Il Coronavirus sarà la prossima “guerra al terrorismo”?

Innanzitutto è necessario fare una premessa. Non intendiamo affrontare qui teorie complottiste sull’origine del COVID-19, che pure non sono del tutto infondate. Oggi sicuramente esiste la conoscenza scientifica e la tecnologia per supportarle. E tutta la storia passata del governo degli Stati Uniti e non solo, dimostra che non esiste crimine che l’imperialismo non sia disposto a commettere per difendere i propri interessi. Tuttavia bisogna anche riconoscere che queste cose succedono, fanno parte del mondo in cui viviamo, anche senza l’intervento diretto dell’uomo. Esistono le malattie e non le possiamo curare tutte.

A prescindere da quelli che sono gli aspetti strettamente medici, quello che maggiormente dovrebbe preoccuparci sono gli effetti a lungo termine che tutta questa vicenda avrà. E di cui già intravediamo le avvisaglie.

Per fronteggiare il COVID-19 sono necessarie misure straordinarie. Non c’è dubbio. Il tipo di malattia è tale per cui, senza misure di contenimento, nel giro di poco tempo manderebbe al collasso il sistema sanitario. Ma anche l’economia e l’intera società.

Come già abbiamo scritto, però, deve essere chiaro che il costo di questa crisi verrà scaricato sui lavoratori, le perdite economiche saranno recuperate con politiche di contrazione salariale o di espansione dell’orario di lavoro a salario invariato.

La narrazione, generalmente condivisa da tutto l’arco politico parlamentare, dello “sforzo nazionale” e della condivisione degli stessi spazi di vita (la famosa barca su cui stiamo tutti insieme) sono specchietti per le allodole che servono a coprire la realtà: ovvero che gli interessi della classe dominante non coincidono mai con gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.

È molto probabile che quella che si è aperta non sarà una breve parentesi nella nostra storia, ma piuttosto che sarà destinata ad avere pesanti ricadute non solo nei prossimi mesi ma anche nei prossimi anni.

Effetti devastanti su interi settori della nostra economia sono già visibili a soli pochi giorni dall’inizio dell’emergenza. Se pensiamo che questa si protrarrà prevedibilmente per alcuni mesi, e che non sta investendo solo il nostro paese, possiamo solo lontanamente immaginare le sue ricadute globali. Sarà come una guerra!

In un sistema capitalista le guerre hanno la funzione di sostituire i vecchi padroni con dei nuovi, oppure garantire la sopravvivenza di quelli vecchi; estendere le sfere d’influenza; far accedere a nuovi mercati; acquisire materie prime a basso costo; placare le opposizioni interne e pacificare le popolazioni che gli si rivoltano contro; alimentare l’economia stessa attraverso la distruzione e la ricostruzione.

Tuttavia, nel contesto odierno, una guerra su vasta scala implica il possibile impiego di armi di distruzione di massa, e quindi può rivelarsi pericolosa anche per lo stesso imperialismo che la dovesse scatenare. Quindi disastri naturali su vasta scala divengono occasioni appetitose da sfruttare per ottenere gli stessi “benefici” di una guerra limitando i rischi.

Questo dovrebbe portarci a riflettere sul fatto che “risolvere l’emergenza” potrebbe avere significati molto diversi a seconda di chi ne parla.

Lo abbiamo già visto nel recente passato con la crisi economica del 2008. Se per le masse popolari uscire dalla crisi significava tornare in qualche modo alle condizioni di benessere precedenti, per i padroni e i governi che li rappresentano uscire dalla crisi significava concretamente aumentare lo sfruttamento dei lavoratori, contrarre i salari e quindi aumentare i profitti.

Allo stesso modo oggi la gente comune, il popolo, i lavoratori potrebbero essere indotti a credere che lo scopo ultimo delle misure adottate dai governi per fronteggiare l’epidemia sia il benessere e la salute dei cittadini.

Come questa impressione non abbia alcun fondamento reale lo si può capire dalle misure stesse fin qui prese che hanno e avranno come principale effetto quello di garantire lauti profitti alle grandi multinazionali, in particolare quelle farmaceutiche. Ovviamente il tutto a scapito delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone.

Nessuno dei provvedimenti fin qui presi intacca in qualsiasi modo gli interessi e i profitti dei grandi monopoli.

Nel corso degli anni abbiamo assistito allo smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale pubblico in favore di quello privato. La salute della gente, nella nostra società, è diventata una merce come qualsiasi altra. Serve a generare profitti. Vale un tanto al chilo!

Di fronte all’emergenza sanitaria il nostro SSN è sull’orlo della crisi, ma a portarlo al collasso non è il coronavirus, è il capitalismo!

La verità è che questo governo non è in grado di garantire e tutelare la salute dei cittadini come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività stabilito dalla stessa Costituzione della Repubblica.

La sanità pubblica è l’unico baluardo in grado di garantire e tutelare la salute della collettività, dei lavoratori e delle loro famiglie. Invece lo smantellamento sistematico fin qui operato del SSN e la stessa emergenza costringeranno milioni di persone o a rinunciare alle cure mediche o a rivolgersi alle strutture private. Ancora una volta saranno i lavoratori a pagare sulla propria pelle il finanziamento del sistema privato.

Se la situazione è straordinaria, occorrono misure straordinarie attraverso le quali garantire gli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie, dei disoccupati, degli studenti, dei pensionati.

Per questo occorrerebbe violare i vincoli di stabilità e di bilancio dell’UE. Invece si preoccupano per il deficit pattuito con Bruxelles.

Per questo occorrerebbe espropriare tutte le strutture sanitarie private e metterle a disposizione incondizionatamente del sistema pubblico. Invece si preoccupano di garantire, per il presente e per il futuro, lauti profitti al sistema privato e alle multinazionali farmaceutiche che lucrano sulla pelle dei lavoratori.

Non è solo il COVID-19 a minacciare le condizioni di vita e di lavoro di milioni di famiglie, ma è lo stesso governo non tutelando i lavoratori.

Terminata l’emergenza molte delle misure “emergenziali” diverranno permanenti. Occorre che i lavoratori comincino a ragionare sui tempi lunghi. Niente sarà più come prima.

Di fronte ad un attacco straordinario alle condizioni di vita e di lavoro anche i lavoratori devono cominciare a pensare a misure straordinarie per lottare con maggiore efficacia contro lo sfruttamento e la repressione.

Perché una società fondata sul profitto e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non può garantire il benessere, la salute e un futuro alle masse popolari.

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