Elezioni amministrative parziali: difficile dire qualcosa che non sia scontato

Tiziano Tussi

[da Resistenze.org]

Dire qualcosa che non sia scontato sulle scorse elezioni amministrative parziali a prima vista può risultare molto difficile. Riassunto: astensione alle stelle, ma non ancora a cinque stelle, tenuta del PD, arretramento del PDL, magra figura dei grillini e inanità della sinistra. Stop.

Ma si potrebbe partire da un titolo del Corriere della Sera on line che dice dei grillini, arretramento a sorpresa – più o meno sono le parole esatte. Perché non era atteso tale arretramento e da chi non lo era? Nelle scorse settimane scrivendo del momento politico attuale per Resistenze avevo già messo in luce la pochezza del movimento grillino, e qualificarlo come tale è già troppo. Bastava vedere quello che era accaduto in Friuli qualche settimana fa, per capire come pronosticare lo sgonfiamento rapido di tale pseudo fenomeno politico fosse facile, visti i dati elettorali. In quelle elezioni il movimento aveva perso i tre quarti dei voti, anche se il candidato aveva tenuto, perdendo solo il 50% (naturalmente da leggere in tono ironico). In due mesi si era già dimostrata tutta la nullità di questa vento di nuovismo. Avete mai visto una foto o un filmato nel quale Grillo non urli qualcosa tra una parolaccia e l’altra? Avete mai sentito un ragionamento espresso pacatamente ma anche profondamente sulla situazione politica e culturale italiana, quando non sul crinale economico?

Risulta difficile capire perché anche Dario Fo, sul palco a Milano, prima delle elezioni politiche lo investisse erede della stagione della contestazione studentesca ed operaia alla fine degli anni sessanta. Ma tant’è! Ora nonostante tutti i vaffa detti a questo e a quello in tutte le circostanze ed elezioni in cui era presente il M5S, comprese le recenti politiche, il loro apice, l’astensionismo è aumentato a dismisura. Anche ora ha toccato punte clamorose. I dati sono sotto i nostri occhi. Ma chi non vuole proprio nessuno, chi ha in antipatia la casta, chi vorrebbe che tutti andassero a casa, al di là del senso che ha tale proposta nichilista, non dovrebbe trovare forse nella lista grillina il proprio campione di sfogo? L’astensionismo ultimo scorso, circa il 15% con punte attorno al venti in tante città. Ma lasciamo gli urlatori al loro declino!

Gli altri partiti debbono fare i conti con tale dato. Se non si riesce a fidelizzare al voto gli elettori dei centri maggiori, Roma in testa, vi saranno seri motivi. Non è vero che la casta politica non abbia capito, che non riesca a intercettare, a coprire il fossato che la separa dalla società, e via dicendo. La realtà è che non vuole e/o non può farlo. Non vuole, perché altrimenti qualche idea le verrebbe in mente, non è difficile. Non può farlo perché non decide oramai più nulla. Le decisioni sono prese dall’economia ma l’economia è fatta comunque di persone, solo che non sono di questo Paese. Stanno in stanze lontane da Roma, Milano, Viterbo o Iglesias, anche per questioni locali decidono loro. Stanno nel cuore dell’Europa. Uffici e istituzioni che governano, comandano realmente, da Bruxelles, Berlino, Strasburgo, Parigi  – dato che Londra ha altri interessi – anche per Iglesias, Viterbo, Sondrio, e naturalmente, Roma. Ci piace tutto questo?  Neppure un poco e perciò, dato che i partiti politici italiani non hanno la capacità di prendere le misure di questi problemi, ecco che l’elettore non va a votare e non ci va sempre di più. Siamo ormai arrivati a percentuali statunitensi, uno su due. E non è difficile immaginare che ai ballottaggi sarà ancora più pesante l’astensionismo, come del resto è già avvenuto più volte al secondo turno.

Non sarebbe perciò arduo tenere in considerazione tali evidentissime problematiche anche nei risvolti elettorali – riforma di un sistema elettivo veramente orrido – e perseguire una politica di sano realismo. Oramai  Sel è incistata nel PD e ne rosicchia, quando può, i fianchi. Buona fortuna! Le altre briciole della sinistra possibile non lo capiscano, possibile non colgano l’avversione verso un’entità europea che oramai ci fa solo male, come nazione, come individui, come gruppi economici, che non siano naturalmente i grandi gruppi economici, come classi proletarie e lavoratrici?

La Confindustria si lamenta della situazione e dice che chi pensa in termini anti impresa non capisce che siamo tutti sulla stessa barca. Squinzi, il presidente attuale di tale associazione, lo ripete spesso. Ma non è forse il mondo dell’impresa che delocalizza? che fa produrre all’estero in condizioni subumane – vedi il caso del disastro in Bangladesh, recentissimo, dove in un palazzo fatiscente si producevano prodotti Benetton, ma non solo, logicamente e dove per un crollo assolutamente prevedibile sono morti, al lavoro, più di mille persone?  Non sono forse le imprese che impiegano – per modo di dire –  migliaia di persone con contratti orribili e con salari da fame? Non sono forse le imprese che cercano continuamente prebende dallo Stato? Non sono forse gli imprenditori che evadono il fisco? E’ troppo complicato prendere posizione reale contro questo mondo?

Non è forse lo Stato che non paga ciò che deve per il trattamento pensionistico dei suoi lavoratori – il caso dell’Inpdap?  Non è forse lo Stato che non rinnova i contratti ai suoi lavoratori? Ed ora chi guida la macchina statale?  Come pensare che balbettando su tutto questo qualcosa tra i denti sia poi possibile pensare che alle elezioni gli stessi tartassati vadano allegramente al voto? E come pensare che  sia possibile risolvere il tutto con un vaffa liberatorio?

Ecco cosa viene da scrivere cercando di dire qualcosa sulle elezioni amministrative parziali. Ora attendiamo le europee e il prossimo diastro politico annunciato – a Roma il candidato sindaco delle frattaglie della sinistra ha raccolto il solito magro 2% circa.

Lenin pubblicò nel 1904 un libro dal titolo Un passo avanti due  passi indietro. Ottimista!

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