Difendiamo l’onore dei Partigiani

Apr 19, 2018 No Comments by

Anche quest’anno, a pochi giorni dal 25 Aprile, è cominciato il solito teatrino intorno alla cosiddetta Brigata ebraica.

Il Presidente dell’Anpi provinciale di Milano, Roberto Cenati, nei giorni scorsi ha dichiarato: «Chi offende il simbolo della Brigata ebraica, protagonista di azioni decisive come il primo sfondamento della linea Gotica, ingiuria l’intero patrimonio storico della Resistenza che è stata un grande moto unitario di popolo e di Combattenti per la Libertà — conclude Cenati —. Tra di essi numerosi gli ebrei italiani che svolsero ruoli importantissimi, come Leo Valiani, Emilio Sereni, Umberto Terracini, Giulio Bolaffi, Eugenio Curiel, Emanuele Artom, Eugenio Colorni».

Ovviamente lo spunto per tale intervento era un’iniziativa pubblica in solidarietà col popolo palestinese.

Siccome il sig. Cenati parla di “azioni decisive” vale la pena di riportare tutti sul piano della realtà, brevemente e pacatamente, fornendo qualche dato.

La Brigata ebraica era un corpo militare appartenente all’Esercito britannico e non una formazione partigiana, costituito alla fine del 1944 ed entrato in combattimento nel marzo 1945, a poche settimane dalla fine del conflitto.

Quindi estraneo al movimento partigiano e legato alla guerra di Liberazione quanto un qualsiasi corpo dell’esercito alleato.

Essa era composta da circa 5000 volontari ed ebbe 30 morti e 70 feriti. Per intenderci (e senza voler offendere la memoria dei caduti) i Partigiani combattenti furono 223639; i caduti furono 62070; quelli mutilati e invalidi 33726. Solo da questi numeri risulta evidente che non vi è stato alcun “ruolo decisivo” della Brigata ebraica nella guerra di Liberazione.

Vorremmo approfittare di questa occasione per ricordare, con le sue stesse parole, una straordinaria figura di ebreo, di militante comunista, di studioso, di rivoluzionario che fu quella di Guido Valabrega:

All’interno dei gruppi ebraici si scatenò dunque, nei paesi controllati dai nazisti, una polemica assai aspra: gli ebrei antifascisti si schieravano per la Resistenza come tutto il resto della popolazione antifascista; gli ebrei, più conservatori, più chiusi, che da lunghi anni avevano accettato di seguire la politica fascista rimasero legati fino all’ultimo a tale posizione.

Ciò in Italia, per un complesso di ragioni sociali, economiche e storiche lo si vide benissimo, a partire dal sorgere del fascismo, nel 1922, sino al 1939-40, cioè anche dopo l’inizio ufficiale delle persecuzioni razziali, sino all’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Non solo i gruppi dirigenti ebraici operarono d’accordo con il fascismo (ciò era in una certa misura inevitabile), ma non fecero nulla o quasi per metter in guardia la inerme e impreparata massa ebraica contro gli imminenti terribili pericoli come se ogni “allarmismo”, ogni richiamo alla realtà fosse considerato più dannoso e pericoloso della stessa azione antisemita dei fascisti. (…)

Naturalmente accanto a questi episodi vergognosi e rattristanti ne sono registrabili molti altri che dimostrano come in molti ebrei italiani, così come in molti italiani cattolici o protestanti o senza religione, albergassero profondi sentimenti antifascisti ed un desiderio di ribellione e di lotta contro l’infame regime mussoliniano. Tra i tanti che militarono nei vari partiti clandestini, ne ricorderò uno solo, il martire partigiano Emanuele Artom, perché il suo vigoroso comportamento di chiara critica al fascismo si manifestò molto prima dell’inizio delle persecuzioni razziali e perché egli dimostrò con la sua azione e la sua parola che i dirigenti della Comunità di Torino, ove egli abitava, avrebbero potuto, se lo avessero voluto, assumere un atteggiamento meno ambiguo, più dignitoso, in una parola di non collaborazione con i fascisti.

Comunque anche a causa della diseducazione politica praticata per tanti anni dalla maggioranza dei dirigenti delle Comunità israelitiche italiane, quando si sviluppò il movimento della Resistenza non vi fu in Italia nessun gruppo partigiano che vi partecipasse in quanto composto da ebrei. Gli ebrei italiani si inserirono nelle varie formazioni partigiane (G.L., Matteotti, Garibaldi) individualmente su di un piano di piena uguaglianza, senza che si prospettasse la esigenza di alcuna separazione o suddivisione. Invero mentre un notevole numero di ebrei per lo più facoltosi aveva potuto riparare in Svizzera, il nucleo ebraico italiano, abbandonato dai suoi dirigenti, si orientò istintivamente verso il movimento partigiano e trovò fraterno aiuto e difesa oltre che nei reparti partigiani veri e propri, anche in quel vastissimo movimento popolare di rivolta contro i fascisti e i tedeschi che si sviluppò nell’Italia occupata”.

Della Brigata ebraica si comincia a parlare in occasione delle celebrazioni del 25 aprile solo dal 2004 e associarla a figure valorose della lotta partigiana come fa il sig. Cenati, è un operazione squallida che non ha niente a che vedere con quel gran moto unitario di popolo che è stata la Resistenza.

Ancora una volta il principio unitario alla base della Resistenza è stato rotto proprio da quelle forze che pretendono, manipolando e falsificando la storia, di farsi unici portavoce dei principi e valori della Resistenza stessa nonché dell’antifascismo ma che nella realtà infangano la memoria e l’onore dei Partigiani.

Per questo oggi è necessario separarsi dai falsificatori della storia, da coloro che predicano l’unità e alimentano le divisioni. Per questo il 25 Aprile non sfileremo più in coda a questi personaggi ma ci troveremo

alle 14 al Cimitero di Musocco:

per difendere l’onore dei Partigiani.

Antifascismo, Comunicati

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