Genova, Firenze, Milano: l’agitazione nel trasporto pubblico cresce

La questione del trasporto pubblico locale si situa all’interno della più grande opzione politica dei servizi pubblici e dei trasporti, complessivamente intesi come un diritto da garantire ai cittadini  e come volano strategico dei più disparati settori economici in generale. Le aziende di trasporto di natura locale sono diventate (talune) e  nel corso degli anni, delle eccellenze sul piano dell’efficienza e del rendimento economico. Proprio tale scenario, ha scatenato negli ultimi tempi gli appetiti delle grandi multinazionali del trasporto (francesi e tedesche soprattutto) che, in virtù delle cosiddette leggi di liberalizzazione del mercato ( il pacchetto Bersani), si affannano, oramai in maniera sempre più invasiva, a conquistare, previa gara d’appalto, intere tratte urbane ed extraurbane dei servizi di trasporto, stravolgendo il senso stesso della garanzia di spostamento in ambito metropolitano a favore, e con costi calmierati, delle classi popolari. L’obbligo di partecipare a gare d’appalto vale anche per le storiche aziende quale ATM a Milano, ATAC a Roma, ATAF a Firenze. L’esplosione di Genova di qualche giorno fa arriva da qui.

Dagli obblighi di gareggiare per mantenere le linee, i passeggeri e quindi il lavoro, dalla necessità (di lor signori!) che i bilanci debbano necessariamente essere “a norma”, la cui traduzione pratica significa il puro abbattimento del costo vivo del lavoro, sì da poter partecipare “con qualche possibilità di farcela” alle gare d’appalto, sulle proprie tratte, prima citate. (!). Ergo, negli ultimi anni, per diminuire e scorporare i costi, sono aumentate le privatizzazioni di sempre più ampi settori della filiera produttiva, disarticolandone e disomogeneizzandone così e gestioni e peggiorandone i livelli di qualità.

Se si pone la giusta attenzione sui servizi terziarizzati, si nota  come il cambio di contratto nazionale di lavoro (in peggio) e l’aumento del lavoro precario, siano ad un livello insopportabile.

Lo sciopero generale di domani,pur basandosi su di una piattaforma nettamente e fortemente rivendicativa, organizzato dal sindacalismo di base e conflittuale è necessario, giusto e conseguenziale. I trasporti locali (e non solo…) devono restare pubblici ed il personale che li garantisce deve avere a riferimento il contratto nazionale del trasporto che tutela il mantenimento dei diritti  i quali si pongono a garanzia contro la divisione dei lavoratori.

Dopo “il rinculo” di Genova, causato dalla divisione praticata dalle burocrazie sindacali e da un insufficiente e non chiaro indirizzo di lotta,  un “nuovo” inizio su basi concretamente chiare, non puramente rivendicative e con un’impostazione non più di “lotta di posizione”, ma di attacco a tutto il sistema del capitale monopolistico ed imperialista, deve essere ( seppur parziale nella durata), esteso all’intero territorio nazionale.

In questa fase, dove la frammentazione e la debolezza politica dei lavoratori si trova alla massima potenza è necessario che si operi immediatamente per ricomporre la classe operai, la classe dei lavoratori salariati e precarizzati.

La proposta del PARTITO COMUNISTA, il nostro impegno primario, consiste nella costruzione del FUL:

unire i lavoratori, ovunque siano collocati, in un Fronte Unito dei Lavoratori,all’unico scopo della presa di coscienza di classe verso la loro emancipazione!

 

Partito Comunista – Provincia di Milano

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