Il capitalismo ci costringe a respirare veleni

Dic 15, 2015 No Comments by

Come in ogni stagione invernale, anche in questi giorni si ripropone il “problema” dell’inquinamento da polveri sottili nella nostra città. La soglia di attenzione, fissata a 50 µg/m³, viene ormai abbondantemente superata da molti giorni a questa parte.
Come ogni anno scattano alcune “misure” per cercare di limitare il problema. Vengono introdotti alcuni divieti o limitazioni alla circolazione di determinati veicoli e ridotte le temperature e i limiti di accensione dei riscaldamenti nelle case. Quest’anno il Comune, dopo ben due settimane in cui i livelli di PM10 erano quasi tre volte oltre il limite, ha offerto un bonus per genitori, nonni e baby sitter che portano a scuola con il tram e il bus gli alunni di materne ed elementari; inoltre per tutti pare che i biglietti avranno validità giornaliera.
Come se non bastassero i problemi economici e sociali, la popolazione residente nella CMM e nel suo capoluogo è costretta a vivere in un ambiente col triste primato di essere fra quelli più inquinati d’Europa, impregnato com’è da ogni tipo di sostanze pericolose per la nostra salute.
In un convegno tenuto il 5 febbraio 2014 a Milano è stato illustrato e reso pubblico uno studio svolto da un gruppo di medici specialisti dell’Associazione lotta alla trombosi, dove si dice che in città italiane, Milano e Torino in particolare, si possono perdere dai 2 ai 3 anni di vita per l’inquinamento atmosferico.
In una città come Milano un aumento di 10 micron per millimetro cubo di PM10 (polvere sottile) in atmosfera provoca un incremento del 20% degli infarti. Nel solo capoluogo lombardo è stato accertato che muoiono in media circa 230 persone all’anno a causa dello smog.
Del resto è ormai noto da serie ricerche scientifiche, che l’aria inquinata provoca il cancro e le malattie respiratorie come l’asma ai polmoni, le trombosi, l’infarto, l’ictus e l’embolia polmonare.
Per esempio, alcuni anni fa sono stati pubblicati i dati dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo secondo cui ogni anno nella sola Milano, oltre ai morti, erano direttamente riconducibili all’inquinamento atmosferico 6.000 casi di bronchite acuta, 5.500 casi di asma e 1.000 ricoveri per malattie cardiache o respiratorie.
L’assurdo è che, per ottenere questi bei risultati, paghiamo pure il carburante coi prezzi più alti d’Europa, generando un traffico automobilistico stradale che emette più del 72 % di polveri sottili in atmosfera, violando costantemente per più giorni all’anno i limiti delle emissioni fissati per legge; limiti superati a Milano anche dopo l’entrata in vigore dell’area C a traffico limitato e a pagamento del sindaco Pisapia e nonostante i blocchi del traffico nei giorni festivi.
Il superamento dei limiti di legge dell’inquinamento atmosferico, dovuto alle polveri sottili (PM10 e PM2,5) non riguarda solo Milano ma tutte quelle città dell’area metropolitana interessate dagli assi principali del trasporto privato (in particolare l’asse del Sempione e l’asse verso le autostrade per Bergamo e Brescia), in cui la congestione del traffico automobilistico raggiunge i suoi picchi in alcune ore della giornata dove si concentrano gli spostamenti casa-luoghi di lavoro e casa-luoghi di studio.
Tutto questo trae la sua origine nel fatto che Milano, con una superficie pari a 11,5% dell’intero territorio della CMM, contiene il 55,4% del totale dei posti-lavoro esistenti nell’intera area metropolitana. E che la maggior parte dei grandi servizi pubblici, del terziario avanzato e della cultura, che sono stati realizzati nel passato più o meno recente, stanno anch’essi entro i confini del capoluogo lombardo (scuola media superiore, istituti tecnici, università, ospedali, istituti di ricerca, grandi musei, teatri, etc.).
