Demagogia e vuota saccenza: raffineria ex IES di Mantova

Illusorio credere che il grande capitale possa accettare di riconvertirsi, magari garantendo rispetto ambientale e diritti del lavoro con l’inevitabile sacrificio di privilegi e principi, primo fra tutti, quello della massimizzazione del profitto. Di questo in realtà si tratta nella delicata vicenda mantovana della raffineria ex IES ceduta ai nuovi padroni dell’est. Il territorio mantovano, in pochi anni, è stato posto sotto assedio: le chiusure avviate con la Sogefi di padron De Benedetti (quello che, per via giudiziria -civile- è riuscito a scucire soldi persino a Belrusconi…) portata fino in fondo con Wella a Castiglione, la Burgo in città, lo scempio dei calzifici dell’alto mantovano e il degrado della bassa, soprattutto nel destra Secchia, disegnano uno scenario talmente preoccupante che dovrebbe svegliare non solo le coscienze dei lavoratori ma anche evidenziare le responsabilità di chi, sapendo, ha finora taciuto (e continua a farlo) sulle reali condizioni della crisi e i drammatici rapporti di forza socio economici esistenti, tutti e a solo danno dei lavoratori.

Proprio su questo punto occorre essere chiari ed evitare di tergiversare con soluzioni in varie mosse, quando lo scacco matto è alle porte. Non trattandosi di un gioco, a maggior ragione, occorre che i responsabili di tali scempi sindacali e politici, soprattutto nella “finta sinistra”, vengano trattati per quanto sono: piccoli e  grandi opportunisti sempre e solo al servizio del capitale. Ribadiamo, da comunisti, come senza una forte partecipazione e quindi rappresentanza politica della classe operaia e dei lavoratori, un padronato così potente non potrà mai essere costretto, come si dà a vedere in modo illusorio quanto ipocrita dal PD e dai suoi cespugli, ad accettare alcun compromesso, nè in termini di difesa ambientale, di rete industriale e di rispetto dei diritti dei lavoratori. Mediare per rimandare non potrà mai essere la soluzione ma solo garanzia di vittoria per quelle classi sociali che, ad Aprile, si dice di voler osteggiare, salvo poi starci insieme al governo. Non salverà l’anima del PD dire di stare dalla parte dei lavoratori di IES e delle altre fabbriche sempre in apprensione, come non potrà che dare una (opaca) patina di vernice al fare saccente della “finta sinistra” salottiera, squadernare ricette pronte per uscire dalla crisi restando nel capitalismo. Senza la proposta di un nuovo modello di società, improntato ai primncipi socialisti della suddivisione del reddito, i palliativi proposti a sempre nuovi e contine emergenze, è solo una presa in giro, come i lavoratori stanno dimostrando di aver bene inteso, da Pomigliamo a Genova, tanto per ricordare alcun esempio di prove di autentica lotta di classe. Da comunisti siamo sempre e solo dalla parte dei lavoratori, ma i diritti debbono essere sicuri sempre, non strappati con la pietà e solo a mezzo servizio, con la cassa integrazione o scongiurando che intervenga il magistrato di turno, molto spesso a danno della stessa sopravvivenza dei lavoratori.

Monica Perugini – segretario regionale CSP Partito Comunista della Lombardia

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