Expo 2015: una macchina che genera speculazione immobiliare

Osvaldo Lamperti

EXPO2015Si sono svolti a Milano gli “Expo Days” iniziati il primo maggio 2013: si tratta di dibattiti, concerti, feste e spettacoli dedicati al tema della nutrizione esaminato da diversi punti di vista; ambientale, economico, antropologico, medico, tecnico-scientifico, storico e culturale. Si è però dimenticato, guarda caso, il punto di vista del conflitto di classe tra capitale e lavoro, tra i ricchi e i poveri, il solo capace di spiegare il perché nel mondo,benché si producano alimenti per 12 miliardi di persone (oggi siamo circa 7 miliardi), vi sono 2 miliardi e mezzo di persone che vivono con non più di 2 dollari al giorno soffrendo la fame fino alla morte.
Pure con Pisapia Sindaco, si guardaall’Expo 2015 come un fatto salvifico di Milano, dell’intera area metropolitana milanese e perfino della “Longobardia”. In realtà, con questa propaganda assordante e becera sulla presunta capacità dell’Expo di promuovere una produzione alimentare sana ed eco-sostenibile, si cerca di nascondere gli interessi più veniali di pochi grandi speculatori immobiliari che stanno dietro a tale evento.
Altro che “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
Expo 2015 è una macchina che come alimenti nutritivi genera cemento ed asfalto per i “soliti noti”, senza escludere dall’abbuffata infiltrazioni della ‘ndrangheta e della mafia. Così mentre anche il centrosinistra milanese, come il centrodestra della Moratti, fa demagogia sulla bioagricoltura,una grande quantità di aree verdi sono sottratte proprio all’attività agricola, trasformate in autostrade d’accesso al sito dell’Expo (con oltre 10 miliardi di costo)  e in costruzioni multifunzionali (alberghi, abitazioni,centri commerciali, attività terziarie, etc.).
Pisapia ha lasciato inalterato ciò che Letizia Moratti, ex Sindaco di Milano e l’inquisito per corruzione aggravata, Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia, entrambi del centrodestra, avevano concordato coi proprietari delle aree Expo (Cabassi, Fondazione Fiera ed altri) per il dopo evento.Infatti su quest’area di circa 1,1 milioni di metri quadrati, ad evento chiuso, 400 mila mq saranno mantenuti aparco pubblico già previsto nell’attuale progetto; 700 mila mq dovranno invece essere destinate alla realizzazione di funzioni private (residenza, uffici, commercio, etc.) per oltre 1milione di metri cubi.
Intanto intorno al sito milanese dell’Expo 2015 stanno comunque proliferando altre grandi operazioni immobiliari private come quelle relative a Cascina Merlata e alle aree ex Alfa Romeo di Arese, dove insieme ad interventi residenziali e terziari si realizzerà il più grande centro commerciale di Europa con una superficie lorda di pavimento di circa 77mila metri quadrati.
Il territorio del Nord-Ovest milanese già densamente abitato e fortemente inquinato, sotto le spinte speculative immobiliari indotte dall’Expo 2015, è destinato nel prossimo futuro a subire ancora maggiori patologie ambientali e rischi per la salute umana.
Noi di CSP-Partito Comunista siamo stati sempre contrari alla realizzazione di questo evento che ci costerà dai 12 ai 14 miliardi di euro. Abbiamo anche proposto, in presenza di una ipotetica impossibilità di revocare l’evento, diutilizzare solamente le strutture espositive già esistenti nel Comune di Milano, per evitare nuove cementificazioni e ridurre la spesa.
Oggi nelle drammatiche condizioni economiche e sociali in cui versano la classe lavoratrice e gran parte delle masse popolari, pensando a come si potrebbero utilizzare quei miliardi per alleviare quelle condizioni, siamo più che convinti della giustezza delle nostre posizioni sull’Expo 2015.
Insomma, centrosinistra e centrodestra anche a Milano si possono “alternare” ma la musica non cambia: sono sempre le grandi società immobiliari e finanziarie a suonarla, con buona pace dei finti comunisti che sostengono Pisapia.

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