CRISI PER CHI? UNICA SOLUZIONE IL SOCIALISMO-COMUNISMO

         (considerazioni di Alberto Lombardo)

Due notizie sono uscite in contemporanea, ma forse esse non sono legate da una semplice coincidenza.

La prima. Le vendite di automobili in Italia sono calate del 19,9% rispetto all’anno precedente tornando a livelli che non si vedevano dal 1979, pari a un milione e 402 mila. Però, il numero degli addetti al settore automobilistico sono la metà di quegli anni. Per esempio, i dipendenti del Gruppo nel 1979 erano oltre 350 mila, al 31 dicembre 2011 erano 197.021.

Domanda: Come mai questi sono anni di crisi? Ma crisi per chi?

La seconda: la classifica di Bloomberg

I 100 uomini più ricchi del mondo sono arrivati nel 2012 con un patrimonio personale a 1.900 miliardi di dollari, ben 241 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Solo 16 delle 100 persone più ricche del mondo hanno mostrato nei 12 mesi un patrimonio in flessione. Il «Paperone» capace di guadagnare di più nel 2012 è Amancio Ortega, fondatore di Inditex, la holding che possiede il marchio spagnolo Zara.

E’ fin troppo evidente che questo modello di produzione spreme sempre più la classe operaia e concentra profitti sempre maggiori. Le innovazioni tecnologiche non servono ad alleviare la fatica dei lavoratori, ma a aumentare il loro sfruttamento e a ridurre il benessere anziché aumentarlo.

Speriamo quindi che non si avverino le previsioni (o le pie illusioni) dei profeti dello sviluppo, perché da esso il popolo lavoratore ne potrà avere solo sventure ulteriori.

Del resto la soluzione non può essere certo il “luddismo”, ossia il rifiuto del progresso scientifico e tecnologico, che nel mondo di oggi significherebbe la catastrofe economica.

Ma neanche la “decrescita” porterebbe a sollevare le sorti dell’economia perché, in un sistema di mercato, ridurrebbe ancora di più il reddito disponibile per chi ha come provento solo quelli che derivano dal proprio lavoro.

Il problema non è neanche di distribuzione. Non è tassando maggiormente i ricchi e distribuendo ai poveri che si può spezzare questa circolo vizioso. Primo, perché i ricchi non lo permetteranno mai in modo pacifico; secondo, perché dopo una prima elargizione, il ciclo si riproduce uguale a se stesso, con gli stessi vizi. Non sono le elemosine che fanno di un essere umano un uomo con la sua dignità, ma il lavoro.

Il sistema capitalistico è entrato in una fase di crisi che non sembra neanche più ciclica e quindi anche i pannicelli caldi keynesiani non possono funzionare più. Infatti non basta più aumentare la spesa pubblica, perché questa fa aumentare i profitti con una forma di redistribuzione dai poveri verso i ricchi, aumentando le tasse (che pagano solo i poveri) e creando opere che non creano nuova ricchezza, non generano plusvalore, perché non aumentano il mercato dei beni e servizi, ma incrementano solo il settore protetto pubblico, in genere grandi opere e militare. Quindi non servono a risolvere la crisi di sovrapproduzione capitalistica ma solo a generare momentanei fenomeni anticiclici che non fanno calare i profitti del capitale.

L’unica soluzione è capovolgere, rivoluzionare il sistema di produzione. Non produrre “merci” che devono essere vendute sul mercato generando profitto, ma produrre “beni” che hanno una utilità sociale per tutti prevista e programmata a livello centrale. Questo si chiama semplicemente SOCIALISMO-COMUNISMO.

La capacità produttiva che ha il nostro Paese è tale che potremmo lavorare tutti per quattro ore al giorno per vent’anni e produrre molto di più che serve a tutta la popolazione. Perché non si fa? Perché così non si generano profitti e non si alimenta quel gigantesco gioco che si svolge nei computer delle banche, che si chiama CAPITALISMO, che sta portando i paesi e i popoli alla rovina.

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