E’ per questo tipo di sviluppo assai squilibrato che la popolazione di Milano, pari ad oltre 1 milione 300 mila residenti, ogni giorno supera abbondantemente i 2 milioni di abitanti per l’invasione dei pendolari, soprattutto per motivi di lavoro e di studio, svuotandosi gradualmente verso sera.
E’ quasi inutile sottolineare che è proprio da questa concentrazione in Milano dei posti-lavoro e delle funzioni terziarie pubbliche e private che nasce il problema del grande livello d’inquinamento dell’aria dovuto alle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5). Più del 70% dei pendolari si muovono infatti giornalmente sulle principali arterie stradali con un mezzo proprio su gomma mentre la maggior parte dei comuni esterni a Milano non sono interessati da linee su ferro o da stazioni ferroviarie.
E il micidiale miscuglio nel sistema della mobilità tra traffico locale e traffico extra locale, tra il trasporto delle persone e quello delle merci, aumenta a dismisura la congestione sulle principali strade urbane ed extraurbane.
Di fronte a tutto questo gli “espedienti” delle amministrazioni comunali sembrano più il tentativo di curare il cancro con un’aspirina, piuttosto che misure serie per affrontare il problema.
Noi partiamo dalla considerazione che la società in cui viviamo è fondata sulla logica del massimo profitto. Per questo motivo anche le amministrazioni comunali, che sono legate a solidi interessi economici, non possono che adattarsi a questa logica. E quindi non possono prendere i provvedimenti, immediati e non, che una tale emergenza richiede.
Se alla base del nostro sistema dei trasporti vi è l’automobile, e quindi è un sistema fondato innanzitutto sul trasporto privato, il primo interesse da salvaguardare è quello delle industrie che producono automobili e vendono petrolio. L’interesse è nel vendere automobili, vendere benzina, costruire autostrade possibilmente a pagamento, ecc. Non c’è alcun interesse a sostenere il trasporto pubblico (che tra l’altro pubblico non è più).
Quando l’interesse è il profitto, la salute dei cittadini è un costo (o un danno collaterale)!
Per questo qualsiasi provvedimento che l’amministrazione comunale ha proposto ed attuato fino ad ora è andato solo nella direzione di cercare di attenuare gli effetti e l’entità dell’inquinamento senza preoccuparsi di prevenirlo. Ma rinunciare a prevenire il problema significa accettare che ogni anno centinaia di cittadini muoiano per causa dello smog.
Le soluzioni in realtà ci sono. Quello che manca è la volontà di attuarle. Perché questo andrebbe contro particolari interessi economici che in questa società prevalgono sulla salute della gente.
Facciamo qualche esempio.
Innanzitutto i trasporti devono tornare ad essere pubblici di fatto oltre che di nome. I trasporti sono un bene sociale di primaria importanza. Ma perché sia così l’obiettivo non può essere il profitto.
Dovrebbe esserci un considerevole aumento delle linee e delle corse dei mezzi pubblici. Questo significa maggior personale, maggiori investimenti. Ma se l’obiettivo è il profitto questi sono solo costi superflui!
Pendolari e studenti dovrebbero godere di una drastica riduzione del costo degli abbonamenti. Ma finché l’obiettivo è il profitto conviene far pagare abbonamenti salati e far viaggiare molti pendolari su pochi mezzi stracarichi.
Quando le micropolveri superano il livello di allarme (che è 50 e non 150!), tutti i mezzi pubblici dovrebbero essere gratuiti per tutti. Ma spiegatelo alle “società” che gestiscono il trasporto “pubblico” e che devono fare profitti!
Questi sono solo alcuni esempi di provvedimenti che non verranno mai attuati dall’amministrazione in carica o da una futura di centro destra o centro sinistra che sarà. Perché, se lo facessero, qualcuno dovrebbe rinunciare ai suoi lauti profitti.

Ambiente, Comunicati

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