Fra 10 anni anche la nostra salute sarà precaria

Ott 22, 2013 No Comments by

di Osvaldo Lamperti, Comitato Regionale della Lombardia di CSP- Partito Comunista

revolverChe ci sia un divorzio tra scienza e politica ambientale della borghesia al potere, non è una novità. Il fatto nuovo è che tale divorzio sia apertamente riconosciuto perfino nel quinto rapporto dell’ lPCC  (Intergovernamental Panel on ClimateChange), un gruppo scientifico dell’ONU sui cambiamenti climatici del pianeta, pubblicato recentemente.
In questo rapporto si dice, senza equivoci, che davanti a noi restano solo una decina di anni per evitare una catastrofe climatica, se non si tagliano le emissioni in atmosfera dei gas serra.
Per la fine di questo secolo l’IPCC, in base all’andamento attuale dei dati climalteranti, ha elaborato 4 scenari. Il più distruttivo prevede che i mari salgano di livello mediamente di 62 centimetri, con una crescita della temperatura dell’aria di 3,7 gradi centigradi rispetto al periodo 1986-2005, sfondando così il muro dei 4 gradi in riferimento alla situazione preindustriale.
Nello scenario più favorevole invece i mari potrebbero crescere di livello di 24 centimetri e la temperatura di 1,7 gradi centigradi rispetto all’epoca preindustriale, avvicinandosi così paurosamente alla soglia dei 2 gradi, ritenuta dagli scienziati la soglia di sicurezza da non superare.
E’ inutile qua descrivere cosa succederebbe, per esempio, a Venezia e in molte zone costiere della nostra penisola con l’innalzamento del livello del mare anche solonello scenario più favorevole!
L’IPCC, senza ombra di dubbio, individua nella crescita dell’anidride carbonica (CO2) in atmosfera,  la causa principale dell’alterazione del clima e della mutazione della composizione chimica dell’aria.
Gli scienziati dell’IPPC sostengono che , dati alla mano, possiamo salvare  la vita sul nostro pianeta, se entro la fine di questo secolo riuscissimo a contenere l’accumulo di CO2 nell’aria entro la quantità di 421 parti per milione di molecole che compongono la miscela di gas atmosferici, tenendo presente che abbiamo già oltrepassato oggi le 400 parti e che questo indicatore sta continuando a salire con un ritmo pari a circa 2 parti all’anno. Ecco perché in questo  rapporto si dice che se si continua cosi, fra 10 anni anche la nostra salute, oltre al lavoro, diventerà estremamente precaria!Cosa bisognerebbe fare dunque?
La risposta dell’IPCC è abbastanza scontata: tagliare subito e drasticamente l’uso di combustibili fossili, insieme alla cementificazione e l’asfaltatura del territorio, ritenuti responsabili dell’89% dell’emissioni di gas serra; impedire la deforestazione e la riduzione indiscriminata della massa vegetale, responsabile del restante 11%.
Fin qui cose facili da dire ma difficili da fare nell’attuale fase del capitalismo globalizzato dove il saggio medio del profitto scende, specialmente nei paesi consumistici e super-terziarizzati dell’Occidente.
Quello che infatti non dicono gli scienziati dell’IPCC e gli ambientalisti che non mettono in discussione il capitalismo, è che le innovazioni tecno-ecologiche necessarie nei processi produttivi, nei prodotti e nel sistema dei consumi, richiedono una grande massa di capitali d’investimento, tale da far scendere ulteriormente il saggio medio del profitto, che diminuisce col crescere del costo dei mezzi di produzione in rapporto al costo dei salariati.E’ questa la causa strutturale che impedisce al capitalismo di passare velocemente e in tempi programmati, alla cosiddetta “economia verde”, con tecnologie, prodotti e modalità di consumo non inquinanti ed eco-sostenibili.
Solo con il socialismo-comunismo, attraverso la socializzazione dei mezzi produttivi, delle attività economiche strategiche, della terra e della distribuzione dei prodotti di generale consumo, posti nelle mani e gestiti dalla classe lavoratrice, si può pensare di realizzare in tempi medio-brevi, con una pianificazione e programmazione centralizzati, uno sviluppo sostenibile non misurato sulla crescita anarchica dei profitti individuali ma sui reali fabbisogni collettivi di tutta la popolazione.

Ambiente, Economia, Sanità

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