Emancipazione femminile o femminismo borghese?

Contributo all’iniziativa del 15 Marzo

locandina def15 marzo donne bologna-p1“… Non ho mai nutrito l’illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall’avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di rinchiudermi nel cosiddetto femminismo …“    ( Simon De Beauvoir)

Partiamo da questa citazione per chiarire cosa significhi distinguere il movimento per l’emancipazione femminile dal femminismo borghese.

Orbene, da parte del potere borghese e per emanazione diretta del suo braccio divulgatore di intellettuali offuscati dall’opportunismo dei media ad esso asserviti, viene inquadrata la nascita dei movimenti della donna nel periodo delle rivendicazioni dei diritti civili e politici che portarono alla “ Dichiarazione dei Diritti della Donna e delle Cittadine” di cui alcune potenti ed altolocate donne, come Olympe Gouges e Abygail Smith Adams ne furono fondatrici.

Il diritto di voto, pur importante, la partecipazione alla sfera pubblica che, solo teoricamente, potevano intendersi come punto di emancipazione, ha contribuito a rendere lattiginoso, fin dall’inizio, quale fosse il vero nocciolo della “questione”.

Il senso dell’uguaglianza formale si palesa, in senso ciclico, e proprio in questi ultimi giorni, dove assistiamo indifferenti alla somministrazione della solita pietanza insipida delle quote rosa per Decreto, il cui senso non si comprende se non considerandole come un ulteriore e dissimulato gesto per assopire e deviare l’attenzione delle donne dal duro cammino verso la “vera” emancipazione femminile.

Quante giovani donne , quante lavoratrici, quante casalinghe, conoscono il vero significato della giornata dell’8 Marzo? Se consideriamo la catastrofica ed evidente regressione, avvenuta in questi anni che, anche in ambito legislativo, ha fatto sprofondare la questione femminile in situazioni riconoscibili solo in un tempo, ormai, lontano, possiamo dire, poche.

Era il 1910, a Copenaghen, dove la Conferenza delle Donne Socialiste, più precisamente la sua parte marxista-leninista e su stimolo dello stesso Lenin, instituì, la Giornata Internazionale delle Donne, in ricordo delle 129 operaie che, rinchiuse dal padrone della fabbrica, la Cotton di New York, morirono bruciate vive.

Ma è per dovere di cronaca storica e di lealtà politica che si riconosce e individua la Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste del 1921, come quell’organismo che scelse  di proseguire con la celebrazione della Giornate della Donna dell’8 Marzo, in ricordo e per rimarcare la grandiosa manifestazione di Pietroburgo ( 8 Marzo 1917) da cui prese le mosse la famosa rivoluzione del Febbraio del 1917 che va senza dubbio considerata come un’importante tappa verso la grande Rivoluzione d‘Ottobre.

In Italia fu solo nel 1922 che, su precisa istanza del Partito Comunista d’Italia, si celebrò, il 12 Marzo 1922, la Giornata Internazionale della Donna.

Detto ciò, oggi dobbiamo riconoscere che le masse, le donne, hanno iniziato un pericoloso e dannoso declino della coscienza di classe che, unito al revisionismo borghese e al riformismo hanno segnato un’incisiva perdita di terreno sulle rivendicazioni del movimento di emancipazione.

Siamo entrati nella fase del Capitalismo nella sua fase suprema: l’Imperialismo, nel quale, le condizioni di vita, di lavoro degli uomini e delle donne si sono inasprite e diventate, per molti versi, insopportabili e il momento storico che stiamo vivendo si contraddistingue, oltremodo, per la recrudescenza del mercato del lavoro che colpisce, soprattutto, con le molteplici e fuori controllo tipologie di contratto, proprio le donne che, inoltre e spesso sono costrette a rinunciare ad una parte del proprio salario per la tutela della salute, dell’educazione dei propri figli e della cura dei propri cari.

Per molte donne diviene sempre più difficile accedere ai servizi sociali, sia per il loro smantellamento, sia per i costi elevati degli stessi, dovuti soprattutto alla loro privatizzazione che non rende più agevole, economicamente e strutturalmente l’esigibilità del servizio. La cura della famiglia, nella famiglia ha assunto le sembianze di un’enorme e gratuito servizio sociale e contribuisce pesantemente a ri-relegare la donna al duro e angusto lavoro domestico capace di distrarle  da una più giusta e normale vita sociale e culturale, contribuendo in tal modo e scientificamente a colpire l’intera classe operaia.  Il ruolo del Capitalismo è anche questo: Dare la parvenza di accettare le rivendicazioni di uguaglianza di genere, ma praticare nei fatti, la separazione dei ruoli tra uomini e donne della classe operaia, affinché essa venga indebolita nella sua azione per la trasformazione del sistema.

L’oppressione delle donne, perciò, è da collocarsi all’interno del conflitto tra Capitale e Lavoro interno al modo di produzione capitalistico!

 

“….Il movimento operaio femminile si pone come compito principale la lotta per conquistare alla donna l’eguaglianza economica e sociale, e non soltanto quella formale. Far partecipare la donna al lavoro sociale, produttivo, strapparla alla “schiavitù domestica”, liberarla dal peso degradante e umiliante, eterno ed esclusivo della cucina e della camera dei bambini: ecco qual è il compito principale. Sarà una lotta lunga perché esige la trasformazione radicale della tecnica sociale e dei costumi. Ma essa si concluderà con la completa vittoria del comunismo. ….”

( cit. V. I. Lenin 4 Marzo 1920)

 

“….La Giornata Internazionale della Donna deve diventare un mezzo per trasformare le operaie, le contadine (oggi diremmo: le lavoratrici, le studentesse, le casalinghe , le immigrate) da riserva della classe operaia, in un esercito operante del movimento di emancipazione del proletariato.

Viva la Giornata Internazionale della Donna!…”

( cit.  J. Stalin – Opere Complete)

 

E’ questa la ragione per la quale le donne proletarie devono ricominciare a lottare insieme ai compagni uomini per costruire il Partito, nel quale, insieme a loro, istruirsi, col quale e come unico e forte strumento, sottrarre la donna dall’influenza della borghesia padronale per  organizzare l’avanguardia che porti alla costruzione del comunismo in quanto, nessuno stato borghese, fosse anche il più democratico esistente, potrà concedere la completa parità dei diritti e la totale emancipazione.

  Giovanna Bastone

 Segretario Provinciale di Milano

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