta di classe a compimento grazie al governo Renzi.

Lo scopo del Jobs Act è quello di rimuovere qualsiasi tipo di ostacolo, formale e informale, al sistema industriale e dell’impresa per potere disporre a proprio piacimento del lavoratore e del lavoro che offre. Creerà il modello ideale di lavoratore che qualsiasi padrone desidera: privo di diritti, in balia delle oscure (e in realtà fin troppo chiare) leggi del mercato, costretto ad identificarsi anima e corpo nell’azienda in cui presta la sua opera e minacciato dalla spada di Damocle del controllo, sia durante che fuori dall’orario di lavoro.

In un mondo in cui chi è ricco pensa solo a se stesso, e chi per sopravvivere deve ricorrere al lavoro salariato sarà per sempre schiavo. Nel corpo e nell’anima.

Noi comunisti ci siamo ancora. Abbiamo cominciato con la Rivoluzione d’Ottobre e le conquiste sociali e civili realizzate in Urss. Abbiamo proseguito in clandestinità e perseguitati sotto i regimi dittatoriali più efferati che svolgevano il ruolo di braccio armato del capitalismo. Abbiamo resistito e siamo diventati avanguardia e partito dei lavoratori (l’unico vero partito dei lavoratori e del lavoro) ottenendo più di quanto i nostri nemici avrebbero creduto e voluto. Tutto questo con pazienza, abnegazione, disciplina, serietà, dedizione. Siamo ancora qui e la storia, ancora una volta, ci darà ragione.

 

Economia, Lavoro

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