I falsi anti-sistema

[Osvaldo Lamperti]

La parola “antisistema” è quella usata – e abusata – da gran parte dei commentatori politici dei media, per qualificare l’elezione del magnate Donald Trump a presidente degli Stati Uniti e la candidatura di Francois Fillon nella corsa alla presidenza della Francia.
Questa parola viene generalmente utilizzata anche per sintetizzare la politica del Movimento Cinque Stelle e dei partiti cosiddetti “populisti”, conservatori, di destra e in genere antieuropeisti, come per esempio, la Lega Nord di Matteo Salvini e il Fronte Nazionale francese di Marine Le Pen.
Ma cosa significa la parola “antisistema”?
I dizionari della lingua italiana della Treccani e di Hoepli con quel termine intendono ogni ideologia, atteggiamento, progetto o forza organizzata, che rifiuta il sistema economico-sociale costituito, proponendosi di distruggerlo.
Ora pensiamo a Trump, uno spericolato speculatore immobiliare, che ha distrutto vecchi quartieri espellendo pure una grande quantità di abitanti dalle aree centrali della città, per far posto a grattacieli terziari e residenziali con unità immobiliari ad elevati prezzi di vendita e canoni d’affitto. Pensiamo alle sue affermazioni contro Cuba, dove vorrebbe trasformare le sue spiagge in un reticolo urbano di torri turistiche per la ricca borghesia americana. È forse “antisistema” Trump solo perché pensa ad un’alleanza economica e politica con Putin in funzione anticinese?
Pensate a Francois Fillon, un ultra-liberista, che vuole un’impresa privata senza “lacci e laccioli” da parte dello Stato, in quanto il mercato capitalistico avrebbe in sé il potere divino di autoregolarsi; che chiede di licenziare, nel settore pubblico, circa 500 mila lavoratori per ridurre la spesa pubblica. Con queste idee è forse egli un “antisistema”?
Ritornando a casa nostra, abbiamo forse sentito dire dai “grillini”, dai “leghisti” e da altri “populisti” dell’ultima ora, che vogliono distruggere il sistema economico-sociale costituito?
Siamo forse davanti a delle forze politiche e a personaggi esemplari che vogliono togliere il potere a quel 10% delle famiglie italiane dove è concentrata quasi il 50% della ricchezza nazionale per metterlo nelle mani del resto delle famiglie (90%), che oggi arrancano penosamente sotto il peso delle tasse, delle misure di macelleria sociale e della crescita dello zero-virgola?
Nemmeno il Partito Democratico, l’attuale forza di governo guidata dal Renzi-pensiero che si propone come “ il nuovo che avanza”, è in realtà il vecchio che permane, tutto c….e camicia con Marchionne e la Confindustria, che non vuole certo rovesciare l’attuale sistema. Anzi, col referendum del 5 dicembre 2016 sulle modifiche costituzionali, combinate con l’Italicum, la nuova legge elettorale ultra-maggioritaria, Renzi il sistema lo vuole consolidare, rendendo il nostro paese ancora più omogeneo con gli interessi del grande capitale monopolistico e finanziario, nazionale, europeo ed internazionale.
Per noi comunisti quindi, definire “antisistema” un qualsiasi partito o movimento politico che non vuole abbattere il capitalismo e costruire sulle sue macerie una nuova società socialista-comunista, dove i mezzi di produzione e la terra siano di proprietà dell’intero popolo e i frutti del lavoro collettivo siano distribuiti equamente fra tutta la popolazione, è solamente un falso. Un uso improprio di una parola fatto ad arte per nascondere l’essenza reazionaria di chi vuole comunque perpetuare una società egemonizzata dal profitto, dalla rendita e dall’interesse finanziario. In poche parole non può essere antisistema chi vuole mantenere in vita una società basata sul “far denaro con tutti i mezzi possibili ed immaginabili”, sfruttando soprattutto la classe lavoratrice.

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